Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3637

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[p. 78 modifica] alle cose tutte che servono ai nostri piaceri, comodi e utilità. Perocché l’affetto che ci muove verso questi obbietti non ha nemmeno apparentemente per fine gli oggetti medesimi (che è il caso in cui il nostro affetto si chiama propriamente amore),1) ma noi soli apertamente e immediatamente o vogliam dire i nostri piaceri, comodi, vantaggi, in quanto nostri (9 ottobre 1823). Vedi p. 3682.


*    Alla p. 3586. Quanto piú tai voci e frasi saranno e saranno sempre state, nelle moderne lingue affatto volgari o quanto meno proprie degli scrittori e delle moderne lingue illustri, o meno sospettabili di essere state introdotte dagli scrittori e dalla lingua illustre, tanto piú forte e concludente sarà l’argomento da esse al latino, e dal latino a esse, poste l’altre debite circostanze ec. Onde i nostri dialetti volgari e non mai scritti (se non per giuoco ec.) e che non hanno linguaggio illustre, sono molto a proposito in queste materie, e se ne conferma quello che ho detto della loro utilità per investigar le origini della lingua latina ec. nella mia teoria de’ continuativi verso

Note

  1. Perocché amor vero, cioè che abbia effettivamente per proprio fine l’oggetto amato, o vogliamo dire il suo bene e la sua felicità, non si dà in alcuno essere, neppure in Dio, se non verso lo stesso amante.