Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3615

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[p. 63 modifica] il farne menzione e il fermarcisi, come cose degne da esser notate ed espresse.1) E sembra, ed è vero, che i poeti l’han fatto piú tosto per usanza e per conformarsi alle regole ed agli esempi, che perché convenisse al loro proposito e al loro intento, e perché la natura e lo spirito de’ loro poemi e de’ loro personaggi lo richiedesse, anzi lo comportasse. Or, siccome l’uomo in [p. 64 modifica]ogni tempo, malgrado qualsivoglia spiritualizzazione e qualunque alterazione della natura sono sempre mossi e dominati dalla materia assai piú che dallo spirito, ne segue che i pregi materiali e gli Eroi, dirò cosí, materiali dell’Iliade, riescano e sieno per sempre riuscire piú amabili e quindi piú interessanti degli Eroi spirituali e de’ pregi morali divisati negli altri poemi epici. E che Omero, ch’é il cantore e il personificatore della natura, sia per vincer sempre gli altri epici, che hanno voluto essere (qual piú qual meno) i cantori e i personificatori della ragione (perocché veramente gli Eroi dell’Iliade sono il tipo del perfetto grand’uomo naturale, e quelli degli altri poemi epici

Note

  1. Queste considerazioni hanno tanto maggior forza in favore di Omero, e in favor della nostra opinione che vuol che si segua il suo esempio, quanto che è natura della poesia il seguir la natura, o vizio grandissimo e dannosissimo, anzi distruttivo d’ogni buono effetto, e contraddittorio in lei, si è il preferire alla natura la ragione. La mutata qualità dell’idea dell’Eroe perfetto ne’ poemi posteriori all’Iliade, proviene da quello stesso principio, che poi crescendo ha resa la poesia allegorica, metafisica ec. e corrottala del tutto, e resala non poesia, perché divenuta seguace onninamente della ragione, il che non può stare colla sua vera essenza, ma solo col discorso misurato e rimato ec. Puoi vedere la p. 2944, segg.