Vai al contenuto

Questa, che 'l bianco piè di Citerea

Da Wikisource.
Ancor non sapev'io, bella mia Flora Rotte giá l'onde da l'ardenti rote
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Poesie varie (Marino)/I sonetti amorosi


[p. 93 modifica]

xxxvii

la rosa caduta alla sua ninfa

     — Questa, che ’l bianco piè di Citerea
trafisse ignudo e del suo sangue tinta
rosseggia ancor, giá fresca, o caro Aminta,
a la tua Lidia in bocca oggi ridea.
     Ma, mentre odor piú dolce indi traea,
di piú vivo color sparsa e dipinta,
secca, qual vedi, e vergognosa e vinta
cadde dal labro, ch’agguagliar credea. —
     Sí disse Coridon. Mirolla fiso,
e ’n lei di pianto un rugiadoso gelo
il misero pastor stillò dal viso.
     — Felice rosa — ei disse, — oh dal tuo stelo
teco nato fuss’io, teco reciso!
Come sdegnar puoi tu gli orti del cielo? —