Podagra acerba, che sì ben mi mordi
I piè, che in letto conficcato mi hai;
Se di Venere e Bacco infra i bagordi
Tu nasci, or con che dritto in me ti stai?
Poco tua madre, e il genitor non mai
Conobbi; onde, o tu pace appien mi accordi,
O il padre almen cangiar per me dovrai,
Perchè intera mia fama non si lordi.
L’ardente Apollo, il nobil Dio dei carmi,
Con sua fiamma vorace hammi consunto
Quel vigor, che potea da te sottrarmi.
Di lui sei figlia; ed egli, il so, t’ha ingiunto
Di non osar la mente strazïarmi:
Basta il mio frale al tuo crudele assunto.