Se all’eterno fattor creder potessi
Cosa esser grata un vile ozio devoto,
O se finger di crederlo sapessi,
Giurerei forse oggi di Bruno il voto.
Dell’ampio mondo traditore il vuoto,
I casi varj e sempre pur gli stessi,
E l’aspra noja, e il rio languor mi è noto;
Nè più vedrei, se in lui mill’anni io stessi.
Parte di me miglior, mia donna, m’odi:
O insieme in solitudine rimota
Vivremo un giorno in dolci e lieti nodi;
O ch’io, vivo sepolto in terra ignota,
Sempre piangendo, cantando tue lodi,
Sospirerò che morte mi percuota.