Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2526

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[p. 290 modifica] spessissimo, e dice ancora: E delle mie (lettere) private io n’ho fatto molto poche che mi sia messo per farle (cioè con istudio) e di pochissime ho tenuta copia (lett. 180, vol. II, al Varchi). Dal che si vede che quello stile e quella lingua gli erano naturali e sue proprie, non altrui, cioè proprie del suo secolo e della sua nazione, benché da lui modificate secondo il suo gusto e benché si professi molto obbligato nella lingua a Firenze, scrivendo al fiorentino Salviati (lett. ult., cioè 265, fine, vol. II). Vedi ancora quel ch’egli dice del poco studio [p. 291 modifica]e impegno con cui tradusse l’Eneide, la Rettorica d’Aristotele, le Orazioni del Nazianzeno. Tutte opere, che, siccome le lettere familiari (e forse queste anche piú della Rettorica e delle Orazioni), ci riescono pur con tutto ciò di squisita e quasi inimitabile eleganza (29 giugno, dí di San Pietro, 1822).


*   Τοὺς δὲ(χώρους) μὴ ἔχοντας ἐπίδοσιν, (agros qui incrementum nullum haberent, cioè cosí ben coltivati già quando si comprano, che non si