Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1024

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*   Sebbene la lingua celtica fosse cosí bella ed atta alla letteratura e, per conseguenza, formata e stabilita e ferma (espressioni del Buommattei in simil senso), come si vede oggidí ne’ monumenti che ne avanzano e come ho detto p. 994, fine; sebben fosse cosí antica e radicata ec., nondimeno, laddove i greci, ancorché sudditi romani e vivendo in Roma o in Italia, scrivevano sempre in greco e non mai in latino, nessuno scrittor gallo, nelle medesime circostanze, scrisse mai, che si sappia, in lingua celtica, ma in latino (9 maggio 1821).


*    Da Demostene in poi la Grecia non ebbe altro scrittore che in ordine alla lingua e allo stile somigliasse, [p. 348 modifica]simigliasse, anzi uguagliasse gli ottimi antichi, se non Arriano; e questo senza la menoma affettazione o sembianza d’imitazione o di lingua o stile antiquato, come i nostri moderni imitatori del trecento o del cinquecento. Né Polibio, né Dionigi Alicarnasseo (sebben questi piú degli altri e gli può venir dopo), né Plutarco, né lo stesso Luciano atticissimo ed elegantissimo (di eleganza però ben diversa dalla nativa eleganza degli antichi e della perfetta e propria lingua e stile greco) non possono essergli paragonati per questo capo (9 maggio 1821).


*    Alla pag. 1021. Cosí che la presente corruzione della lingua italiana e parlata e scritta aggiunge un nuovo e fortissimo ostacolo alla sua universalità. Giacché gli stranieri non conoscono, si può dire, altra letteratura né lingua italiana scritta, se non l’antica, non passando