Renovatione della Chiesa/Lettere personali/25

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Lettere personali
lettera 251

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AL PADRE GIOVANNI BATTISTA RABATTÀ.

MONTE SENARIO.

Molto Reverendo in Christo, Padre. Salute.

Ho preso spiritual consolatione in ricever la gratissima vostra, mentre scorgo in quella qualmente tenete ancor memoria di me nelle vostre orationi, il che mi è di gran contento trovandomi bisognosissima di quelle. Tale qual sono, io non mancho né mancherò mai di far l’istesso per voi imparticolare et per tutta la Congregatione, acciò nostro Signore Dio l’aughumenti in ogni perfettione sempre.

Quanto poi a quello di che imparticolare nella vostra mi ricercate, mi duole assai non esser tale che possi apportarli verun sollevamento in tal sua aflittione et perplessità, della qual, in sentendola, sa il Signore Dio quanto li compatisca cordialmente. E in ciò li rispondo a quello di che mi ricerca semplicissimamente quanto ne sento, il che è questo: che se io mi ritrovassi in tal perplessità, mi rigetterei totalmente nell’obbedienza del superiore.

E quanto esso giudicassi e li paressi, a quello mi appiglierei sicurissimamente, sendo che, sì come meglio di me intendete e sapete, già mai ci possiamo ingannare mentre stiamo posati all’obbedienza.

E se il superiore mi permettessi che io pigliassi tutte quelle habilità che fanno di bisognio alla conservatione della sanità, senz’altra consideratione le prenderei con gran quiete e pace interiore. E se il contrario, mi andrei persuadendo che il Signore Dio ciò permettessi per provarmi in tal cosa. E m’aquieterei anco in questo, perché mi vò persuadendo che il Signore gusti vié più del cuor pacifico, che di qual si voglia altr’ operatione.

Oltre che mi credo, che honoreresti egualmente Dio a pigliare quell’habilità, che mi penso la vostra santa regola vi conceda in caso di debilità di complessione.

Quanto a tener per qualche tempo tal rigore e da poi infermarsi per lungo tempo e non posser far niente, il che, se bene l’infermità non è da disprezzare sendo molto giovevole all’anime nostre alcune volte, non di meno non deve già mai darsi a quella occasione, come ben sapete.

E se sua divina Maestà vi à chiamato a tal vocatione, come certo si può creder, non però sarete il primo che il Signore à chiamato a instituto, che poi per occulti suoi secreti non li à dato forze da posser seguirli, compiacendosi esso così.

Il che noi dovemo in tutto rassegnarci in esso suo santo volere; del che vi prego cordialmente a far tal petitione del continuo per me, acciò io adempischa quello perfettamente.

Né sendo questa per altro, di nuovo mi raccomando alle sue sante orationi e li chieggo la paterna beneditione.

Dal nostro Monastero, il dì 10 di marzo 1605 [1606].

Di V. R. affetionatissima in Christo


Suor Maria Maddalena de’ Pazzi

Note

  1. unica che se conserva portando soltanto la sottoscrizione autografa della Santa
  2. unica che se conserva portando soltanto la sottoscrizione autografa della Santa