Tosto ch’io giunga in solitaria riva,
Quanto a me si appresenta, o poggio, o piano,
O selva, o mormorio d’acque lontano,
Tutto a prova mi accende e vuol ch’io scriva.
Eppur, non sempre avvampa in fiamma viva
Del par la mente; onde avvien poi, che vano
Spesso è il mio carme, e che fors’anco è insano
Quasi d’uom che abbajando in rime viva.
Muto, deh pur, come di lingua il sono,
Foss’io di penna! o al buon Vulcan sapessi
Il neonàto Sonetto offrire in dono! —
Noi siam ben tutti appieno in ciò gli stessi;
L’ultimo parto, ci par sempre il buono;
Ma il precedente pure arder non dessi.