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Tutte le agricolture futuribili

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Tutte le agricolture futuribili
III V


A BOLOGNA IL FORUM INTERNAZIONALE DI NOMISMA

Summit della scienza e della tecnologia agraria, convocato da Nomisma, sul futuro dell’agricoltura del Pianeta. Al di là degli interessi finanziari e commerciali, di cui discutono, poco riservatamente, i patron dell’incontro, Prodi e Gardini, gli scienziati pronosticano che il 2000 sarà tornante capitale per i rapporti tra l’uomo e le risorse del Pianeta. Se tutti concordano, tuttavia, nel reputare la scadenza capitale, le divergenze sono incolmabili sulla configurazione del quadro oltre il traguardo. Uniche certezze nel quadro incerto, la constatazione che viviamo in un periodo interglaciale, e che la terra potrebbe raffreddarsi e ridurre le potenzialità agricole, mentre la popolazione del Globo continuerà, nei decenni futuri, a dilatarsi.


Lo scenario ha presentato più di un connotato irreale: un uditorio tanto affollato quanto ad un convegno sulla politica agraria non si registrava, forse, dalle assise che precedettero il varo del "quadrifoglio" di Giovanni Marcora, nello stesso auditorio un turnover tale per cui il pubblico é cambiato, durante i tre giorni, almeno tre volte, la curiosa visione dei due anfitrioni più illustri, Prodi e Gardini, che mentre la sala ascolta gli aruspici chiamati da Washington, da Parigi e da Cambridge, sviluppano, al tavolo di presidenza, un'interminabile, calorosa trattativa commerciale, in ossequio al perentorio “vietato fumare” scritto al neon, accendendo una sigaretta col mozzicone di quella precedente, il Ministro che pronuncia un discorso la cui assonanza con gli 'interessi dello sponsor, Gardini, é tale da indurre qualcuno a chiedersi chi sia l'addetto alle pubbliche relazioni del "vero" ministro dell'agricoltura, il regista del kolossal del futuribile agrario, Giuseppe Medici, che conclude i lavori ricordando, con ironia pungente, ai vati susseguitisi al microfono, una serie di verità che nell'anelito ad impossessarsi del futuro remoto hanno dimenticato, trascurando il peso che continueranno ad esercitare sul futuro prossimo.

Prescindendo, tuttavia, dallo scenario, ed approfondendo l'esame dei dati e delle ipotesi contenute nelle relazioni, la messe dei voluminosi papers presentati, nel corso del convegno organizzato a Bologna da Nomisma, la società di consulenza economica dell'lri e della Banca Nazionale del Lavoro, dal Gotha dell'economia e della tecnologia agraria internazionale, ha proposto un'occasione preziosa per riflettere sulle strade che l'agricoltura sta percorrendo avvicinandosi al tornante dell'anno 2000, un tornante oltre il quale attende l'umanità l'appuntamento con eventi privi di precedenti nel suo cammino millenario: primo tra tutti l’ulteriore moltiplicazione della sua entità numerica, poi le conseguenze di attività e tecnologie di cui essa possiede la chiave senza conoscere le reazioni che esse possano innescare nel mondo fisico e biologico, infine le trasformazioni dei modi di produrre e di consumare, dei rapporti economici, delle abitudini di vita che investono tutte le società del Pianeta.

Venti analisi compiute sulle fondamenta di conoscenze penetranti e aggiornate, altrettante ipotesi sul futuro, opposte e inconciliabili, come opposti e inconciliabili sono, inevitabilmente, i parti della futurologia, che non è scienza ma esercizio logico, o dottrina filosofica. La constatazione non contraddice il riconoscimento del livello scientifico delle analisi proposte nel corso del convegno: lo scienziato assolve al proprio compito di sperimentatore dei fenomeni della realtà misurando eventi obiettivi e scoprendone le correlazioni: quando, della realtà che ha sottoposto a radiografia, prospetta l'evoluzione futura, assolve ad un compito che non é più quello di scienziato, che é compito di uomo di cultura, o, addirittura, di uomo politico. Per proiettare verso il futuro il risultato di indagini scientifiche é necessario, infatti, presumere la continuità di fenomeni attualmente prevalenti, supporre l'imporsi di fenomeni latenti, immaginare l'emergere di fenomeni nuovi, compiendo opzioni che sono connesse alle acquisizioni sperimentali da un legame che non é sperimentale ma intuitivo, quindi soggetto ai condizionamenti ideologici e alle attitudini psicologiche, che non può essere sottomesso all'imparziale obiettività della scienza.

Che la messe delle relazioni proposte non potesse essere composta in un Manifesto Nomisma sull'agricoltura del 2000 lo ha ribadito, a conclusione dei lavori, Giuseppe Medici, che sottolineando l'impossibilità di una sintesi si é preoccupato di integrare le ipotesi naturalistiche, economiche e tecnologiche evidenziando alcune condizioni politiche e sociali del quadro agricolo mondiale tanto sfuggenti da dissolversi nei panorami futurologici proposti all’uditorio.

Se non ha tentato la composizione delle tesi contrapposte Medici, una. sintesi dei lavori non si é proposto di operare Filippo Maria Pandolfi, che in perfetta sintonia con le opzioni, inespresse ma non meno chiaramente note, di Raoul Gardini, e contro le asserzioni di alcuni dei relatori più illustri, ha sostenuto con calorosa passione la tesi, in sé poco appassionante, che se etanolo da cereali hanno deciso di produrre Francia e Germania, etanolo da cereali deve distillare anche l'Italia. Quanto irrazionale possa essere in termini energetici ed economici non importa.

Al di là dell'opzione pro o contro l'etanolo, la scelta delle coordinate secondo le quali costruire il quadro ipotetico dell'agricoltura del futuro propone interrogativi affascinanti. Ed é stata affascinante l'ampiezza di orizzonti geologici, climatici, biologici, in cui li ha proposti, nella relazione introduttiva, Charles Pereira, già coordinatore della sperimentazione agraria dei Dominions di sua Maestà britannica, che ha ricordato che produzione agricola significa essenzialmente sfruttamento biologico del calore del sole, un dono di cui nei due milioni di anni da cui l'uomo abita terra, la terra ha goduto in modo estremamente discontinuo, con il dilatarsi ed il contrarsi delle calotte polari che ha costretto i primi gruppi umani alla ricerca di sedi di vita diverse, a distanze di migliaia di chilometri le une dalle altre. Dopo una serie di fluttuazioni di cui sussistono anche testimonianze storiche, viviamo nel cuore di un ciclo interglaciale: secondo il calendario del cosmo nel futuro della terra nuove glaciazioni sono evento sicuro. Quando si compiranno non possiamo sapere, ma sappiamo che le loro conseguenze sulle capacità della terra di alimentare l'umanità saranno drammatiche. Come saranno drammatiche, ha aggiunto lo studioso inglese, le consegue dell'attuale spostamento del baricentro della popolazione mondiale dalle aree temperate verso i tropici. Le grandi civiltà che conosciamo sono state, ha insistito Pereira, civiltà radicate nel clima temperato, dove lo sfruttamento agricolo della terra può realizzarsi in forma alquanto stabile. Mentre la popolazione delle aree temperate é ormai costante, sta crescendo vorticosamente quella dei paesi tropicali, dove lo sfruttamento del suolo degenera facilmente in sovrasfruttamento e in distruzione delle attitudini agricole della biosfera, un fenomeno già tragicamente evidente in decine di paesi. Con quali conseguenze, se non se arresterà il corso, non é dato prevedere, certamente infauste per la società umana.

Mentre i problemi ecologici si aggravano la tecnologia agricola sta realizzando traguardi alcuni decenni fa inimmaginabili: paesi per decenni deficitari di derrate alimentari hanno raggiunto una pure apparente, per l'inadeguata distribuzione, autosufficienza alimentare: i surplus sono diventati un'autentica ossessione della politica internazionale, causa di attriti sempre più gravi. Ma mentre l'analisi della domanda mondiale di alimenti, destinata a dilatarsi parallelamente alla crescita della popolazione, mostra nei surplus un problema apparente, l'esame delle capacità economiche dei paesi in grado di ampliare il proprio assorbimento non induce all'ottimismo sulle le capacità di acquistare il cibo di cui necessitano.

Come si evolverà la loro economia? Disinnescheranno la bomba demografica? Innescheranno processi di sviluppo? Adotteranno modalità di consumo di tipo occidentale? E, intanto, quali strade percorreranno i consumi nelle “società di anziani" dell'Occidente?

Cento domande, cento risposte, nessuna soluzione. Ma al di là dello spot pubblicitario a sostegno dell'etanolo, i compiti di un convegno, come quello di Bologna, sul futuro dell'agricoltura, non consistono tanto nel confezionare risposte o di prescrivere ricette, quanto nel precisare gli interrogativi cercando una risposta ai quali l'umanità é chiamata a disegnare il proprio futuro.

Terra e vita n° 38 1986