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Antonio Saltini

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Gli editoriali del vicedirettore
1985/1987

Indice

CENSIMENTO DELL'AGRICOLTURA: RAGIONANDO SUI NUMERI

Nelle campagne modenesi negli ultimi anni non si sono registrati acquisti di terra che da parte di coltivatori diretti. Acquisti realizzati spesso con denaro contante. Sono i coltivatori più bravi: come in tutte le agricolture del mondo sono gli uomini che guidano il trattore e che governano il bestiame alla mattina quelli che guadagnano, e che ampliano le aziende. Ma ci sono migliaia di coltivatori meno abili, non meno laboriosi, che soffrono in aziende troppo piccole, e non capiscono perché il grande proprietario che, oltre il fosso di confine, perde, ogni anno, decine di milioni, o il vecchio coltivatore che, settantenne, è costretto a affidare tutti i lavori al contoterzista, non cedano la terra a chi è pronto a pagare, onestamente e puntualmente, un affitto. Ma il vicino, grande proprietario o coltivatore, non affitta: teme di perdere la terra per sempre. Il giovane costretto a lasciare la campagna perché l’azienda del padre è troppo piccola non capisce: dovrebbe chiedere alla confederazione che lo rappresenta, qualunque ne sia l’ispirazione corresponsabile di quarant’anni di demagogia sulla concessione della terra, che gli strateghi agrari, comunisti o democristiani, hanno voluto si traducesse in espropriazione, chiudendo la strada del futuro agli eredi dei beneficiari del trionfo del populismo fondiario

- (Terra e Vita n. 40, 12 ottobre 1985)


TRADIZIONI GASTRONOMICHE E EXPORT AGROALIMENTARE

Preoccupato del deficit alimentare, il presidente Craxi rimprovera periodicamente l’italica gente di avere dimenticato, mentre il mondo scopre pizza e tortellini, il salme per il caviale, e di avere sostituito il Borgogna al Barbera. E’ esplosa sul pianeta la moda del cibo italiano: non solo contadini e negozianti del Bel Paese paiono incapaci di approfittare della passione mondiale per la pizza, pretendono di condire la tartina con il pâté de fois. Possiamo partecipare all’amarezza presidenziale: pizza e tortellini sono diventati un affare planetario, ed è aspirazione legittima di chi la pizza ha inventato percepire le royalties del successo mondiale, ma salvaguardare il vocabolario che inizia con Albana e termina con Zibibbo impone di misurarsi con difficoltà immani: si possono tutelare, ed è già ardimentoso, le denominazioni geografiche, non si possono tutelare nomi generici, come tortellini e mozzarella. Un grande piano nazionale, che legasse indissolubilmente pizza e spaghetti al sole di Napoli, potrebbe, probabilmente, ricavare dal patrimonio gastronomico nazionale interessi copiosi, ma è possibile unire le energie agricole, industriali, commerciali della feconda terra italica? Se mai lo fosse, nell’attesa chi può si ingegna con l’espediente locale, che se non tutelare l’italianità della pizza su scala globale, consente ai paladini dell ‘Italian style di brindare, per capodanno, con champagne originale, quello fatto proprio a Epernay. - (Terra e Vita n. 12, 22 marzo 1986)


AGRICOLTURA SENZA STRATEGIA ALLA RIPRESA POLITICA

Dopo il primo temporale d’autunno il cronista agricolo può fare ritorno agli uffici da cui si governa la patria agricoltura: i dirigenti sono tornati da Pantelleria e Courmayeur, gli impiegati da Fregene e Ladispoli, si può chiedere e ottenere risposte. Ma il tenore di ogni incontro conferma la desolazione del quadro. Dopo anni di attesa la Spagna è parte della Cee, ed è entrata con lo stile della Francia, che a Bruxelles ha sempre preteso direzioni generali, non con quello dell’Italia, i cui rappresentanti hanno imposto l’assunzione di stuoli di autisti e telefoniste del proprio collegio elettorale. Così, in un sodalizio in cui i rapporti saranno sempre più crudi, i dossier spagnoli conosceranno attenzioni impossibili a quelli italiani. Né gli agricoltori del Bel Paese possono sperare un’attenzione maggiore dai responsabili politici nazionali: il loro peso elettorale non è più quello del 1948, ai leader nazionali campagne prive di peso elettorale non interessano più. Si depreca da anni l’emarginazione dell’agricoltura: non era che l’inizio di quanto dovremo conoscere.

- (Terra e vita n. 37, 20 settembre 1986)



A BOLOGNA IL FORUM INTERNAZIONALE DI NOMISMA

Summit della scienza e della tecnologia agraria, convocato da Nomisma, sul futuro dell’agricoltura del Pianeta. Al di là degli interessi finanziari e commerciali, di cui discutono, poco riservatamente, i patron dell’incontro, Prodi e Gardini, gli scienziati pronosticano che il 2000 sarà tornante capitale per i rapporti tra l’uomo e le risorse del Pianeta. Se tutti concordano, tuttavia, nel reputare la scadenza capitale, le divergenze sono incolmabili sulla configurazione del quadro oltre il traguardo. Uniche certezze nel quadro incerto, la constatazione che viviamo in un periodo interglaciale, e che la terra potrebbe raffreddarsi e ridurre le potenzialità agricole, mentre la popolazione del Globo continuerà, nei decenni futuri, a dilatarsi

- (Terra e Vita n. 38, 27 settembre 1986)


SI AGGIRA TRA CONVEGNI E TAVOLE ROTONDE

La qualità è la nuova frontiera dell’agricoltura italiana. Che alla qualità siano legate le sorti future delle nostre campagne è convincimento che dopo il proclama scoppiettante di Stefano Wallner, autore di titoli di successo e di pellicole da dimenticare, tutti i responsabili agricoli, nazionali, regionali, confederali, recitano in coro. Non è facile prevedere quando e quanto mozzarella, aceto balsamico e grappa di Picolit contribuiranno alla ricchezza nazionale, il risultato certo, fino ad ora, della strategia della qualità è il fiorire del business del convegno su specialità note o ignote, che camere di commercio, assessorati regionali e consorzi cooperativi organizzano a gara. Assoldando, per proclamare il nuovo verbo, sociologi, giornalisti e imbonitori che non debbono attendere, come il produttore di Asiago o di Teroldego, che le luminose attese si traducano in vendite: per loro, gli alfieri del messaggio della qualità, i benefici non sono speranza di domani, sono l’assegno, l’albergo, il ristorante di oggi, il libro, pagato ieri per essere scritto domani.

- (Terra e vita n. 7, 14 febbraio 1987)