Greca, al ciglio, alle forme, al canto, al brio,
Soavemente maestosa io veggio
Beltà, che trarre dall’etereo seggio
Potrebbe in terra il magno Olimpio Dio.
Mentre, tutto occhi, attonito resto io,
Nè so se di adorarla osar pur deggio;
Mentre in un sacro tremito vaneggio,
Non prevedendo scampi al morir mio;
Eccola in fogge mille, oneste e vaghe,
Con bell’arte atteggiarsi: or viva pietra
Sta, dal gran Fidia sculta; or l’opre maghe
Di Apelle imíta; or lieta, or grave, or tetra,
Divina ognor; nè sai qual più ti appaghe:
Stupore immenso i riguardanti impietra.