Prologo recitato nell'Accademia de' Felsinei in morte di Giulio Perticari

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Dionigi Strocchi

1822 P Indice:Strocchi - Elogi e discorsi accademici.djvu discorsi letteratura Prologo recitato nell'Accademia de' Felsinei in morte di Giulio Perticari Intestazione 4 ottobre 2017 25% discorsi

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[p. 43 modifica]Quando la morte e la fortuna privano il mondo d'uomini singolari, al pianto, che si fa per le case de' congiunti e degli amici risponde la città, la provincia, tutta la nazione. Allora più curiosamente se ne discorrono le gesta, se ne domandano i particolari della vita, se ne cercano le immagini; e gli encomi solenni, e i pietosi richiami non sembrano tanto dovuti alla memoria e all'onore de' morti quanto all'aspettazione e al desiderio de' vivi. Degno della greca e della romana civiltà fu quel pensiero, che entrò nell'animo di Pericle e di Publicola quando si recarono a consolare con publico sermone il comune dolore nell'assenza di tali, che alla patria carissimi mentre che vissero, meritarono ancor [p. 44 modifica]dopo morte di rimaner vivi nella rimembranza e nel petto de' cittadini. Umana veramente e giustissima usanza, che in andar di tempo, e in mutar di costumi fu vista scadere del suo pregio nativo quanto si diede a celebrare talora il valor mediocre, e più sovente il fasto di quelle vite, che non per altro modo parvero dividersi dalla schiera vulgare, se non perchè Fortuna le volle in cima del suo cieco favore. Simile biasmo non toccherà noi, che siamo qua convenuti per onorare, quanto le nostre parole hanno potere, la memoria di un nostro collega lume di probità creatura delle muse fama novella di nostra nazione il Conte Giulio Perticari, il quale tutta la ragion delle lettere altamente con l'animo abbracciando nel valor dello scrivere a tal segno arrivò, che ne vivrà lodato in fin che vita e lode avranno le arti lodevoli. Privilegiato da natura di quelle fibre, che pel subito risentirsi all'aspetto del vero sono il fondamento e l'origine di ogni arte bella, spaziò ape ingegnosa sulle cime de' più bei fiori dell'aureo Trecento, e nella Divina Commedia attinse massimamente i modi del suo dire leggiadro e maestoso. Or se agli uomini illustri non è patria unicamente il luogo del nascimento, ma tutto quello spazio di terra e di aria quantunque si stende, ovunque si ode il suono di una medesima favella, il pianto e desiato nome di Giulio Perticari in note di dolore risuoni in ciascun lato d'Italia, e massimamente qui dentro mura di città, della quale sono cittadine le Muse, e cittadini quanti sono in Italia seguaci degni delle medesime. Anime gentili, che vi godete nelle lodi di un famoso di nostra nazione, porgete cortese orecchio a prose e a [p. 45 modifica]rime, che l'amor della patria, e l'onor de' begli studi hanno dettate. Così il vostro ascoltare sia con diletto; come non senza qualche giovamento sarà il nostro dire. Che quante volte si rende pregio a virtù, tante l'ingegno umano s'imbeve dell'affetto della medesima, e s'incuora a durar la fatica, che i Fati collocarono innanzi alle gloriose e memorabili imprese.


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