Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2740

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[p. 406 modifica] oprare e adoprare ec. Tan alla spagnuola per tam nel codice antichissimo di Cicerone de republica, l. I, c. 9, p. 26, ed. Roma, 1822, dove vedi la nota del Mai (3 Giugno 1823).


*   Per esempio d’uno dei tanti modi in cui gli alfabeti, ch’io dico esser derivati tutti o quasi tutti da un solo, si moltiplicarono e diversificarono dall’alfabeto originale, secondo le lingue a cui furono applicati, può servire il seguente. Nell’alfabeto fenicio, ebraico, samaritano ec., dal quale provenne l’alfabeto greco, non si trova il ψ, carattere inutile perché rappresenta due lettere; inventato, secondo Plinio, da Simonide, procurato vanamente dall’Imperatore Claudio d’introdurre nell’alfabeto latino, che parimente ne manca, sebbene derivi dall’origine stessa che il greco, e in luogo del quale si trovano negli antichi monumenti greci i due caratteri π σ (secondo i grammatici [p. 407 modifica]il ψ vale ancora βσ e φσ; ma essi lo deducono dalle inflessioni ec., come ἄραψ ἄραβος, ἄραβες ἄραψι ec. Non so né credo che rechino alcun’antica inscrizione ec.). Vedi p. 3080. Ora ecco come dev’esser nato questo carattere che distingue l’alfabeto greco dal fenicio. Nella lingua greca,