Te chiamo a nome il dì ben mille volte;
Ed in tua vece, morte a me risponde:
Morte, che me di là dalle triste onde
Di Stige appella, in guise orride e molte.
Cerco talor sotto le arcate volte
D’antico tempio, ove d’avelli abbonde,
Se alcun par d’alti amanti un sasso asconde,
E tosto ivi entro le luci ho sepolte:
Sforzato poi da immenso duolo, io grido:
Felici, o voi, cui breve spazio serra,
Cui più non toglie pace il mondo infido! —
È vita questa, che in continua guerra
Meniam disgiunti, d’uno in altro lido?
Meglio indivisi fia giacer sotterra.