Poesie varie (Pascoli)/Prefazione alla prima edizione

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Maria Pascoli

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PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE


[p. vi modifica] [p. vii modifica]Non creda il lettore e la gentile lettrice, che io pretenda di fare ciò a cui non sono mai stata nè abile nè destinata. Fino a poche settimane fa, io aveva, nella vita, la mia missione, e come dolce! e perchè dolce, come facile!

Oggi, col presentare questa raccolta di poesie del mio adorato fratello, intendo solo di rendere a lui un mesto tributo di affetto e un doveroso segno di riconoscenza.

Altri, lo so, avrebbe potuto con più intelligenza scegliere e ordinare gli scritti; ma chi poteva farlo con più amore? E dall’amore mi sono lasciata guidare.

Sono sicura che gli occhi di lui, che miravano sempre avanti, non sarebbero più ritornati su tante vecchie carte col fine di rilevarci cose da offrire al pubblico; da poichè ora aveva tanto mutato nell’arte sua, e non usava assolutamente più certe forme antiche. Io, però, ci sono andata, sebbene col cuore [p. viii modifica]affranto, pensando che (a meno che io non bruciassi tutto, cosa a cui si ribella il mio sentimento), se non oggi, forse domani, quelle carte sarebbero state esaminate da altri. E così, tremando, presento alcuni versi giovanili di lui tratti in gran parte di su i manoscritti e in parte da vecchi giornali del tempo. Offro pure un gruppo di poesie famigliari, più o meno remote, col fine solo di fare apprezzare la gentilezza e bontà del gran cuore che le dettò. Seguono poi le cose degli ultimi tempi ch’egli non aveva ancora messe a posto; e la parte che c’è del “Piccolo vangelo„ che voleva compiere tra breve.

Col suo ultimo lavoro poetico, scritto con tanto amore per la nostra patria, apro il volume. Con ciò ho creduto di far cosa grata a lui e ai nostri soldati e marinai che combattono ancora in Libia. Essi ne ebbero conforto nel Natale! Lessero la dolce ode nelle trincee e passarono la sacra notte (essi stessi glielo scrissero) proprio come ivi è descritta. A me risuona sempre quel verso ch’egli ogni tanto ripeteva sfiorandolo appena con la voce, e dandogli una velocità come di ale: L’Italia! l’Italia che vola!

Oh! il trionfale inno ch’egli già meditava e che [p. ix modifica]gli eroici combattenti attendevano sicuri da lui! Non verrà: l’ha portato via con sè insieme a tante altre cose destinate alla sua Italia diletta!

Non occorre ch’io presenti, con mie povere parole, il grande artista che ha voluto concorrere ad abbellire l’edizione. Tutti lo conoscono e capiscono subito che è lo stesso che illustrò gli altri volumi. Forse, in queste illustrazioni, vediamo qualche cosa di più soave, di più delicato... quasi che sull’anima del pittore fosse passata la carezza dell’anima del poeta...

O voi che leggete, abbiate un pensiero di compianto per il dolce assente, e un benevolo compatimento per la sua infelice sorella

Maria Pascoli.

Bologna, maggio del 1912.


NOTA ALLA SECONDA EDIZIONE

Mancano, in questa seconda edizione, le odi a Gaspare Finali, A riposo, Alla cometa di Halley, Ad una rocca, Chavez, Abba e l’Inno a Dante che hanno trovato il loro posto nella terza edizione testè pubblicata di Odi e Inni. Così aveva stabilito l’autore stesso. Restano tuttavia molte altre cose che non erano scartate o dimenticate dall’autore, ma che si riservava di includere nel volume unico che non gli riuscì di fare. Inoltre aggiungo molte cose antiche e molte cose più recenti, piccole cose, se si vuole, ma piene di grazia. Nell’indice sono segnate con asterisco.

M. P.

Castelvecchio, luglio del 1913.
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