Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/33

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28 pensieri (4109-4110)



*    Alla p. 4008, fine. Cosí il bul in bbi, (nebula, nebbia) ec. Insomma generalmente l’ul in i, con duplicazione della consonante precedente, se la sillaba in latino è pura come in ne-bu-la, e non impura, come in misculare (mi-scu-lare), onde si fa mi-schi-are, e non mis-Cchi-are (3 luglio 1824).


*    Alla p. 4108. Come l’uomo non è capace d’imprender nulla che non abbia in qualunque modo per fine se stesso, cosí i cattivi successi continui, in quanto a se stesso, o la continua mancanza di successi qualunque dell’amor proprio, scoraggisce naturalmente l’uomo dall’intraprender piú nulla, né anche il sacrifizio di se stesso, e lo rende incapace e inabile a tutto per la mancanza di coraggio. Lo scoraggiamento è proprio e facile sopra tutto agli animi dilicati e grandi (3 luglio 1824). Vedi pag. seg.


*    Anche tra i greci fu in uso in certi luoghi lo spettacolo di combattenti mercenarii. Vedi Luciano, sulla fine del Toxaris sive de Amicitia; Opera; 1687, t. II, p. 72. Furono poi introdotti a’ tempi romani in alcune città greche (d’Asia o d’Europa) i circhi e i ludi gladiatorii  (4110) usati in Roma. E forse di questi tempi intende Luciano di parlare, anzi certo, poiché dal resto del dialogo apparisce che egli finge il dialogo a’ tempi romani. Del rimanente, vedi Fusconi, Dissertatio de Monomachia; Roma, 1821, p. 9, not. 43 (4 luglio, domenica, 1824, infraottava della Visitazione di Maria Vergine Santissima). Vedi anche Luciano, II, 111.


*    Calcagna (4 luglio 1824).


*    Alla pag. antecedente. Un tal uomo ha tanto coraggio a operare o a risolversi di operare quanto chi è certo o quasi certo di non conseguire il fine di una