Quel grande, che fatale a Roma nacque,
A cui gli allori delle Gallie dome,
Onde appagarsi al guasto cor non piacque,
Dato men ampio avrian, ma più bel nome;
Mentre ei sperava indiademar sue chiome,
E scorrer sangue fea del Tebro l’acque,
Già in cor tiranno, e in dubbio sol del come;
Chiesto qual morte ei sceglieria, non tacque.
La più affrettata, ed aspettata meno,
(Diss’ei) di tutte morti è a me la prima.
E in ver fu il suo parlare arguto e pieno.
Ma il divin Cato di virtude cima,
Detto avria: sempre muor forte e sereno,
Di qual sia morte, chi se stesso estima.