A tardo passo, al sospirato loco,
Cui solo abbella di mia donna il volto,
Dopo dodici lune ho il pié rivolto;
E fortuna a me par più mite un poco.
Ma, per lo pianger lungo, io son sì fioco,
L’ingegno in nebbia così densa è avvolto,
E intero il cor sì nel dolor sepolto,
Che al canto invan l’alta mia Diva invoco.
Pur, sì invasa ho di lei la mente, e il petto
Caldo così, che parmi, anco senz’arte,
Abbiano i miei sospiri a dar diletto.
Ma s’io m’inganno, almen sfogato in parte
Avrò quel dolce vario-mesto affetto,
Che me dal volgo, e da me stesso, parte.