Per la decima volta or l’Alpi io varco;
E il Ciel, deh, voglia ch’ella sia l’estrema!
L’Italo suol queste ossa mie, deh prema,
Poichè già inchina del mio viver l’arco!
Di giovenile insofferenza carco,
Quando la mente più di senno è scema,
Io di biasmarti, o Italia, assunsi il tema,
Nè d’aspre veritadi a te fui parco.
Domo or da lunga esperïenza, e mite
Dai maestri anni, ai peregrini guai
Prepongo i guai delle contrade avíte.
Meco è colei, ch’ognor seguendo andai:
Sol che sian pari le due nostre vite,
Chieggioti, Apollo, s’io fui tuo pur mai.