Rivista di Scienza - Vol. I/Einführung in die Deszendenztheorie

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Andrea Giardina

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Sulla trasmissibilità dei caratteri acquisiti Die Mneme
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Karl Camillo Schneider, professore di Zoologia all’Università di Vienna - Einführung in die Dezsendenztheorie. 147 pag. con 108 figure nel testo, 2 tavole e una carta. Jena, Fischer, 1906.

L’Autore, noto tra i biologi principalmente pel suo trattato d’istologia comparata e per un volume sul vitalismo, ci dà adesso, in forma di conferenze, un succoso riassunto dei nuovi risultati delle ricerche nel campo della origine delle specie. Secondo lo Schneider è oramai fuori di dubbio che gli organismi siano derivati gli uni dagli altri e specialmente i superiori dagli inferiori. Ne abbiamo delle prove dirette e delle indirette. Sarebbero prove indirette quelle desunte dall’evidente progresso che si può constatare nell’organizzazione degli organismi quando noi disponiamo questi organismi in determinate serie (prove morfologiche); quelle desunte dal succedersi di faune fossili di organizzazione sempre più elevata coll’ascendere a strati superiori della scorza terrestre (prove paleontologiche); le somiglianze tra le forme embrionali di un dato organismo con le forme adulte di organismi inferiori (prove embriologiche), e infine le prove desunte dalla distribuzione geografica degli organismi.

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A queste prove che per la loro concordanza costituivano già un insieme sufficiente ad ottenere l’assentimento della quasi totalità dei naturalisti si sono aggiunte negli ultimi anni delle prove dirette. È evidente che una prova diretta del trasformismo può aversi solo quando fra i discendenti di un organismo di una data specie, si vedono comparire degli individui differenti, che tramandino poi immutate le loro nuove proprietà ai propri discendenti. Ora una prova di questo genere deve vedersi nei risultati delle ricerche del botanico Hugo De Vries e dalle quali questi ha elaborato la oramai nota teoria delle mutazioni, di cui posso qui tacere per la ragione ch’essa sarà presto argomento di speciali articoli nella Rivista di Scienza. La variabilità fluttuante degli organismi, contrariamente a quanto assumeva Darwin, non può portare alla formazione di specie nuove perchè le variazioni individuali fisiologiche non si tramandano. Soltanto le variazioni brusche e saltuarie (variazioni di un solo o di pochi caratteri) o le mutazioni (ossia variazioni anch’esse brusche ma concernenti il complesso dei caratteri, l’abito generale) si tramandano ai discendenti e solo di esse deve perciò tener conto la teoria del trasformismo.

Queste variazioni brusche, che costituirebbero dunque la sola sorgente delle forme nuove, sembrano dipendere da cause finora completamente sconosciute. Non si è potuto mettere in evidenza alcuna relazione diretta tra le dette variazioni brusche e le condizioni ambienti; tuttavia a meno che non si voglia ricorrere all’ipotesi di un impulso interno a variare in determinate direzioni, ciò che per lo Schneider non costituirebbe una spiegazione, si deve ammettere come postulato che anche le mutazioni debbono avere in ultima analisi la loro origine in stimoli del mondo esterno. E ciò tanto più in quanto che i fenomeni di cui la teoria del trasformismo deve in primo luogo rendere conto sono i fenomeni di adattamento delle strutture organiche alle svariate condizioni esterne, così che ogni variazione che conduca a forme stabili (e non possono esservi forme stabili senza che siano al tempo stesso bene adattate) deve essere condizionata almeno in parte dal mondo esteriore. Ma come ciò abbia luogo è, secondo lo Schneider, assolutamente oscuro.

S’intuisce dunque che lo Schneider rigetta le spiegazioni fin qui date degli adattamenti. Ed è questa anzi la caratteristica principale del libro. Il darwinismo propriamente detto che risolve l’elemento finalistico così appariscente negli adattamenti in elementi meccanici, considerando gli adattamenti quali effetti automatici della selezione naturale, appare bensì allo Schneider come una spiegazione di carattere scientifico, giacché essa non chiama in aiuto alcun principio intelligente teleologico, ma non per questo [p. 152 modifica]gli sembra sostenibile. Data una simile concezione dei carattere che deve avere una spiegazione scientifica, è naturale che l’A. rigetti ugualmente il larmackismo in quanto questo ammette essenzialmente una finalità immanente in tutte le reazioni degli organismi agli stimoli esterni. Però, mentre di fronte alla selezione naturale lo Schneider prende una posizione ben netta, di fronte al lamarckismo invece egli sembra oscillante, e la parte del libro che vi dedica lascia al lettore una grande incertezza su ciò che l’A. realmente pensa. Si comprende però che finisce col rigettarlo, prima di tutto pel suo carattere teleologico, e poi perchè, anche a volerlo spogliare di questo elemento finalistico, non è ancora dimostrato con sicurezza che le variazioni fisiologiche dipendenti dalla influenza diretta del mondo esterno, dall’uso e dal non uso ecc., siano trasmissibili ai discendenti. Debbo dire che l’A. non tenta di giustificare la esclusione ch’egli fa delle spiegazioni teleologiche dal novero delle spiegazioni scientifiche, il che, trattandosi di una questione d’importanza fondamentale, è una grave lacuna.

Non si deve tacere che per lo Schneider la ricerca di una soluzione del problema dell’origine degli adattamenti dovrebbe essere avviata con lo studio dei legami di correlazione tra gli organi nell’ambito dell’organismo — perchè allo Schneider gli adattamenti appaiono come altrettante correlazioni tra il mondo interno dell’organismo e il mondo esterno, ed è naturale perciò che per spiegare queste correlazioni ch’egli chiama extrapersonali deve poter servire lo studio più accurato delle correlazioni intrapersonali. Ora, l’introduzione del concetto di correlazione estrapersonale non mi sembra felice: perchè fino ad oggi nel concetto di correlazione va compresa una reciprocità di legami (assai oscuri è vero), tra due parti dell’organismo, mentre nei rapporti che passano tra il mondo esteriore e l’organismo non possiamo incontrare mai neppure in quei casi che più vi si presterebbero (quali le armonie di struttura tra fiori e pronubi ecc.) questi legami di rceiprocanza, ma solo dei rapporti unilaterali di dipendenza dell’organismo di fronte al mondo esterno. Il nuovo concetto più che a chiarire mi sembra atto a render più misteriosa la natura dei rapporti tra l’organismo e il suo ambiente.

Queste sono le idee fondamentali del libro che sarà letto con interesse da quanti si occupano di problemi generali. I lettori vi troveranno una miniera di fatti, accennati d’ordinario brevemente, ma illustrati in compenso da numerose e bene scelte figure.

Università di Pavia.