Pensieri e discorsi/Il fanciullino/XVII

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XVII.


Ma poi ti sentiresti d’accettarla codesta gloriola? Sai com’ella nasce. Nasce in generale dalla affermazione tua stessa. È pensiero giustissimo del nostro Leopardi: “La via forse più diretta di acquistar fama, è di affermare e con sicurezza e pertinacia, e in quanti più modi è possibile, di averla acquistata„ 1. E altrove: “Rara è nel nostro secolo quella persona lodata generalmente, le cui lodi non siano cominciate dalla propria bocca... Chi vuole innalzarsi, quantunque per virtù vera, dia bando alla modestia 2„. E tu, fanciullo, vorresti che io da una seggiola o da un palco mi mettessi a gridar le tue lodi o affermare [p. 48 modifica]la tua fama? “Questo ragazzo è un ragazzo miracoloso... noto in tutto il mondo... „ In questo modo la gloriola sarebbe facile. Ma tu no, non vorresti. Eppure gli uomini non crederanno mai che sia grande un merito che non sia tanto grande da vincere persino la modestia di colui che l’ha. Se la tua modestia è grande, contèntati d’una grandezza assai modesta. Sarai considerato un poeta mediocre, e poichè mediocre non deve essere il poeta, sarai proclamato non poeta. Ovvero tu, non credendo all’amara considerazione del Leopardi, aspetterai che la tua lode cominci dalle bocche altrui? Perchè questa lode sia tale da crearti una vera fama occorre ch’ella possa propagarsi per gran numero di persone; le quali ti loderanno poi a lor volta senza conoscerti, senza averti udito, senza averti letto! Ti loderanno per “suggestione„. Oh! il pessimo fatto che sarebbe allora il tuo! Tutto quel che tu facessi, sarebbe ugualmente lodato: ciò che tu sentissi d’aver fatto di meglio, sarebbe pareggiato a ciò che tu conoscessi d’aver fatto di peggio. Persino cosa che non avessi fatto tu, ma comparisse col tuo nome, sarebbe levata alle stelle, e così preferita a quelle che proprio tu avessi fatto e credessi buone e belle! e che ne faresti di tale gloriola?

Tanto più che bisogna vedere da che ti venne quella lode iniziale, che avviò tutte quell’altre lodi. Da che? Da qualche cosa più atta delle altre ad accecare, ad inebbriare, a far delirare la gente. Dalla politica, per esempio: dal partito o dalla setta. Badaci, ragazzo. È il fatto di qualcuno che vuol procacciarsi la popolarità, mettendo la cannella a una botte, e che tutti bevano. La gran botte è la politica, il vino che ognuno ne beve, è il proprio sentimento che si [p. 49 modifica]riscalda alla botte comune: la sbornia generale è la tua gloria!

O gloriola indegna del tuo desiderio! E poi è amara. Sai che siamo al tempo dei concorsi; al tempo delle classificazioni e premiazioni. Il divertimento più grande che si diano gli uomini, è quello di giudicare. In Atene fu in altri tempi una consimile mania di seder nell’Elièa e deporre le sue pietruzze. Oggi non c’è più solo qualche pazzo, ma molti; e non giudicano, in mancanza d’altro, i cani e i gatti di casa, ma gli scrittori e i poeti di casa e fuori. Giudicano e classificano: questo è il primo, quello il secondo, l’altro il terzo, e vai dicendo. Ahimè! tu fanciullo, fai il tuo discorsino, esprimi un tuo sentimento, esponi il tuo pensiero, mostri un tuo sorriso, versi una tua lagrima, senza riguardarti, senza saperlo, si può dire, senza perchè; al primo venuto, sfogando il cuore, quasi fuori di te: a mezzo le tue parole, al tuo riso, al tuo pianto, ecco senti che il tuo uditore piglia appunti, pesa le frasi che dici, disegna, col pollice, in aria la linea del tuo sorriso, esamina l’acqua e il cristallo della tua lagrima; e mormora: “Non c’è male! Benino! Bene! Benissimo! Peggio però del tale! Anche meglio del tal altro! Primo! Secondo! Terzo! Poeta maggiore! Poeta minore!„. Certo tu, se non sei un vanarello o un frignone, cancelli il sorriso, ribevi la lagrima, e te ne vai. Forse giuri in quel momento di non andare più da altri, e godere o piangere tra te, un’altra volta. Ma sei fanciullo, e torni sempre da capo, trovando però ogni volta che per i fanciulli non c’è più luogo in questo mondo! Il fatto è che, oltre la noia di quel sentirti sempre paragonato, come se tu facessi un esercizio scolastico, [p. 50 modifica]puoi provare anche l’amarezza d’essere posposto, con giudizio spiccio o maligno, e anche d’essere preposto, a tali che tu non ti sogni nemmeno di emulare, a tali a cui tu non pensavi nemmeno, a cui non dovevi, non potevi pensare, assòrto come eri nel tuo piacere o nel tuo dolore. Ti paragoneranno con gli altri e anche con te stesso. Ti conteranno gli anni e le rughe agli occhi, e i capelli bianchi, e non vedono l’ora di dirti che decadi, che rimbecillisci, che muori. Bella carità! E un bel giorno ti butteranno in un canto, dimenticandosi di te, e a torto. A torto sempre, perchè ciò che hai fatto di buono, non deve essere annullato da ciò che poi faccia di men buono; e perchè non può nascere mai un portento tale da far dimenticare quelli che prima di lui trovarono pur una mica di poesia. Sia grande quanto si voglia il poeta che si aggiunge al canone, egli deve sedere su una seggiola, o vogliam dire trono, sola: non ha bisogno di due o di tutte, e che un altro o tutti gli altri si rizzino e se ne vadano.

La gloriola non è per te fanciullo! La poesia pura, quando si legge, fa che il lettore volgare dica: Come si potrebbe far meglio e più! È vero che codesta è illusione d’ornatista... E io penso ai panforti fiorati che sono tanto più belli, e si contemplano così a lungo; ma finalmente gli ornati si gettano e si mangia il panforte solo. Tuttavia ricòrdati, anche per via di questo esempio fanciullesco del panforte fiorato, che generalmente si ammira e loda quel che sta sopra, non quello ch’è sotto.

Ricòrdati che la poesia vera fa battere, se mai, il cuore, non mai le mani.