Prose (Foscolo)/I - Scritti vari dal 1796 al 1798/VI. Il genio democratico - Manifesto

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VI. Il genio democratico - Manifesto

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VI. Il genio democratico - Manifesto
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VI

Libertá Eguaglianza

IL GENIO DEMOCRATICO

MANIFESTO

[maggio 1798]


[Dalla riproduzione fattane da Camillo Antona-Traversi, nella Rassegna emiliana, a. II, fasc. 7, luglio 1899, pp. 45-8.]

Tutti s’interessano delle notizie straniere, molto piú di quelle che hanno relazione con lo stato attuale della repubblica. Gli occhi dell’Europa stan intenti ai congressi di pace, alla guerra fra l’Inghilterra e la Francia ed alle spedizioni di Bonaparte. L’interesse, l’ozio, la curiositá vanno tutto giorno tessendo la storia di questa o di quella sconfitta: uno predice vittorie, mentre l’altro va magnificando il valor de’ nemici; questo ha in pugno la pace, nel tempo stesso che l’altro vede calare dall’Alpi un torrente di truppe per rincominciare la guerra. E non in Bologna o nella Cisalpina soltanto, ma in tutta l’Italia, e per l’Europa tutta si vann’agitando i contrari partiti, per conseguenza i falsi rumori: quindi tutte le falsitá, tutti i calcoli, tutte le notizie, che a dispetto della veritá e della ragione c’innondano co’ pubblici fogli. Ma, se la nostra posizione geografica non ci mette a portata di raccogliere e di spargere rapidamente tutte le novelle del giorno, noi invece siamo al caso, appunto per la loro tardanza, di pesare le piú importanti e di non scegliere che le piú vere. Poche dunque saran le notizie straniere del Genio democratico, ma tali da non lasciare in dubbio chi legge sulla loro autenticitá. [p. 34 modifica] E dove anche vi fossero tali numeri che direttamente o indirettamente riguardassero la nostra repubblica, noi non ci asterremo di pubblicarli, accompagnandoli con quelle modificazioni di certezza con le quali le abbiamo noi ricevute. Questo in quanto all’articolo primo.

Rispetto all’articolo secondo, risguardante le notizie nazionali, noi ci abbiamo proposto di distenderci molto piú, sì perché siamo in caso di saperle con rapiditá e con certezza, sì perché gl’interessi della nostra famiglia devono occuparci assai piú degli interessi generali. Chi non conosce la storia giornaliera della propria patria s’avvicina di buon grado alla schiavitú. Alla aristocrazia de’ nobili succede il raggiro de’ piú illuminati, i quali, prevalendosi dell’ignoranza comune, congiurano o con la prepotenza de’ ricchi o con la forza dello straniero, fino a che la repubblica perde la sua indipendenza, e il popolo la propria sovranitá. Né giova illudersi. Le scienze e le arti renderanno l’uomo meno feroce, ma non lo purgheranno dalle passioni, le quali sono l’elemento della vita. Anzi, raffinate le passioni per mezzo di lumi, il piú dotto diverrá il piú astuto, e si servirá delle proprie cognizioni per appagare la libidine di dominare e la smania di possedere. Necessario dunque ci sembra che questo giornale serva quasi di storia attuale della repubblica cisalpina. Quindi non solo tutti i fatti piú interessanti, ma tutti i menomi cangiamenti, tutti i caratteri delle autoritá costituite, tutte le leggi, tutte le pubbliche carte vi saranno giornalmente inserite. Istruendoci della finanza, della forza, de’ costumi della repubblica, ne istruiremo i lettori. Di tutti gli atti pubblici che saranno stampati ne daremo un cenno, se poco importanti; un estratto, se utili e necessari a sapersi. Né taceremo de’ circoli costituzionali, ove si riaprano; e, senza riportar tutto, né tutto biasimare o lodare, presenteremo quello che può accrescere i lumi e dar un’idea dello spirito pubblico di questo dipartimento.

Verserá l’articolo terzo sopra istruzioni popolari politico-morali. Questi saranno principi generali, esposti semplicemente e applicati al nostro stato attuale. Esamineremo in séguito tutte le costituzioni delle antiche repubbliche, paragonandole sempre [p. 35 modifica] alla nostra, ne rileveremo i vantaggi di quelle e di questa, proporremo quelli che si potrebbero addottare da noi nella riforma futura della costituzione e quei difetti che si dovrebbero sradicare; non pretendendo di riferire in ciò che la semplice nostra opinione. E come i fatti istruiscono e appagano, piú che i principi, tutti coloro che non sanno, non possono e non vogliono meditare (i quali formano la pluralitá), cosí noi nell’esame delle antiche costituzioni v’inseriremo i piú celebri di storia, specialmente riguardante le vite degli illustri repubblicani.

A questo articolo stesso appartiene l’istruzione sopra i costumi. «Quid leges sine moribus?». Si predica sempre questa semplice veritá; non la si applica mai. Parve che i nostri giornalisti abbiano avuto in mira questa istruzione, quando, convertendo i scritti consacrati alla popolare istruzione in altrettanti libelli, tentarono d’infamare i cittadini, accusandoli scioccamente e perfidamente, in modo che si toglieva l’onore senza scoprir la veritá e senza punire il preteso reo per mezzo di tribunali. Quando Atene ammise questa sorta di satire su la scena, fomentò le divisioni, vendè l’onore a vil prezzo, perché non puniva chi con un tratto di penna segnava d’infamia i Socrati ed i Focioni, e perdé dopo non molto la sua libertá. Diverso dal praticato sará il nostro sistema. Parleremo in generale dei costumi delle antiche repubbliche e de’ costumi della nostra. E se proveremo che la libertá degli antichi ebbe origine e sostentamento piú dalle buone usanze che dalle buone leggi, noi vedremo per conseguenza che non avrem mai libertá sino che la nostra patria non sará purgata da quegli uomini e da quei vizi che la appestano e che la strascinano alla totale dissoluzione.

Resta a parlare del quarto articolo, spettante alla bibliografia. Vano sarebbe il ridire quanto influiscano i lumi e gli ingegni alla libertá, e quanto la stampa influisca ai lumi e agl’ingegni. E’ pare che dopo la Rivoluzione l’arte tipografica e libraria siano decadute in Italia; e, dove prima i piú grandi italiani presentavano in tutti i generi i capilavori delle scienze e dell’arti, si siano adesso e stampatori e librai ristretti a negoziare di giornaletti, di carte efimere, di libelli e di satire fescenine. Anziché [p. 36 modifica] compiangere questa disgrazia, noi la vogliamo attribuire alle inquetudini delle guerre, ai tumulti delle rivoluzioni e agli uomini naturalmente istabili ed ambiziosi, che abbandonarono i studi e le muse per aver parte ne’ pubblici affari. Speriamo collo stabilimento della repubblica il ristabilimento della letteratura. Frattanto noi andremo accennando tutti gli utili libri che si stampano nella Cisalpina e in Italia, facendo l’estratto de’ piú nuovi. Nello stesso tempo, senza perderci in vani cataloghi, annunzieremo le edizioni che si fanno in Francia di tutte le opere necessarie alla educazione repubblicana.

G. D. U. Foscolo.


Il prezzo, di dieci paoli per trimestre anticipati, compresevi le spese del bollo. Uscirá tre volte per settimana. Le associazioni si ricevono alla stamperia del Genio democratico. Il sesto sará in foglio.