Paolo Ulian 1990 - 2009

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Paolo Ulian/Beppe Finessi/Giuseppe Ulian

2009 Paolo Ulian 1990 - 2009 Intestazione 12 dicembre 2011 75% Da definire

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PAOLO ULIAN 1990 - 2009

Paolo Ulian ovvero la sensibilità, l’intuito, il guizzo. E la forza dirompente delle idee. Un talento innato dedicato agli oggetti della nostra vita, e al piacere delle piccole e grandi cose intelligenti, che superano le funzioni tradizionali, e ne sostengono altre. E una capacità nel cercare negli stessi materiali consigli sul come lavorarli, e impiegarli, e sfidarli, come il suo maestro nell’anima Angelo Mangiarotti avrebbe potuto insegnarli, e come i suoi maestri nella vita Enzo Mari e Getulio Alviani gli avranno certamente indicato. Paolo Ulian, a suo volta già riferimento per i nuovi autori che da due lustri hanno iniziato a svecchiare il panorama diventato un po’ grigio del design italiano, riportando la temperatura a quando i nostri maestri, Munari Sottsass Castiglioni Zanuso Magistretti Mendini, e quelli delle righe a fianco, giocavano a carte insieme. Paolo Ulian che ha capito, e lo ha imparato da quei maestri, che il mondo andava omaggiato solo di opere perfette, perché anche il più piccolo degli oggetti merita di essere progettato in modo assoluto. Così ha scelto di dedicare amore e attenzione, passione e precisione, a un corpus molto ristretto di lavori, desideroso di consegnare alla storia del design solo opere tendenti alla perfezione. Venti anni di duro e costante lavoro, di motivato e consapevole isolamento, di umile e silenzioso approccio, per circa sessanta progetti, tutti prossimi al goal. Un progetto ogni quattro mesi: 120 giorni ogni volta spesi bene, iniettando ingegno e sapienza a una cosa che gli riesce proprio bene: fare design. Se fossimo in un paese civile, Paolo Ulian sarebbe una star. Per ora, per noi, è “soltanto” un nuovo maestro.

Beppe Finessi


PAOLO ULIAN, VENTI ANNI DI LAVORO, UNA MOSTRA

Paolo Ulian: un agire puro e libero, centrato su alcuni fili rossi ricorrenti, particolari territori d’affezione praticati con continuità, con spontanea e naturale dedizione. Una mostra strutturata su due grandi aree che contengono ognuna tre insiemi di ricerche, sviluppate attraverso l’elaborazione di oggetti molto diversi tra loro ma sottesi dagli stessi intenti. La prima area, tra costruzione e produzione, gravita intorno all’uso sapiente dei materiali. Una serie di oggetti riflette il Progettare Tracce: oggetti dove i segni di usi o lavorazioni arrivano a connotarne con originalità l’aspetto finale, come un tavolino/seduta da giardino in acciaio lucidato che piantato nel terreno a colpi di martello ne registra le impronte, come una serie di vasi dalla medesima forma ma resi unici da lavorazioni differenti che fanno affiorare strati di colori diversi. Rispettare la Materia vuol dire sentire il dovere di ottimizzare l’uso dei materiali, facendo attenzione a non sprecarne nessuna quantità, e così guardare al riciclo e al recupero di residui di produzione, e rivederli in altri usi, intelligentemente portati a nuova vita: scarti di marmo diventano lampade, contenitori e oggetti per la cucina, mentre bottiglie di plastica possono diventare appendiabiti o moduli di un paravento. Avere Accortezze Costruttive, inseguendo invenzioni produttive figlie di un sapere quasi ingegneristico, permette costruzioni semplicemente geniali ma incredibilmente comprensibili (un appendiabiti da parete costruito con moduli di compensato che opportunamente sagomati assumono la giusta conformazione d’uso dopo essere stati inseriti in un binario di alluminio; una lampada da tavolo il cui paralume è una cuffia da piscina che mantiene in tensione la struttura metallica che la sostiene). La seconda grande area è riconducibile alla ricerca della buona corrispondenza con le necessità d’uso, già sedimentate o di nuova formulazione. Così oggetti nati dall’esigenza di Aggiungere Funzioni, sfidando la tradizione che li vuole spesso monofunzionali, e arrivando a delineare un nuovo dizionario di presenze con più possibilità di utilizzo (un coltello da cucina con doppia lama per differenti usi; un lavabo con incorporato un cestino sottostante; un tavolino da soggiorno che diventa anche panca per sedersi; un paio di ciabatte da spiaggia che lasciano un messaggio sulla sabbia; un vaso la cui particolare sezione orizzontale permette la disposizione ordinata di un fiore singolo o di un mazzo più corposo). Così progetti attraverso i quali tendere a una Buona Forma, tra piccole e grandi attenzioni (un’oliera dove ogni dettaglio è studiato tra specificità dei materiali e necessità d’uso, oppure una rotella tagliapizza dove l’impugnatura è realizzata con un unico nastro di acciaio opportunamente curvato in tre punti e in tre modi diversi per assolvere ai differenti bisogni). Senza dimenticarsi di Osservare Comportamenti per farne derivare nuove tipologie di prodotto: “Se non siete curiosi cambiate mestiere” era il verbo del grande giocoliere del design, Achille Castiglioni. Guardare a come le persone vivono, si muovono, compiono quel dato gesto per fare quella certa cosa è un modo efficace per immaginare “nuovi” prodotti: una piastrella per il rivestimento dei bagni pubblici il cui decoro a righe, come quello del più classico dei quaderni, può essere un invito “ordinato” alle scritte clandestine; un tappetino per il bagno con ciabatte integrate per muoversi quasi “pattinando” dopo la doccia; un biscotto da “indossare” per infilare direttamente il dito nel vaso di Nutella. Al centro, cuore e cerniera tra le due aree, un gruppo di progetti che dichiarano l’appartenenza dell’autore, la sua posizione morale, il suo essere rispetto al mondo. Sempre sostenuto da un Sentire Etico, Paolo Ulian ha capito prima di altri, e lo ha fatto guardandosi dentro, che la propria vita non andava spesa per riempire il mondo di cose prive di senso, figlie solo delle logiche del mercato. E così un tris di proposte dove svetta luminosa la propria, cristallina coscienza (un incarto per bottiglia di vino realizzato con un foglio di giornale scelto per il titolo del giorno, un fiammifero di legno che si può usare due volte, una cartolina che può contenere alimenti per il corpo oltre che per l’anima). Paolo Ulian, ancora: in ogni istante, opere misurate, mai forzatamente eclatanti, spesso silenti, sempre delicate, molte volte attraversate da una sana dose di humour, tra provocazione e sorriso, ma sempre con garbo (Castiglioni e Munari insegnano), senza mai dimenticarsi di dedicare attenzione alla valenza scultorea degli oggetti, perché anche le presenze intorno alla nostra quotidianità hanno il “diritto” alla bellezza oltre alla necessaria funzionalità (Mangiarotti e Mari vigilano), e nel suo caso questa capacità espressiva è figlia di una rara, evidente sensibilità. B.F.


Progettare Tracce > 1. EMERSO vasi in ceramica Attese Edizioni anno 2009


Un anno di lavoro. Un artigiano bravissimo e preparato. Una Biennale, quella della ceramica di Albisola, importante e già consolidata nella cultura ligure. Un piacere. Paolo pensa ad una serie di vasi in ceramica che siano un piccolo catalogo degli interventi manuali che il progettista, solo lui, può fare sui vasi prima della cottura. Un serie di strati di ceramica a diversi colori si sovrappongono. Prima della cottura finale arrivano a Paolo in due scatole di cartone. Lui li lavora in superficie utilizzando ora la carta abrasiva, ora una spazzola metallica, un taglierino. Il catalogo si forma, si scelgono i pezzi migliori, con l’avvertenza di non separare i singoli oggetti della serie. Se succedesse il catalogo sarebbe incompleto e il pensiero meno leggibile.

Progettare Tracce > 2. CARDBOARD VASE vasi in ceramica Skitsch anno 2009


Ci sono degli imballaggi in cartone che si usano di solito per vasi in vetro o altri oggetti delicati. Sono dei tubi di cartone goffrato che se si infilano su un vaso o bottiglia si modellano seguendo le forme dell’oggetto su qui vengono posti. Un piccolo gruppetto di questi tubi in cartone sono arrivati allo studio in sordina. Raccolti da Paolo perché avevano qualcosa di speciale, anche se ancora non raccontavano cosa. Prima ne sono arrivati tre, poi dieci, poi altri ancora. All’inizio rimanevano piegati, uno sopra l’altro per non occupare spazio. Poi alcuni coraggiosi si sono messi in piedi, altri li hanno seguiti. Sono diventati un piccolo esercito. Ormai avevano potenza, uno diverso dall’altro! Ecco, cosa volevano dirci: possiamo essere tutti uguali ma tutti diversi. Modellarli ora è facile, hanno una missione. Diventeranno dei vasi in ceramica. Il cartone sarà la forma. La diversità infinita, la loro anima.

Progettare Tracce > 3. PIN-SEDUTA tavolino/seduta da giardino Segis anno 2006


La toscanità. Il vivere all’aperto. Questi i temi di partenza. Paolo non ha mai digerito troppo i vincoli, ma quando ci sono tenta di rispettarli. Ci prova seriamente, ma spesso fugge (per fortuna), per poi tornare. In una di queste fughe gli viene l’idea del tavolino/seduta da giardino Pin. Un tavolino da piantare nel terreno con un martello, un chiodo, contento di ricevere i colpi e i segni (bellissimi) dei colpi sulla sua superficie. Siamo al telefono io e Paolo, poche ore alla consegna. L’oggetto è ancora solo tavolino. Parliamo, la soddisfazione non c’è ancora, non vogliamo lasciarci. Siamo come due fidanzati che non hanno ancora la voglia di salutarsi, manca qualcosa. Che stupidi! Se il tavolino lo piantiamo a diverse altezze, diventa tavolino alto, tavolino basso, ma anche seduta! Dipende dalla potenza e dal numero di martellate.

Progettare Tracce > 4. SBOZZO vasi e ciotole in marmo UpGroup anno 2009


Sbozzato con la fresa a controllo numerico, visto al laboratorio Up Group. Fotografato. Era già pronto. Lo sbozzo era interno, eseguito per produrre la concavità di un lavandino. Paolo lo rovescia come un maglione appena tolto in fretta. Lo sbozzo va all’esterno, dentro liscio come solo il marmo sa diventare. Vasi e ciotole con fuori un ricordo della lavorazione che li ha generati. Un pensiero quasi automatico, un frottage tridimensionale. Quando ho visto la prima foto mi sono innamorato.

Rispettare la Materia > 5. VASO VAGO vaso in marmo UpGroup anno 2009


Sprecare poca materia prima. E’ questo un pensiero che ricorre spesso nei pensieri di Paolo. Non sempre riesce a metterlo in pratica, ma questa volta ci prova in modo naturale. Gabriele Pardi e Laura Fiaschi stanno organizzando una mostra dedicata al tema del vaso in marmo in collaborazione con UpGroup. Chiamano anche Paolo. I pensieri sono leggeri, veloci. Questa volta trovo il vaso già disegnato in rendering, bellissimo, mi piace subito la forma, davvero vibrante e poderosa, ma, subito mi pongo la solita domanda: l’idea qual è? Paolo mi spiega. Il marmo è un materiale prezioso, la sensibilità verso il materiale alta. La materia prima va preservata. <<Il vaso non è altro che tre piccole lastre di marmo tagliate in forme concentriche tutte uguali. Nessuno spreco se non l’ultima parte esterna. Il resto si usa tutto>>. Bene. Bene. Abbiamo un contenuto.

Rispettare la Materia > 6. UNA SECONDA VITA ciotola in ceramica Attese Edizioni anno 2006


Spesso penso a quale potrebbe essere il progetto più bello che ho visto nascere. Prima la scelta sembra difficile, ma poi basta il passaggio mentale sulle immagini della ciotola in ceramica. Una seconda vita per riconoscerla come l’idea più bella. È bella l’idea, pensare a quello che sarà l’oggetto quando accidentalmente potrebbe rompersi. E’ bello il messaggio etico, recuperiamo sempre quello che possiamo prima di buttarlo via definitivamente. La forma che trasporta questi pensieri è monumentale. Quella che apparentemente sembra decorazione è invece struttura, limpida decorazione strutturale. E’ bella, non c’è altro da aggiungere.

Rispettare la Materia > 7. HOLES portafrutta Modello anno 2005


Un invito da Trieste Contemporanea per il progetto di un oggetto in vetro di Murano soffiato. L’invito prevedeva anche la realizzazione del modello da parte della vetreria Anfora di Murano. Tra le varie possibilità Paolo sceglie di portare un portafrutta cavo all’interno con due aperture /maniglie. L’idea poteva funzionare, ma forse mancava qualcosa, ma cosa? Arrivano i giorni in cui l’oggetto doveva essere modellato dal maestro vetraio. Io sono già a Venezia, Paolo arriva una mattina, ci vediamo a Campo S. Margherita. Fino all’ultimo si spera in un guizzo finale che non sempre arriva. Questa volta invece si! La sera ci sentiamo. Paolo mi racconta entusiasta: durante la lavorazione in fornace l’idea giusta è venuta, quella che chiude il cerchio. Mentre veniva eseguito il taglio della prima maniglia Paolo assisteva. Il pezzo avanzato dopo il taglio viene gettato, rotto. Ma no! era una CIOTOLA! Mentre l’artigiano si prepara per tagliare la seconda maniglia Paolo lo ferma: il progetto è pronto così, avrà tre pezzi, un portafrutta e due ciotoline, nulla viene gettato.

Rispettare la Materia > 8. PAX appendiabiti Progetti anno 2001


Ci chiama la Ceccotti, azienda pisana che produce mobili in legno. La proposta è di applicare gli stessi principi dei semilavorati di scarto del marmo agli scarti in legno che l’azienda produce in grande quantità. Alcune visite ai laboratori dell’azienda permettono di raccogliere molte forme, alcune molto particolari, altre apparentemente banali. La forma di partenza di Pax era davvero semplice. Un pezzo a forma di parentesi. Ecco l’appiglio, la curvatura. Paolo mi fa vedere una X composta da due di questi pezzi. Vista così sembra nulla, ma è nel rapporto con il muro che l’idea si rivela. Un appendiabiti da parete. L’unico intervento sul pezzo di scarto originale è un taglio nella parte inferiore di ciascun elemento, per ottenere un gancio. Pax è solo uno degli oggetti composti con gli scarti Ceccotti, ma quello che contava non era tanto il singolo oggetto, quanto la magia di veder nascere da un cumulo di scarti dalle forme variegate ma ripetute, oggetti con dignità formale e funzionale. L’anima era nella ricerca.

Rispettare la Materia > 9. DUNE appendiabiti da parete Opposite anno 1998


Non so per quanto tempo la bottiglia schiacciata, di plastica, sia rimasta con il tappo incollato alla parete dello studio. Forse mesi. Era un appendiabiti naturale, ma nessuno lo vedeva. E’ stato “scoperto” da un nostro amico che era venuto a trovarci. Non avevamo appendiabiti, il nostro amico parlando animosamente non si accorge dei suoi movimenti, si toglie il cappotto, lo posa sulla bottiglia schiacciata, come se fosse il gesto più naturale del mondo. La bottiglia non è più bottiglia, ora ha cambiato lavoro, fa l’appendiabiti. Gli amici.

Rispettare la Materia > 10. ACCADUEÒ paravento Modello anno 1996


Nel 1992 esistevano pochi tipi di bottiglie in plastica per l’acqua minerale. Dopo aver affrontato il cartone ondulato, Paolo si era fissato sulle bottiglie. Eticamente l’idea era quella di riusare degli oggetti per non mettere in produzione altra materia. Non che questo non sia rimasto nei progetti con le bottiglie dei suoi primi anni di progettista, no, questo rimaneva. Ma, alla mente da inventore di mio fratello non bastava. Doveva trovare qualcosa in quelle bottiglie. Il riuso, il ready made, si, giusti come temi, l’ambiente ha bisogno di noi, anche se fosse solo un aiuto sotto forma di pensieri che muovono altri pensieri, ma le bottiglie avevano forse qualcos’altro da dire. Taglia, prova, infila, riprova. Scopre cosi’ che solo un certo tipo di bottiglia, se tagliata a metà, poteva essere impilata una sull’altra in verticale per formare delle colonne. Stavolta bastava. Il riuso più l’impilabilità erano soddisfacenti, si poteva proseguire.

Rispettare la Materia > 11. ANEMONE lampada Edizione Limitata anno 1998


La penna Bic, il suo tubetto di plastica trasparente. Una mostra di oggetti costruiti con penne Bic. Quel giochetto che grazie ad un filo che innerva la forma, permette di far muovere un animaletto di legno. Questa la catena di azioni e pensieri. Il risultato è una lampada dalla forma variabile, che si può “pettinare”. Che si sostiene con la tensione di un filo di nylon che unisce all’interno i tubetti di plastica. Non c’è colla. Solo il filo teso sostiene in modo elastico ogni singolo braccio. Tutta la famiglia ha partecipato alla costruzione, una catena di montaggio. Penne dappertutto, mai viste tante!

Rispettare la Materia > 12. BARTOLO lampada da tavolo Opposite anno 1998


Ammiraglio Acton il nome della galleria che ci invita a realizzare una lampada da esporre durante il Salone del mobile. Ci mettiamo al lavoro, si disegna poco, non serve a molto disegnare quando si cerca un’idea. Una volta trovata il disegno è un piacere. Meglio concentrarsi sul pensare. E allora lo fai sempre. Anche quando non vuoi. Ti aggrappi a tutto quello che vedi, a quello che ricordi. Poco prima io e Paolo avevamo parlato di taniche per contenere l’acqua, non mi ricordo nemmeno perché. Mentre ero in macchina arriva un “pensiero gentile” come lo chiamo io, un pensiero che ti prende con gentilezza e ti salva dalla tensione in cui ti trovi. In macchina penso alle taniche-contenitori-luce. Taniche che contengono luce anziché acqua. Non male, provo a chiamare Paolo. A lui piace. La trasforma, la migliora: un barattolo che contiene non la luce, ma il filo elettrico, LA PROLUNGA. Un barattolo contenitore della prolunga per la lampada. Si, si può funzionare.

Rispettare la Materia > 13. INFINITO mensola/fermafogli Modello anno 1996


Infinito appartiene alla ricerca Ceccotti, come l’appendiabiti Pax. Singolarmente la forma semilavorata da cui proviene era la più affascinante. Con un punto centrale a sezione sottile, era davvero bella. Unendone due la forma che ne derivava era simile al simbolo matematico dell’infinito. Si, d’accordo, bello, ma a che poteva servire!? Una mensola, si forse si, ma. Una mensola con un ripiano superiore e una cavità inferiore? Si, già meglio. Però. Facciamo toccare le due parti centrali! Si. Ora i foglietti volanti e le bollette da pagare hanno uno spazio dedicato, una specie di molla che li trattiene. Una molla di legno. Paolo è contento. Lo sono anch’io quando lo vedo così. Contento e sollevato.

Rispettare la Materia > 14. PORTAFRUTTA portafrutta in marmo Edizione Limitata anno 1992


Qualcosa stava cambiando. Paolo aveva deciso di staccarsi da Enzo Mari. Di lavorare da solo. Molto parlare e pochi progetti in quei mesi. Molte passeggiate sul mare del litorale apuano. Il marmo qui pervade tutto, anche la riva del mare. In alcuni punti la funzione di ricevere le onde è affidata a piccole distese di pezzi di marmo scartati dalle varie lavorazioni. E’ da qui che parte tutto. Spesso le forme erano davvero belle, le prendi in mano quasi in modo naturale, le senti, le accarezzi, le guardi, non ci fai caso più di tanto, qui siamo abituati al marmo. Alcune forme però si ripetevano, durante le passeggiate ne trovavi di simili, molto belle, anche se rimodellate dal frangere del mare. Da questo humus freddo parte l’idea. Un catalogo di forme lavorate e scartate dall’industria del marmo: dei semilavorati di scarto, come poi li abbiamo chiamati. Il pretesto per andare avanti. Il luogo dove siamo nati ha voluto farci un bel regalo.

Rispettare la Materia > 15. PARABOLICA lampada da pavimento Edizione Limitata anno 1992


Appoggiate una all’altra in verticale una serie di forme bellissime in marmo bianchissimo. Il piazzale della segheria era pieno di questo. La curiosità spinge forte. Una forma da inserire nel catalogo dei semilavorati di scarto? Andiamo a vedere. Da vicino sono ancora più belle. La sezione è una semiluna stretta stretta. Sono lo scarto di tagli sul blocco di marmo per ricavarne gusci di rivestimento per colonne di edifici di superlusso. Ogni due gusci si produce uno scarto con sezione a semiluna. Paolo lo battezza come Parabolica. Il nome era importante, altisonante. Il gigante del catalogo. Era necessario un nome così. Un foro centrale per la lampadina, una base semplice in acciaio. E’ pronta. E’ una lampada da terra. Tagliando il semilavorato in due pezzi in senso orizzontale, si ricava un quadrato. Una piccola variante. Una lampada da tavolo. Sarebbero finite in discarica o trasformate in sassolini bianchi per vialetti o spartitraffico.

Rispettare la Materia > 16. BAT-TAGLIERE tagliere in marmo Edizione Limitata anno 1992


Il lavoro sui semilavorati di scarto dell’industria del marmo è continuato per un po’ dopo la prima presentazione. Paolo continuava ad osservare con avidità ogni pezzo di marmo che incontrava e lo stesso facevo io, in una specie di estasi. Con il passare del tempo diventavamo sempre più esigenti. Un giorno il pezzo giusto appare. Uno dei più affascinanti di tutta la ricerca forse. Un pezzo che proveniva dal taglio dei top per lavandini. Il “buco” insomma. La macchina a getto d’acqua per produrre il foro comincia il suo cammino in modo labirintico, poi prende la strada giusta. E’ bastato guardarlo. E’ un tagliere. Il marmo è stupendo, il labirinto ha la forma di un gancio. Un tagliere da appendere. Ecco. Si aggiunge solo un’asola di cuoio da appendere al muro. Il resto è già pronto e non è più un negativo di lavandino, ma molto di più.

Rispettare la Materia > 17. PINOCCHIO paravento in cartone ondulato Edizione Limitata anno 1990


Fustelle di cartone ondulato dappertutto. Questo era il paesaggio dello studio. Il profumo del cartone è piacevole. Frank Ghery incombeva dall’alto dei suoi stupendi progetti di cartone ondulato fatti qualche tempo prima. Non poteva essere lo stesso concetto. Ghery usava la colla per tenere uniti i vari fogli ondulati. Paolo esigeva da se qualcosa di diverso. Doveva essere diverso, in caso contrario non avrebbe avuto senso continuare. Ci vuole una struttura per tenere unite le fustelle di cartone. Il minimo indispensabile per accompagnare il cartone nello spazio tridimensionale e renderlo stabile. Un lavoro lungo portato avanti con la passione e la speranza vivace di chi inizia. Nascono due oggetti: una piccola panca e una serie di paraventi a decorazione variabile (a seconda di come si dispongono le fustelle si ottiene una superficie diversa). Siamo nel 1990. Marco Romanelli decide di pubblicare un articolo su Domus per questi progetti. La felicitàè al massimo.

Accortezze Costruttive > 18. PANCA panca estensibile Officinanove anno 2009


La prima visita ad una nuova azienda che ti contatta per una possibile collaborazione è sempre carica di emozione e di paure che spesso bloccano le idee. Si pensa solo ad essere più tranquilli e sereni possibile. Questa volta Paolo parte tranquillo. Quasi troppo. Mi preoccupo. La sera torna. Incredibile, aveva già avuto un’idea buona, quella giusta. Subito. Mi sono preoccupato inutilmente. Mentre visitava l’azienda lo colpisce un tavolino in lamiera con il piano decorato attraverso una serie di tagli sul piano. Quel semplice particolare fa scattare l’idea. Una panchina allungabile e snodabile in lamiera di alluminio. Nel tragitto per tornare a casa, l’idea viene perfezionata. Varie soste si rendono necessarie per appuntarsi qualche concetto su foglietti volanti. La macchina diventa lo studio, la mente lavora bene. Bel viaggio, davvero.

Accortezze Costruttive > 19. UP paravento BBB Emmebonacina anno 2001


Hubb Ubbens, all’epoca art director di BBB Emmebonacina, chiama Paolo. La richiesta tipologica chiara. Un paravento. Il periodo era quello del Coverflex e la panca Cabriolet. Una specie di rilassamento da controllo del materiale aveva preso Paolo. Lo vedevo sicuro e tranquillo piegare carta e cartoncini sul suo tavolo, non sapeva ancora bene cosa, ma stava andando verso la buona soluzione. Lavorava e non mi faceva vedere nulla. Accade solo quando è tranquillo. Il Coverflex è molto elastico. Il paravento viene suggerito dal materiale. Un doppio strato di Coverflex. In alto i lati sono chiusi, in basso si chiudono solo ai vertici. Si apre in basso con un meccanismo semplice e forma la base, ma quando non si usa più si chiude facilmente. Non male.

Accortezze Costruttive > 20. PALOMBELLA lampada da tavolo Modello anno 2000


Una ricerca sul lattice condotta ai limiti delle caratteristiche del materiale: provare a rendere il lattice colato su un piano il più sottile possibile, il più ampio possibile in superficie. La costruzione di stampi semplici. Risultato: doppi fogli di lattice colorato in massa con superfici ampie fino a circa 2 mq. Una struttura in acciaio per rendere la tasca nervata. Una lampadina libera di muoversi liberamente all’interno di questa tasca. Il lattice è stato una presenza dominante all’interno dello studio per almeno un mese. Paolo in terrazzo che spalma il silicone sullo stampo. Lavoro da certosino. I risultati presentati ad una mostra. Dopo, solo dopo un po’ di tempo, la scoperta della similitudine tra la nostra tasca di lattice e la cuffietta da piscina in silicone. Perfetta nel suo sostenere funzionalmente la lampadina. Più o meno come trovare una scorciatoia dopo aver percorso la strada più lunga e apparentemente unica. Risultato: Palombella, lampada da tavolo smontabile.

Accortezze Costruttive > 21. PORTABOTTIGLIA portabottiglia Modello anno 2000


Alle volte davvero non capisci. Non capisci come sia possibile che un’idea limpida e semplice non possa essere prodotta. Sfogli le riviste e te lo chiedi di nuovo, Perché? Per Seccose era stato pensato un portabottiglie da appendere in cucina sulla barra portamestoli. Un portabottiglia composto da un solo tondino metallico. Curvato in modo da avere due posizioni: una di riposo e l’altra di lavoro. Appeso ad un gancio senza la bottiglia si posiziona in verticale, dondolante. Quando ospita la bottiglia nella voluta centrale, si tende per sostenerla in posizione orizzontale, ferma, in perfetto equilibrio. A volte davvero non capisci quale sia il criterio che porta a decidere se un oggetto debba essere prodotto. Questo portabottiglia non è mai stato prodotto e nessuno ci ha mai detto il perché. Succede.

Accortezze Costruttive > 22. FLEX appendiabiti da parete Modello anno 1995


Il compensato è elastico. A determinate sezioni lo è molto. Paolo, per provare, ne avrà rotti a decine. Decine di fogli tagliati in un certo modo per produrre un contrasto tra quello che si muove e quello che sta fermo nel momento in cui tagli un foglio di compensato in un certo modo. Un taglio traslato dalla cartotecnica, con i due fori in corrispondenza dei punti di massima tensione della materia. Piano piano la forma giusta si rende chiara. Un modulo, un foglio di compensato che a riposo si presenta come un taglio su un piano, ma che curvato denota la sua funzione. Una sporgenza appendiabiti. Una “lingua” che rimane rigida mentre tutto si tende. Un modulo che può essere ripetuto all’infinito in senso orizzontale.

Accortezze Costruttive > 23. VINCASTRO libreria Driade anno 1995


Era il periodo dei grandi modelli tridimensionali. Grandi di dimensioni. Non è facile gestire un prototipo. Paolo lo faceva con la passione da artigiano che vuole vedere il risultato del suo pensiero trasformarsi in materiale da toccare, da sentire, in legno da annusare. Stava lavorando al progetto di una libreria un po’ strana. Quattro assi di legno che si incrociavano a formare una X. Era difficile da controllare, la tensione statica dominava il progetto. I piani su cui dovevano trovare posto i libri non erano orizzontali, no, erano curvi, convessi. Convessità che risultava dal mettere in tensione tra i bastoni a X, lastre di plexiglass con spessori differenti. Con pazienza, partendo da piccoli modelli per arrivare a quelli di dimensioni reali, la libreria prima instabile, cominciava a tenersi in piedi. E’ stato come vedere un bambino quando comincia a fare i suoi primi tentativi di camminare. Cade, si rialza, ci riprova, cade ancora, ma non cede. Il giorno dopo ci riprova. Alla fine ci riesce, si alza dritto sulla schiena e non cade più.

Accortezze Costruttive > 24. ARMONICA libreria Bieffeplast anno 1995


Il primo, vero, incarico di progetto. Arriva da Bieffeplast, quella dei tecnigrafi e dei contenitori su ruote Boby di Joe Colombo. La richiesta è per alcuni oggetti per il Salone del mobile 1995. Si inizia a novembre, si passa dal Natale che non scorre tranquillo, il pensiero va lì. Alcune idee ci sono. Paolo lavora davvero molto. Un’idea su tutte forse ci piace di più. Una libreria trasformabile e modulare. Senza piedi. Agganciata al muro, appesa, quasi sospesa. Una libreria che si trasforma anche, se si vuole in espositore, cambiando la posizione delle mensole orizzontali. La forma è a fisarmonica, anzi, a pantografo. Si smonta facilmente e si ripiega con facilità per il trasporto. Se ne sta aggrappata al muro, la prima prova fatta in studio, aspetta di vedere se riesce a resistere. L’abbandoniamo tutta una notte carica di libri. La mattina dopo è ancora li ferma e paziente, senza fatica. Ok, ci siamo.

Sentire Etico > 25. LA FOLLE GUERRA DI BUSH etichetta per vino Modello anno 2007


Una nuova etichetta da vino. Come al solito Paolo vorrebbe fare qualcosa di diverso, di distante dal già conosciuto, di nuovo, ma non fine a se stesso. Con le etichette che fare? Le etichette però sono sulle bottiglie! Pensiamo alle bottiglie e non all’etichetta, un piccolo ribaltamento di posizione forse ci fa vedere quello che non è visibile. Quello serve, la concatenazione è difficile. Un giorno a pranzo, Paolo arriva posa una bottiglia sul tavolo. La bottiglia è fasciata completamente da carta di giornale. Come si faceva un tempo quando il vino si vendeva sfuso. La pagina di giornale sembra una pagina qualsiasi, casuale, ma così non è.

Sentire Etico > 26. DRINKABLE WATERCARD BREADCARD cartoline Edizioni Limitate anno 2003


Una vera cartolina. Da spedire. Riempita con il quantitativo d’acqua corrispondente ad un bicchiere medio o con una fetta di pane. Da inviare in zone dove esiste carenza cronica di acqua potabile e di cibo. Una provocazione certo, ma volevamo anche che fosse reale. Dopo le prime, finalmente riuscite, prove di inserimento dell’acqua, Paolo prova anche ad inviare alcune cartoline. Non so come sia andata, ma il fatto è che le cartoline spedite con posta ordinaria sono arrivate a destinazione. Confortante. Abbiamo provato a proporre il progetto a delle associazioni umanitarie, ma la risposta è stata <<meglio i soldi>>. Sconfortante.

Sentire Etico > 27. DOUBLE-MATCH fiammifero Modello anno 2001


Da bambini facevamo un gioco. Una prova di coraggio. Vinceva chi riusciva a tenere in mano un fiammifero acceso per maggior tempo. A questo semplice ricordo ha fatto compagnia una osservazione: il riuso di fiammiferi già bruciati che nostra madre spesso mette in atto. Un gesto questo culturalmente consolidato. Un gesto quasi inutile dal punto di vista pratico, ma immenso dal punto di vista etico: usare tutto, il più possibile, fino allo stremo, prima di buttarlo via. Anche un fiammifero diventa comunicazione etica, messaggio, suggerimento di atteggiamenti possibili e virtuosi. Per usare due volte il fiammifero però ci vuole un'altra fiamma, un fornello acceso, il fiammifero si accende di nuovo, però non è autonomo, non ce la fa da solo. Ecco così il pensiero di una seconda testina infiammante, due testine rosse, sui due capi del bastoncino! Con una scatola di 100 fiammiferi a due teste invece la possibilità di accensione raddoppia. Questo importa, ma è il messaggio etico che sostiene il progetto.

Aggiungere Funzioni > 28. VASO VASI vaso/multivaso in vetro Skitsch anno 2009


La linea genealogica è quella che parte dalla lampada con penne Bic (Anemone), che passa da Fluxus e arriva a Vaso Vasi. Ci aveva già provato un anno prima, Paolo, a far diventare vaso la lampada Fluxus. La forma era simile, la funzione molto diversa (un vaso/multivaso), il materiale la ceramica. Non era ancora il momento. Altri mesi di attesa erano necessari. Adesso Vaso Vasi sembra pronto per essere presentato, è in vetro e sembra orgoglioso di se stesso. Andrà al Salone del mobile. In bocca al lupo.

Aggiungere Funzioni > 29. ROSAE vaso in ceramica Attese Edizioni anno 2009


Ci sono dei periodi in cui Paolo si concentra su determinati materiali. Adesso il materiale/compagno/riferimento è la ceramica. Quando è in questa condizione capita che, invece di pensare a qualche oggetto che gli è stato commissionato e che fatica ad uscire, si prenda una ricreazione mentale e si diverta a mettere in circolo pensieri semplici, quasi a livello dei piccoli disegni che si fanno durante le telefonate sul foglio che troviamo vicino all’apparecchio. La serie di vasi Rosae sono stati pensati durante una di queste ricreazioni. Nessuna ansia, nessuna aspettativa, un semplice divertimento, un volo libero. Me ne parla il giorno dopo. Il modello in cartone è già pronto sul tavolo. Bello ed elegante.

Aggiungere Funzioni > 30. ETICHETTA STACCABILE etichetta per vino Modello anno 2008


Una etichetta che si può staccare per conservare il nome del vino e del produttore. Sul retro la pubblicità per altri vini. Il retro si può staccare, piegare a fisarmonica e conservare come un piccolo catalogo. Paolo un giorno incontra per caso un foglio pieno di francobolli postali. Il concetto di separazione delle parti è evidente in questi fogli. La sera stessa di fronte ad una bottiglia di splendido vino io mi appunto il nome del vino. Troppo ingombrante portare via la bottiglia. E se staccassi l’etichetta? Proviamo, impossibile senza rovinare tutto. Il francobollo e la voglia di ricordarsi il nome di un vino incontrato a cena. L’idea è pronta.

Aggiungere Funzioni > 31. CUCCIA DA VIAGGIO cuccia Modello anno 2008


Lo spunto arriva da un invito per una mostra di oggetti per cani in cartone. Una delle cose più affascinanti che si possano fare con il cartoncino sono i libri cosiddetti “pop up”. Li conosciamo tutti. Di solito sono per bambini, ma affascinano tutti. Arriva da lì l’idea per la cuccia. Quando ne parliamo pensiamo di essere, come spesso accade, di fronte alla solita bella idea impossibile! Questa volta è diverso. Stranamente diverso. La casetta per il cane funziona subito, come i libricini. Si chiude, si apre. Tutto naturale, nessun intoppo.

Aggiungere Funzioni > 32. MATRIOSCA poltroncina Modello anno 2008


Non era convinto. Il concetto però era pronto, ma <<mi sembra debole come idea..non so..>>. Queste le parole di Paolo. La troppa autocritica spesso lo porta a non essere mai soddisfatto, a non rendere pubbliche idee magari anche buone, ma che hanno bisogno dell’attimo giusto per essere apprezzate, soprattutto, prima di tutto, da lui. Quasi per caso mi racconta di un’idea sulle sedie di plastica da giardino: fare in modo che quando siano impilate abbiano l’altezza di una sola sedia. Dieci sedie con la stessa altezza di una. Su cui ci si può sedere e che possono essere separate una dall’altra. Dieci sedie in una. Una decorazione strutturale che la rende vivace e vibrante. Quasi monumentale. E ha rischiato di rimanere in un cassetto.

Aggiungere Funzioni > 33. TANDEM lavabo e sottolavabo Azzurra Ceramiche anno 2008


Il lavabo è una tipologia che assomiglia molto ad altre tipologie “difficili” come possono essere i piatti, le posate o le sedie per la loro scarsa disponibilità ad accettare novità. E’ un oggetto che non lascia molto spazio perle idee. Invece Paolo è riuscito a infilare una buona idea anche qui. E’ successo recentemente, il primo schizzo che mi ha fatto vedere raccontava già tutto. Un lavabo con la colonna trasformata in un contenitore gettacarte o per la biancheria sporca. Il concetto mi è piaciuto subito. Bella l’idea e già belle anche le prime ipotesi compositive. Alla fine ce ne sono voluti moltissimi di disegni, ma le due tipologie sono diventate una sola. Non un matrimonio di convenienza, solo grande attrazione.

Aggiungere Funzioni > 34. SET PAPPA DA VIAGGIO set pappa Modello anno 2007


La richiesta da parte di Driade era abbastanza definita. Una “valigetta” da viaggio che contenga un set pappa per bambini. Non può essere la solita valigetta, ci vuole qualcosa di diverso, chissà cosa però. Una mattina facendo ragionamenti sugli elementi minimi indispensabili: piatto, cucchiaio, tazzina con manico, VALIGETTA. Già, la valigetta. Certo che se non ci fosse sarebbe bello. Una specie di magia, una sparizione. Ne parlo con Paolo. Dopo due ore la valigetta scompare dai pensieri. Rimangono il piatto, il cucchiaio, la tazzina. A loro si aggiunge un altro piatto. I due piatti chiusi a conchiglia diventano la valigetta e contengono tazzina e cucchiaio, come la pancia della mamma che contiene il bambino. Con un trucco abbiamo fatto la magia, la valigetta sparisce, ma la sua funzione resta. Dopo mesi di prove, di disegni tecnici, di attese, di telefonate, di messaggi, Driade decide di non produrlo. Profonda delusione. Sembrava tutto a posto.

Aggiungere Funzioni > 35. WATERLIGHT lampada Luminara anno 2007


Luminara aveva bisogno di una serie di lampade per il Salone. Una serie? Già è difficile pensarne una, figuriamoci una serie! Il pensiero giusto non arriva subito. Lunghe soste, spesso di giorni, per ricaricare la mente. Ecco un pensierino della sera, forse una strada: acqua ed elettricità non abitano vicine. C’è un luogo però in cui acqua ed energia elettrica stanno più vicine del solito: il comodino a fianco del letto. La lampada abat-jour e la bottiglia con bicchiere per l’acqua per la notte. Ci sono delle coincidenze formali. La forma classica del cappellino della lampada da comodino ha la stessa forma tronco-conica di un bicchiere. Lampada-bottigliabicchiere, occupano spazio, forse è meglio unirli. L’idea c’è. A Luminara piace. Il problema adesso è la serie! Non ci sarà tempo. La lampada/bottiglia rimarrà sola, ma verrà prodotta!

Aggiungere Funzioni > 36. NULE tappeto con zip Pezzo Unico anno 2007


Un tappeto su cui intervenire, da esporre negli spazi di De Padova. Paolo è sempre ben disposto ad accettare messaggi, suggerimenti, consigli che gli arrivano dagli oggetti. Il tappeto era formato da una serie di evidenti strisce parallele. Avevamo il tappeto reale in studio e la voglia di tagliarlo era forte, ma non ancora, non ancora. Prima proviamo a “tagliarlo” su Photoshop. Se non funziona almeno abbiamo ancora il tappeto integro (sorrido). L’idea però funziona: il tappeto sarà tagliato a strisce e con delle zip su ogni striscia. Ognuno può così comporre come vuole quei meravigliosi disegni della tradizione sarda. Un tappeto diverso a seconda di come disponiamo la sequenza delle fasce. Il tappeto, aveva tutto scritto dentro. Ora può cambiare… senza cambiare.

Aggiungere Funzioni > 37. PET BED cuccia per animali Droog Design anno 2004


Un oggetto commissionato da Droog Design per un’importante mostra a Lille, in Francia. Un oggetto da realizzare con la ceramica. Paolo visita alcuni laboratori di Desvres e ritorna con molte foto ma nessuna idea! E’ ancora presto, ma inaspettata l’idea arriva proprio dalle foto, dal ricordo della produzione corrente, vasi, sanitari. Un pensiero che arriva improvviso. Me lo racconta dopo essere tornato da un giro in bicicletta sul mare. Pensava ai sanitari. Si bidet, water, lavandini. Quello. La tecnica di produzione dei sanitari per produrre una tipologia lontana dal contesto stanza da bagno. Una cuccia per cani con due ciotole integrate! Mai vista in ceramica? Speriamo.

Aggiungere Funzioni > 38. BOWL appendiabiti/svuotatasche Fontana Arte anno 2003


Ci sono pensieri che vengono messi al mondo perché esiste una richiesta. L’azienda chiama, il designer risponde, ma può capitare che l’idea non segua le richieste. L’idea è buona, ma sembra non lo sia, l’oggetto trova parcheggio in un angolo dello studio. Lo svuotasche/appendiabiti Bowl era stato pensato per Opposite, un’azienda che produceva oggetti di riciclo. Paolo non era convinto, non ci credeva molto. L’oggetto è stato ripescato e ributtato in mare più volte. Io insistevo a dire che era buono, ma non era il momento giusto. Ho insistito ancora, ero convinto che l’ idea non andava buttata. Forse era il disegno che non era convincente. In una delle tante ripescate lo svuotatasche si rivela, decide di parlare. Vuole essere di vetro trasparente, una bolla di vetro di Murano! E’ stata l’ultima ripescata che ha subito, non verrà più buttato a mare, è salvo.

Aggiungere Funzioni > 39. VARIO Specchio da tavolo ad inclinazione variabile Progetti anno 2001


Vario è un altro oggetto della ricerca Ceccotti sui semilavorati di scarto. Due bastoncini di legno che tengono, abbracciano lo specchio. Rendono lo specchio variabile nelle sue inclinazioni. Il movimento negli oggetti per dare loro un contenuto è una costante per Paolo. Alle volte esagera. Questa volta no, non credo. Lo specchio si muove, ma lo fa senza meccanismi o forme complesse, lo fa come se lo avesse sempre fatto... questo lavoro. Paolo glielo ha permesso. Mi piace questo pensiero.

Aggiungere Funzioni > 40. CABRIOLET tavolino/panca Fontana Arte anno 2001


Vedo Paolo lavorare per il Salone Satellite. Uno spazio insieme a Lorenzo Damiani e Tiziano Bono.Il giorno dell’inaugurazione è vicino, ci sono già alcuni oggetti da portare, una lampada, uno svuotatasche/appendiabiti in vetro, altri oggetti buoni, ma, ma, forse ci voleva il colpo del mago (magari). Ci vorrebbe un’idea con un nuovo materiale, il Coverflex, incontrato qualche mese prima. Si va avanti, tanti foglietti disegnati popolano ogni luogo della casa e dello studio. Li guardo da lontano, intuisco spesso se contengono qualcosa di buono anche prima di avvicinarmi, mi aiuta in questo lo sguardo di Paolo. Una sera arriva. Un piccolo foglietto sul piano della cucina, un tavolo che all’occorrenza si trasforma in panca per far accomodare gli ospiti, Paolo descrive, ha l’espressione giusta, quella di chi sa, di chi è orgoglioso di quello che ti racconta. Sollievo. La parte difficile è trovare l’idea, la costruzione del modello è complicata, ma ormai fonte di piacevoli sensazioni.

Aggiungere Funzioni > 41. FLUXUS lampada da tavolo Luninara anno 2001


A Paolo capita di rado di usare materiali, forme, idee, concetti già elaborati in precedenza e traslarli in altri oggetti. Quando si rielabora qualcosa il percorso progettuale è meno denso di incognite. Vedo Paolo meno teso, parte da qualcosa di confortante, di già consolidato. Quasi in discesa. Fluxus è la rielaborazione della lampada Anemone, quella con le penne Bic.

Aggiungere Funzioni > 42. CENTROFRUTTA portafrutta Seccose anno 2000


Nasce insieme al portauovo e al portabottiglie. Tutti pensati per Seccose. In tondino metallico. Il Centrofrutta che sembra una cassa toracica, sorregge la frutta, ma anche la contiene. Un pensierino della sera mentre Paolo stava per tornare a casa. Io in una stanza lui nell’altra. In zona Cesarini della giornata dedichiamo un po’ di tempo al portafrutta. In realtà l’oggetto già sapeva cosa voleva diventare. Eravamo noi, non ancora pronti ad ascoltarlo. Ci raccontava da giorni che, da buon portafrutta, voleva diventare una casa per frutta dalle diverse età. Frutta acerba e frutta matura. In esposizione, fuori, la frutta matura, da mangiare presto. Dentro, più difficile da notare, la frutta acerba, ancora in evoluzione, da proteggere prima di renderla pubblica. Questo è il Centrofrutta, un sistema di rotazione della frutta in maturazione. Paolo era contento e io con lui.

Aggiungere Funzioni > 43. PORTAUOVO portauovo Autoproduzione anno 2000


Ero in treno. Firenze-Venezia. La telefonata di Paolo arriva sui miei pensieri. In quel periodo stava pensando a degli oggetti in tondino di acciaio per Seccose. Alcune idee, ma niente di speciale. E’ in questi momenti che vorresti una telefonata che ti sollevi, vorresti l’apparizione dell’idea che ti metta sereno, rilassato. Ne hai bisogno anche fisicamente, oltre che mentalmente. E arriva. Arriva la telefonata. Un portauovoin tondino di acciaio, senza piattino. Due elementi solamente, saldati in un solo punto. Un portauovo/ponte sul piatto, un qualsiasi piatto che abbiamo in cucina. La forma a gancio dell’elemento più grande permette di appenderlo come un mestolo. Mentre Paolo mi racconta, lo sento. Sento lui e l’idea, l’oggetto. Arriva il sollievo. Adesso sarà tutto un altro viaggiare.

Aggiungere Funzioni > 44. PANE E SALAME coltello da cucina Zani&Zani anno 1999


Dobbiamo pensare ad un coltello per la galleria Luisa Delle Piane, a Milano. Ci vuole concentrazione, bisogna cercare tra gli interstizi della memoria, del pensare collettivo, personale, gli oggetti, le forme, i pensieri, pensarci sempre non diventa una forzatura, viene naturale come il respiro. Si pensa solo a quello, a come risolvere. E’ incredibile come a volte le idee ti vengano e non capisci davvero il perché, ma forse lo sai: la buona condizione atletica della mente. Così, una sera sul divano appare, subito si materializza su un foglietto volante: un’unica lunga lama in linea contenente le due versioni della parte tagliente, seghettata e liscia, una per il pane e l’altra per il salame. La lama resta ferma, è il manico che si muove. Il mondo alla rovescia!

Aggiungere Funzioni > 45. PRINT ciabattine da spiaggia Sensi&C. anno 2001


Una telefonata. La voce di Paolo. Forse è difficile da credere, ma appena sento la sua voce capisco. Capisco subito se è felice o malinconico, se ha un’idea buona in testa oppure solo un’idea accettabile, ma non ancora convincente. Lo sento. Una sera arriva la telefonata delle ciabattine. Infradito da spiaggia con la suola parlante, anzi, scrivente. Scrivono sulla sabbia <<chi mi ama mi segua>>. Bella l’idea. Mi piace, rotonda come deve essere! Ci vorranno diverse verifiche e prove, ma lo sento, andranno bene. Non c’è dubbio.

Aggiungere Funzioni > 46. GOLOSIMETRO cioccolato Costruttori di dolcezze anno 2002 - 2009


Un misuratore di golosità. Concepito con un materiale adatto in modo naturale a renderci golosi. Il cioccolato. Un altro oggetto pensato per una mostra. Non ricordo bene il momento in cui Paolo me ne ha parlato. Forse perché le vicende legate a questo oggetto sono andate ben oltre la semplice partecipazione all’esposizione per cui era stato progettato. Ricordo bene però il primo modello in cioccolato che ho visto in studio. Già formato nel suo trasportare l’idea, ma non ancora pronto per essere mostrato. Il cioccolato non è un materiale facile. Anzi, è facilissimo da mangiare, ma, ma, da lavorare meno! Nelle prime prove con cioccolato al latte sulla superficie si formava una patina bianca, non molto bella da vedere. Accidenti il cioccolato al latte deve essere marrone, non come il nostro che era bianco!! Serviva un esperto pasticciere. Trovato quello tutto si è risolto. Impossibile fare a meno della tecnica consolidata. Esperienza nuova, ma affascinante e golosissima. Abbiamo mangiato tanto cioccolato in quel periodo.

Buona Forma > 47. FAMILY oliera Zani&Zani anno 2004


La signora Zani ci chiede di pensare a un’oliera da tavola di generose dimensioni. Il lavoro è molto funzionale. Gli elementi tipologici stabili. La bottoglia, il manico, il salvagocce. Il salvagocce. Abbiamo discusso di questo per ore. Era scomodo doverlo togliere quando la bottiglia doveva essere riempita. Evitare questa scomodità è stata una priorità e la forma della bottiglia, ma soprattutto del salvagocce è conseguente all’obiettivo che ci eravamo posti. Un buon rapporto forma-funzione? Caspita. Finalmente qualcosa di lineare (non lo faccio notare a Paolo se no dice che è troppo facile come pensiero, meglio non rischiare…). Un salto nella Germania del Bauhaus? Forse si, ma senza volerlo. Alle volte ci pensi dopo alle cose che fai.

Buona Forma > 48. BIRDFEEDER contenitore con paletta per briciole Droog Design anno 2003


Droog Design. Non ti puoi permettere pensieri banali con loro. E’ bello questo. Coincide con il pensiero di Paolo. Si possono fare pensieri lontanissimi da ogni luogo comune, oppure anche vicinissimi. E’ probabile che Birdfeeder sia arrivato nella mente di Paolo passando dal tagliere per briciole di Giulio Iacchetti e Matteo Ragni. Nessuno taglierà mai le briciole, ma il pensiero è forte e poeticamente bellissimo. E’ solo una mia ipotesi, ma so che questo tagliere è rimasto nel cuore di Paolo. Nel contenitore con paletta per briciole del progetto di Iacchetti-Ragni rimangono solo le briciole (sorrido), ma le briciole, questo “quasi nulla” rimangono le protagoniste, diventano il pasto per gli uccellini che vengono a trovarci sui davanzali delle finestre. Un oggetto dedicato a loro, alla loro purezza.

Buona Forma > 49. ROTELLA TAGLIAPIZZA rotella tagliapizza Zani&Zani anno 2001


La Signora Zani ha bisogno di un tagliapizza. Caspita un progetto apparentemente solo funzionale. Solo formale. Provare a farlo diventare vivo sarà un’impresa! L’idea questa volta viene subito. Arrivo allo studio e Paolo mi fa vedere il progetto. Dopo due giorni!? Mai successo. Il tagliapizza è già bello così: una striscia di acciaio curvato in modo da diventare sia manico che appoggio e protezione per il pollice. Due soli elementi: La striscia di acciaio e la ruota tagliente. Scopriamo poi che rovesciandolo si può appoggiare sul piano senza che la rotella sporchi di pomodoro la tovaglia. Qualche decina di modelli, in cartone, in plexiglass, in metallo, tantissimi disegni per ottenere le curve giuste, i giusti rapporti, gli equilibri, ma a quel punto, tutto era in discesa.

Buona Forma > 50. VIRGOLA tagliere Zani&Zani anno 2001


La signora Zani sta pensando che assieme al tagliapizza ci vorrebbe anche un tagliere, un piccolo tagliere, magari rotondo. Ok, proviamo. Il tavolo era pieno di modelli per il tagliapizza, cartone, plexiglass, lastra di rame. Io sono nell’altra stanza e sento Paolo armeggiare. Taglia, modella, incolla. Starà facendo l’ennesimo modello per il tagliapizza, penso. Dopo un po’ viene di là con un cerchio di cartone dalla forma strana, aveva una specie di manico. <<Che ti sembra come tagliere?>>. Un tagliere con il manico sullo stesso piano? Comodo quando devo appenderlo, ma quando è sul tavolo? <<Va rialzato in qualche modo. Ci vuole quel materiale bianco. Quello che adesso si usa nei taglieri. Si può deformare, lo solleviamo così>>. Questo è successo.

Osservare Comportamenti > 51. HANDLE etichetta da vino Modello Depositato anno 2008


Dopo due mostra sulle etichette da vino, arriva una proposta da un’azienda vinicola. Vengono contattati anche alcuni partecipanti alle mostre precedenti. I loro progetti vengono acquistati così come erano stati presentati. A Paolo viene chiesto di fare un nuovo pensiero (non si può mai stare tranquilli...). Non c’era molto tempo. Paolo lavora a questo progetto quasi esclusivamente. Le telefonate con il produttore si susseguono. Il tempo scarseggia, ma lo sa anche il committente, lavora e pensa anche lui. L’idea arriva così. Un’etichetta che sia anche maniglia per trasportare la bottiglia semipiena dal ristorante a casa.

Osservare Comportamenti > 52. GUANTO TOGLIEPELUCCHI guanto togliepelucchi Coop anno 2005 - 2008


Non mi piace, mi “strapiace”. Queste le parole che Giulio Iacchetti ha detto a Paolo quando ha visto il progetto. Gli occhi di Paolo parlavano da soli. Alle volte basta una frase per renderci felici e farci dimenticare tante, forse troppe, amarezze. Quella sera è stata serena. Una tappa raggiunta, cena tranquilla. Godersi questi momenti è importante. Il primo disegno del guanto toglipelucchi per la Coop aveva ancora le 5 dita, poi piano piano ha assunto la sua forma finale. Ci sono voluti tre anni per vederlo in vendita al supermercato. Tutto era cominciato un giorno in cui io e Paolo eravamo in autostrada verso Milano. Doveva incontrare Giulio Iacchetti, Matteo Ragni e altri suoi amici. L’idea era di fare qualcosa assieme, ma non si sapeva bene ancora cosa. In macchina parliamo di possibili territori non ancora bene esplorati dal progetto. Le case popolari, l’arredamento per queste case, gli oggetti, i centri commerciali. Alcune idee da portare all’incontro per non arrivare a mani vuote. Il cerchio poi si è chiuso bene.

Osservare Comportamenti > 53. FINGER BISCUIT biscotto da dito Ferrero anno 2004 - 2006


Un’invito per una mostra sul progetto di un biscotto. Un biscotto? Come un biscotto? Non male il pensiero. A Bolzano hanno avuto una buona idea, ora tocca a noi. Un periodo di sovrapposizione di vari lavori. Devo sforzarmi, Paolo ha bisogno di appoggio. Penso, penso molto, forse troppo. Mi fermo un giorno. La notte stessa, non so bene come, nel dormiveglia, ecco l’idea di un biscotto da indossare, sulla mano, sul dito. Mi alzo e il disegno da fare è facile: la stessa forma del ditale da cucito. Si, si ci siamo. Paolo lo vede, gli piace, ma forse non è ancora pronto così. Siamo in due davanti al tavolo luminoso, i collegamenti diventano più veloci, la concatenazione dei pensieri più facile: biscotto da dito – da inzuppare nel latte – si – ma anche nella – NUTELLA! – Si, bellissimo, è lui. La poesia è come l’amore, quando arriva lo riconosci subito. Non poteva essere diverso.

Osservare Comportamenti > 54. BRUSH-RING anello/spazzolino Modello anno 2005


Un gioiello. Un vero gioiello. Prezioso in alcuni momenti. Un anello con la testa di uno spazzolino elettrico al posto della pietra preziosa. Prezioso, dicevo, quando non abbiamo altro, ma prezioso anche come aspetto, un anello da esibire con orgoglio. Questi i pensieri che hanno accompagnato l’anello per presentarlo a Droog Design. Un’altra felicità progettuale per Paolo.

Osservare Comportamenti > 55. MAT-WALK tappetino da bagno Droog Design anno 2004


Il tema era elementare: un oggetto per allestire un albergo a una stella durante il Salone del Mobile. Il committente per noi importante. Un mito: Droog Design. La giusta condizione mentale non è ancora arrivata, ci vorrebbe tempo, tanto tempo, ma questo passa. Proviamo con qualche idea, tutte ridicole, scontate, poco difficili. Tutti i minuti diventano importanti, tutto diventa importante. Paolo è a Milano, io a Forte dei Marmi. Paolo in albergo. Cerca indizi, tracce, microtracce tutto importa. I bagni degli alberghi hanno i tappetini in spugna, quando esci dalla doccia o dalla vasca questi accolgono i nostri piedi. Lo fa anche Paolo, trascina il tappetino con i piedi per spostarsi. Non c’è bisogno d’altro, l’idea è già da lui, per fortuna. Mi telefona.

Osservare Comportamenti > 56. PAGINA piastrella Modello anno 2001


Qui siamo quasi alla follia pura. Ma vi pare? Una mattonella per bagni pubblici, che invece di respingere le scritte, spesso oscene, dei vari avventori, le cerca, le accetta volentieri. Una piastrella che si fa pagina di quaderno per ricordarci della sua vocazione, di accettare i nostri pensieri, le nostre emozioni. In nessun altro luogo siamo noi stessi come in bagno. In un bagno pubblico poi siamo ancora più liberi. Chissà se qualcuno prima o poi scriverà su Pagina una poesia da pubblicare, sarebbe bellissimo.

PAOLO ULIAN nasce nel 1961. Frequenta per tre anni l’Accademia di Belle Arti di Carrara dove segue i corsi di pittura tenuti da Getulio Alviani e Luciano Fabro, quindi si trasferisce a Firenze per iscriversi all’Isia. Si diploma in industrial design nel 1990 con il progetto di un paravento in cartone col quale vince il premio “Design for Europe in Belgio”. Alla fine del 1990 è a Milano per lavorare con Enzo Mari. Rimane con lui fino al 1992 per poi tornare in Toscana ed iniziare la propria attività con il fratello Giuseppe col quale collabora ancora oggi. Dal 1994 partecipa a molte delle mostre organizzate allo Spazio Opos a Milano e a numerose altre in Italia e all’estero. Sono del 1995 i suoi primi progetti entrati in produzione, con Driade e Bieffeplast. Nel 2000 partecipa al Salone Satellite dove vince la prima edizione del “Design Report” Award. Negli anni successivi vince il premio “Dedalus” e inizia a collaborare con Droog Design e con alcune aziende italiane come Fontana Arte, Luminara, Zani e Zani, BBB Emmebonacina, Sensi&C., Coop, Azzurra Ceramiche, Skitsch.

bibliografia > selezione RIVISTE


- Domus 734 Gennaio 1992 Marco Romanelli "Paravento di cartone" - Domus 745 Gennaio 1993 Paolo Ulian "Semilavorati di scarto nell’industria del marmo" - Abitare 344 Ottobre 1995 Marco Romanelli "Paolo Ulian" - Abitare 365 Settembre 1997 Marco Romanelli "Paolo Ulian" - Domus 822 Gennaio 2000 Maria Cristina Tommasini "Simplicitas" Coltello pane e salame - Abitare 365 Giugno 2000 Marco Romanelli “Invenzioni” - Design Report 7/8 2000 Nikola Wohllaib “Ritratto di Paolo Ulian” - Casamica 1/2001 Sara Banti “ Paolo Ulian” - ID (Usa) Febbraio 2001 Mel Byars “Paolo Ulian” - Domus 906 Settembre 2007 Francesca Picchi “Design in Italy” - Activa Settembre 2008 Michela Arfiero “Paolo Ulian”

BEPPE FINESSI (Ferrara, 1966). Architetto, svolge attività didattica (ricercatore al Politecnico di Milano, dove insegna Architettura degli interni, Design e arti contemporanee e Allestimento), critica (dal 1996 al 2007 è stato redattore per il design di Abitare) e di ricerca (continuando a “imparare dall’arte”, cercando di “vedere l’arcobaleno di profilo” e non dimenticandosi di “alleggerire”). Da alcuni anni si occupa dell’opera dei grandi maestri del design italiano (Bruno Munari, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Alessandro Mendini) e di alcuni nuovi protagonisti della scena internazionale, come Fabio Novembre e Martí Guixé.

GIUSEPPE ULIAN nasce nel 1959. Diploma accademico in scenografia all’Accademia di belle arti di Carrara. Laurea in Architettura all’Università di Firenze. Architetto. Professore di ruolo di prima fascia. Ha insegnato all’Accademia di belle arti di Sassari e all’Accademia di belle arti di Venezia. Attualmente docente di Design all’Accademia di belle arti di Brera a Milano. Lavora mentalmente con il fratello Paolo.

GUMDESIGN Laura Fiaschi (Carrara, 1977) e Gabriele Pardi (Viareggio, 1966). Nel 1999 nasce Gumdesign e da quel momento si occupano di architettura, design, grafica, ideazione ed organizzazione eventi. Nel campo dell'industrial design: De Vecchi, Diamantini&Domeniconi, Fiat, F.lli Guzzini, Invicta, Lavazza, Opos, Red Bull, San Pellegrino, Serafino Zani, Up Group, Vilca, Vivarini. Ricevono numerosi riconoscimenti tra cui il primo premio al concorso internazionale "Swiss in Cheese"; i loro prodotti sono esposti in numerose mostre internazionali di design.

CAREOF DOCVA VIAFARINI


Careof e Viafarini sono due organizzazioni attive da oltre vent’anni nella promozione della ricerca artistica contemporanea italiana e internazionale, con particolare attenzione alle generazioni emergenti. Hanno sede alla Fabbrica del Vapore a Milano, in uno spazio di 400 mq, dove producono, organizzano e presentano progetti, performance, mostre personali e collettive. Al programma espositivo, le due organizzazioni accompagnano un’intensa attività di formazione e didattica attraverso workshop, laboratori, conferenze, presentazioni di libri, talk e seminari. Dal 1994 Careof e Viafarini raccolgono, catalogano e archiviano materiali d’arte. Dalla loro collaborazione nasce nel 2008 il DOCVA Documentation Centre for Visual Arts. Il DOCVA riunisce e offre al pubblico la Biblioteca specializzata in arte contemporanea con oltre 17.000 volumi; l’Archivio Portfolio costituito da 3000 dossier d’artista; l’Archivio Video composto da 5500 opere video e documentazioni di eventi e conferenze; ArtBox la Banca Dati Opportunità su corsi, borse di studio, residence, concorsi e finanziamenti.


Careof DOCVA Viafarini Fabbrica del Vapore via Procaccini 4 20154 Milano www.careof.org www.viafarini.org www.docva.org


Si ringraziano: Attese Edizioni Azzurra Ceramiche BBB Emmebonacina Costruttori di dolcezze Droog Design Fontana Arte Herbeau Luminara Officinanove Skitsch Segis Seriart UpGroup Zani&Zani Un particolare ringraziamento a: Laura Fiaschi Gabriele Pardi Giuseppe Ulian Marco Tortarolo Ylli Plaka Roberto Costantino Annalisa Cocco