Pescatori d'Islanda/Parte III/Capitolo XIV

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Capitolo XIV

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo XIV
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Capitolo Quattordicesimo.


L’inverno venne lentamente. I giorni grigi si successero a giorni grigi, ma Yann non ricomparve — e le due donne vissero abbandonate. Col freddo la loro vita divenne più costosa e più dura. E poi diventava sempre più difficile curare la vecchia Yvonne. La sua povera testa se ne andava; montava in collera facilmente, per dei nonnulla — e diceva delle cattiverie e delle ingiurie. Povera vecchia! era ancora così dolce nei suoi giorni buoni e Gaud non cessava dì rispettarla, e di circondarla di premure. Essere stata sempre buona e finire per essere cattiva; spiegare verso la fine, tutto un fondo di malizia che aveva dormito tutta la vita, tutta una scienza di parole volgari, che aveva nascoste, quale derisione di anima, e quale mistero burlesco! Ella cominciava anche a cantare, e ciò faceva ancora più male dei suoi scatti, delle sue collere; cantava, a caso, delle cose che le venivano in testa, per esempio degli oremus di messa, e degli [p. 103 modifica]stornellimolto volgari che aveva inteso prima sul porto da alcuni marinai. Le succedeva di cantare «Le fillelles di Paimpol» oppure dondolando la testa e portando il tempo col piede diceva:

Mio marito sta per partire
per la pesca d’Islanda, mio marito sta, per partire
E m ’ha lasciata senza un soldo
Ma.... trala trala la....
Ne guadagnerò!
Ne guadagnerò!

Poi si fermava tutt’a un tratto, mentre i suoi occhi si aprivano nel vuoto, perdendo ogni espressione di vita — come quelle fiamme già morenti che s’ingrandiscono molto prima di spegnersi del tutto. E dopo abbassava la testa, lasciando pendere la mascella inferiore come i morti.

E non era neanche più molto pulita, ciò che costituiva un’altra prova dolorosa non preveduta da Gaud.

Un giorno le capitò di non ricordarsi più di suo nipote.

— Silvestro? Silvestro? diceva a Gaud con l’aria di cercare chi potesse essere; ah! mia buona Gaud, capirai, quando ero giovane ho avuto tanti giovanotti, ragazze, nipoti che non mi ci raccapezzo più!....

E dicendo ciò lanciava nell’aria le sue povere mani rugose, con un gesto d’indifferenza proprio libertina....

L’indomani, per esempio, si ricordava bene di lui e citava mille piccole cose che egli aveva fatte o dette, e, tutto il giorno piangeva.

Oh! quelle serate d’inverno! quando le legna mancavano per accendere il fuoco. Lavorare, avendo freddo, lavorare per guadagnare la vita, cucire, dover terminare, prima di andare a letto, i lavori portati ogni sera da Paimpol!

La nonna Yvonne, seduta presso il cammino, restava [p. 104 modifica]tranquilla, i piedi contro le ultime bragie, le mani raccolte sotto il grembiale. Ma dal principio della serata bisognava cominciare sempre qualche discorso con lei.

— Tu non mi dici niente, figlia mia, perchè mai? Nei miei tempi ho conosciuto fanciulle della tua età che sapevano cantare. Mi sembra che, se tu volessi parlare un poco, saremmo meno tristi tutti e due.

Allora Gaud raccontava delle notizie che aveva sapute in città, o diceva i nomi delle persone che incontrava lungo la strada, e raccontava infine dei fatti che non interessavano nè la nonna, nè lei, fermandosi a metà quando vedeva la povera vecchia addormentata.

Niente di niente, niente di giovanile, intorno a lei. La sua bellezza era per consumarsi, solitaria e sterile....

Il vento del mare, che agitava la sua lampada, si aggiungeva al rumore delle canne, e sentendolo, Gaud pensava dolorosamente a Yann. Durante le notti di spavento, in cui tutto era scatenato e urlante, ella pensava con più angoscia a lui. E poi sola, solissima, con quella nonna che dormiva, aveva paura qualche volta e guardava negli angoli oscuri, pensando ai marinai, suoi avi, che erano vissuti là, che erano morti al largo durante simili notti, e di cui le anime potevano ritornare; non si sentiva protetta dalla visita di quei morti, dalla presenza di quella donna così vecchia, che era quasi dei loro....

Tutt’a un tratto fremeva dalla testa ai piedi, sentendo partire dall’angolo del camino un piccolo filo di voce rotta, come soffocata sotto terra. Con un tono brioso e leggiero, che dava freddo all’anima, la voce cantava:

Per la pesca d’Islanda mio marito sta per partire
M'ha lasciata senza un soldo
Ma.... trala trala, la la....

Ed allora subiva quel genere particolare di terno e piv vocato dalla compagnia dei pazzi. [p. 105 modifica]La pioggia cadeva con un piccolo rumore incessante di fontana, sentiva l’acqua dapertutto intorno a sè, un’acqua tormentata, frustante, raddoppiarle l’oscurità, e isolando, ancora di più le une dalle altre, le casupole sparse del Paese di Ploubazlanec.

Le sere di domenica erano per Gaud ancora più terribili, più sinistre a causa di una certa gaiezza che esse apportavano; erano delle sere gioiose, anche in quelle piccole capanne perdute della costa; vi era sempre qua e là qualche casetta chiusa, da cui partivano dei canti pesanti. Da dentro, delle tavole allineate per i bevitori; dei marinai che vi erano si asciugavano vicino al fuoco; i vecchi contentandosi di bere l’acquavite, i giovani corteggiando le ragazze e ubbriacandosi per stordirsi. E vicino ad essi, il mare, la loro tomba, cantava anche riempiendo la notte della sua voce immensa....

Certe domeniche, degli uomini a frotta che uscivano dalle osterie o ritornavano da Paimpol, passavano per quella strada presso la porta dei Moan; erano quelli che abitavano a Pors Even. Essi passavano molto tardi, scappati dalle braccia delle loro donne, amanti, non preoccupandosi di bagnarsi, abituati ai venti ed alle raffiche.

Gaud tendeva l’orecchio alle loro canzoni ed ai loro gridi, cercando di distinguere la voce di Yann, tremando al pensiero di poterla riconoscere.

Non essere venuto a rivederla era stato molto male da parte di Yann; e poi menare una vita così allegra dopo tanto poco tempo dalla morte di Silvestro; tutto ciò non era degno di lui! No, ella non lo riconosceva più e malgrado tutto non poteva distaccarsi da lui, nè credeva che egli fosse senza cuore.

Dal suo ritorno egli menava una vita molto dissoluta, inoltre vi era stato il giro abituale nel golfo in Guascogna, ed è sempre per quegl’islandesi un periodo di piacere, un momento in cui hanno nelle loro borse un po’ di danaro da spendere senza preoccupazione dei piccoli [p. 106 modifica]anticipiche i capitani danno loro per farli divertire, conto del danaro e del disagio della grande pesca.

Si era andati, come tutti gli anni, a cercare del sale nelle isole, ed egli si era di nuovo innamorato a Saint Martin-de Rè, di una ragazza bruna, la sua amante dell'ultimo autunno. Insieme avevano passeggiato, nelle vigne rosse, riempite dal canto delle allodole, tutte profumate dall’uva matura, dai garofani di sabbia, e dagli odori marini; insieme avevano cantato e ballato alle veglie di vendemmia dove ci si ubbriaca, d’una ebbrezza amorosa e leggiera, bevendo il vino dolce.

In seguito la Maria si era spinta fino a Bordeaux. Egli aveva ritrovato là, in un caffè tutto dorature, la bella canzonettista e si era lasciato adorare per otto giorni.

Ritornato in Bretagna al mese di novembre, aveva assistito a molti matrimoni di amici suoi, vestito dei suoi abiti da festa e spesso ubbriaco dopo mezzanotte, verso la fine del ballo. Ogni settimana gli capitava qualche nuova avventura, che le ragazze si affrettavano a raccontare a Gaud, esagerandola.

Tre o quattro volte l’aveva visto da lontano venirle di faccia sulla strada di Ploubazlanec, ma aveva fatto sempre in tempo per evitarlo, anche egli del resto prendeva, in quel caso, la strada della landa. Come per una tacita intesa, essi si fuggivano.