Quel tetro bronzo che sul cuor mi suona,
E a raddoppiar mie lagrime m’invita,
Ogni mio senso istupidito introna,
E mi ha la fantasia dal ver partita.
Di lei, che lungi sol dagli occhi è gita,
Parmi ch’io veggo la gentil persona
Egra giacente all’orlo della vita,
Che in questo pianto or solo mi abbandona.
E in flebil voce: o mio fedel (mi dice)
Di te mi duol; che de’ sospir tuoi tanti
Nulla ti resta, che vita infelice.
Vita? no, mai. Dietro a’ tuoi passi santi
Io mossi, ove al ben far m’eri radice;
Ma al passo estremo, irne a me spetta avanti.