Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3804

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[p. 190 modifica] Moltissimi, anzi la piú parte, degli argomenti che si adducono a provare la sociabilità naturale dell’uomo, non hanno valore alcuno, benché sieno molto persuasivi; perciocch’essi veramente non sono tirati dalla considerazione dell’uomo in natura, che noi pochissimo conosciamo, ma dell’uomo quale noi lo conosciamo e siamo soliti di osservarlo, cioè dell’uomo in società ed infinitamente alterato dalle assuefazioni. Le quali essendo [p. 191 modifica]una seconda natura, fanno che tuttodí si pigli per naturale quello che non è se non loro effetto, e bene spesso contrario onninamente a natura, o da lei diversissimo. Onde gli effetti della società, quello che sola la società ha reso necessario, quello che non è vero se non posta la società, che senza questa non avrebbe avuto luogo ec., si fanno tuttogiorno servire nelle argomentazioni de’ filosofi a dimostrare la naturale sociabilità dell’uomo, la necessità della società assolutamente e secondo la nostra natura ec. Di questo genere è quella inclinazione che tutti abbiamo a far parte ad altrui delle nostre sensazioni vive e non ordinarie, piacevoli o dispiacevoli ec., inclinazione della quale ho parlato altrove piú volte, ed osservato che, bench’ella sembri affatto spontanea ed innata, non è che l’effetto dell’assuefazione e del nostro vivere in società, e nell’uomo posto fuori di essa per qualunque circostanza, e massime nell’uomo primitivo e veramente incorrotta, non ha luogo e gli è ignota. Ed infiniti altri sono gli effetti di questo genere che paiono naturalissimi e dimostrativi della naturale sociabilità dell’uomo, e che per tali