Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1101

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[p. 404 modifica] intero e durevole. Dunque tutta l’antichità delle massime dispotiche, cioè del loro vero ed universale dominio nei popoli (generalmente e non individualmente parlando), non rimonta piú in là della metà del seicento. Ed ecco come quel tempo che corse da quest’epoca sino alla rivoluzione fu veramente il tempo piú barbaro dell’Europa civile, dalla restaurazione della civiltà in poi. Barbarie dove inevitabilmente vanno a cadere i tempi civili; barbarie che prende diversi aspetti, secondo la natura di quella civiltà da cui deriva e a cui sottentra e secondo la natura de’ tempi e delle nazioni. Per esempio, la barbarie di Roma, sottentrata alla sua civiltà e libertà, fu piú feroce e piú viva; quella dei persiani fu simile, nella mollezza e nella inazione e torpore, alla nostra. Ed ecco come il tempo presente si può considerare come epoca di un nuovo, benché debole, risorgimento della civiltà. E cosí le massime liberali si potranno chiamare risorte (almeno la loro universalità e dominio), ma non mica inventate né moderne. Anzi elle sono essenzialmente e caratteristicamente antiche, ed è forse l’unica parte in cui l’età presente somiglia all’antichità. Puoi vedere in tal proposito la lettera di Giordani a Monti nella Proposta ec., vol. I, part. 2, alla voce Effemeride, dove Giordani discorre delle barbarie antiche rinnovate oggi (28 maggio 1821).


*    Alla p. 1075. Da queste osservazioni risulta che l’uomo senza favella è altresí incapace di concepire definitamente e chiaramente una quantità misurata