Rivista italiana di numismatica 1894/Notizie varie

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Rivista italiana di numismatica 1894|Notizie varie

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Rivista italiana di numismatica 1894 Rivista italiana di numismatica 1894
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NOTIZIE VARIE




Un piccolo ripostiglio di monete romane consolari. — Nelle vicinanze di Caserta, fu rinvenuto nello scorso gennaio un gruzzolo di 116 monete romane consolari in argento. Quantunque il ripostiglio non presenti alcun nuovo tipo, pure essendomi giunto alle mani intatto, non mi pare inutile darne un cenno, poiché il confronto continuo di ripostigli permette talvolta di modificare la cronologia dei diversi tipi. Le monete furono evidentemente nascoste dopo l’anno 81 av. C, poiché contiene parecchi esemplari del denaro coniato in Ispagna da Lucio e Cajo Memmio, di quelli emessi da Lucio Rubrio Dosseno e due esemplari del denaro coniato dai tre monetieri Virgilio, Gargilio e Ogulnio. Questi denari, freschi di conio, sono però male impressi, di poco rilievo e di pessimo stile; alcuni sono impressi su tondini di molto spessore che non hanno potuto ricevere tutta l’impronta del conio. Essi costituiscono il contingente maggiore del ripostiglio, il quale del resto, fatta eccezione per un denaro di Cajo Plotio, coniato l’anno 214 a. C, abbraccia un periodo di poco più di 30 anni.

Ecco ora una breve nota delle Famiglie rappresentate nel ripostiglio, con riferimento pei tipi ai numeri dell’opera del Babelon:

Memmia, 8; Rubria, 1, 2 e 3; Vergilia, 1; Marcia, 12, 18 e 19; Cornelia, 24, 50 e 51; Tituria, 1, 2, 3, 4 e 6; Junia, 15 e 18; Calpurnia, 11 e 13; Lucilia, 1; Fabia, 15; Vibia, 1, 2 e 7; Titia, 1; Julia, 4; Aelia, 4; Minucia, 19; Cipia, 1; Porcia, 3, 5 e 7; Appuleia, 1; Aquilia, 2; Furia, 18; Fonteia, 7; Egnatuleia, 1; Claudia, 1 e 2; Lutatia, 2; Calidia, 1; Postumia, 4; Domitia, 7; Curtia, 2; Plotia, 1.

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La Medaglia americana pel IV Centenario di Cristoforo Colombo. — La Società Numismatica e Archeologica Americana di Nuova York riconoscendo e deplorando il fatto, che, mentre numerose e belle medaglie venivano coniate in Italia pel IV Centenario di Cristoforo Colombo, nessuna ne era stata coniata in America, degna di celebrare il grande avvenimento della scoperta del Nuovo Mondo, nella solenne circostanza delle feste Colombiane, si fece iniziatrice di tale proposta presso la casa Tiffany and Co. Questa casa, fondata assai modestamente nel 1837, e arrivata in poco più di mezzo secolo ad un straordinario ingrandimento e al primato incontestato nella fabbricazione di oggetti di oreficeria ne assunse l’incarico, e su disegno del Signor James H. Whitehouse, allestì la medaglia di cui, grazie alla gentilezza della casa stessa, che ce ne fornì l’incisione, possiamo dare qui sopra il disegno.

Porta al diritto il busto di Cristoforo Colombo volto a sinistra colla leggenda: CHRISTOPHER COLUMBUS GAVE A NEW WORLD TO HUMANITY; e al rovescio, in una corona [p. 137 modifica]
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d’alloro: AFTER FOUR HUNDRED YEARS OF PROGRESS FREE AMERICA HONOURS ITS DISCOVERER.

Nella corona è introdotto lo stemma della Società, che fu iniziatrice della medaglia.

Senza avere certamente la finezza di modellazione e il sentimento artistico, che ispirarono la ormai cosidetta medaglia di Milano, coniata dallo Stabilimento Johnson (disegno di L. Pogliaghi e incisione di A. Cappuccio) nella medesima occasione, la medaglia non è senza pregi, e merita anzi un posto onorevole fra le opere americane d’incisione, arte la quale non è che al suo principio in quel paese. La fisionomia di Colombo ha un’espressione ferma e derisa, e lascia bene sperare dall’artista che l’ha disegnata, tanto che e a deplorarsi che il nome suo non sia ricordato nella medaglia stessa, mentre al rovescio è ricordata la Società Archeologica e Numismatica, e al diritto la casa Tiffany and Co; e questa lo è anzi precisamente al posto ove generalmente è messo il nome dell’autore.

[p. 138 modifica]Il Medagliere Estense. — Da vari anni si deplorava che il cospicuo Medagliere Estense di Modena, oggetto già delle cure e degli studi dell’illustre Cavedoni, rimanesse chiuso e inaccessibile, non solo alla comune de’ visitatori, ma anche agli stessi numismatici.

Ora siamo lieti di poter annunciare che, per quanto ci consta, il R. Governo avrebbe in animo di riaprirlo al pubblico.

Intanto il Medagliere è stato dalla Biblioteca Estense affidato in deposito alla R. Galleria di Modena, e negli scorsi mesi di ottobre e novembre ne venne effettuata la consegna dal Bibliotecario Dott. Carlo Frati al Cav. Giulio Cantalamessa, Direttore della detta Galleria, con l’intervento di un’apposita Commissione di rappresentanti il Governo, la Provincia ed il Municipio, e coll’assistenza del Dott. Ambrosoli, Conservatore del R. Gabinetto di Milano.

In tale occasione si procedette ad un riscontro sommario della copiosa suppellettile numismatica componente il Medagliere Estense, e crediamo di far cosa grata ai lettori della Rivista col presentar loro le seguenti cifre riassuntive:


Oro Argento
e
mistura
Bronzo,
rame,
ottone
Piombo Oro
e
platino
Totale
Monete greche 28 1293 3646 1 4986
Monete romane repubblicane 2 3851 437 4260
Monete imp. romane e bizantine 294 4579 17996 22869
Tessere antiche 20 20
Medaglioni contorniati 15 15
Monete medioevali e moderne 140 3512 2294 5946
Medaglie del Rinascimento 101 10 111
Placchette 72 72
Medaglie dei secoli XVII-XIX. 2 460 1519 8 2 1991
Medaglie-monete, medagliette 9 15 1 25
Tessere medioevali 31 31
Tessere moderne 13 13
Gettoni 18
Pesi monetali 26 26
Miscellanea 95 376 47 518
Totale 466 13769 26579 67 2 40883


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Vendita Stettiner a Roma. — La vendita della Collezione Stettiner ebbe luogo, come fu annunciato, nei primi giorni dello scorso aprile. I prezzi ottenuti si possono dire regolari, senza sbalzi eccessivi né in un senso né nell’altro; solo osserveremo come il pubblico dei compratori essendo composto quasi esclusivamente di negozianti o di piccoli raccoglitori, le monete di poca importanza e di mediocre conservazione raggiunsero prezzi relativamente più alti di quelli dei pezzi di primo ordine.

Diamo qui la lista di alcuni pezzi, scegliendo quelli che ci sembrano più interessanti.


N. 2 Denaro, Pompeo M. L. 32
" 16 Aureo, Cesare e Augusto " 400
" 19 " Servilia " 260
" 34 " Cleopatra e M. Antonio " 105
" 61 " Augusto " 96
" 84 "     id. " 95
" 106 Medio bronzo, Livia " 27
" 107 " "     id. " 44
" 108 " "     id. " 56
" 123 Quinario d’oro, Tiberio " 79
" 131 Aureo, Tiberio e Augusto " 130
" 170 " Antonia " 225
" 141 "     id. " 180
" 152 " Agrippina e Caligola " 275
" 165 " Caligola e Augusto " 230
" 166 " id.      id. " 190
" 167 " id.      id. " 180
" 169 " Claudio " 100
" 182 "     id. " 105
" 187 "     id. " 125
" 196 " Agrippina e Claudio " 170
" 197 " Agrippina e Nerone " 130
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N. 227. Aureo Nerone L. 130
" 271. " Galba " 115
" 284. " Vitellio " 115
" 286bis "      id. " 210
" 288. Gran bronzo, Vitellio " 160
" 293     " "     id. " 125
" 350.     " "     Domitilla " 500
" 353. Aureo, Tito " 100
" 393. " Domiziano " 120
" 395. "      id. " 110
" 431. " Domizia " 500
" 440. " Nerva " 115
" 544. " Plotina " 385
" 548. Denaro, Matidia " 130
" 551. Aureo, Traiano e Traiano padre " 385
" 681. Medaglione, Antinoo " 80
" 832. Aureo, M. Aurelio " 71
" 833.      id. " 73
" 833bis "      id. " 86
" 872. " L. Vero " 125
" 879. "      id. " 86
" 889. " Lucilla " 120
" 901. Gran bronzo, Commodo " 46
" 919. Aureo, Commodo " 190
" 946. Denaro, Pescennio Nigro " 110
" 982. Aureo, S. Severo " 210
" 1008. " Giulia " 115
" 1016. Gran bronzo, Giulia " 50
" 1051.     "        "      Caracalla " 48
" 1055. Aureo, Caracalla " 165
" 1056. Gran bronzo, Caracalla. " 105
" 1098.     "        "      Macrino " 75
" 1104.     "        "      Diadumeniano " 40
" 1116.     "        "      Elagabalo " 83
" 1217.     "        "      Paolina " 80
" 1221.     "        "      Massimo " 76
" 1222. Denaro, Gordiano Afr. P. " 120
" 1224. Gran bronzo, Gordiano Afr. P. " 55
" 1286.     "        "      Filippo padre " 80
" 1301. Denaro, Filippo e Otacilla " 83
" 1351 " Treboniano e Volusiano " 100
" 1481. Medaglione, Costanzo II " 135
" 1483. "       id. " 86
" 1524. Aureo, Antemio " 60
" 1536. Asse segnato " 4000
" 1537.     "        " " 1110
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Il Museo di Catanzaro. — La provincia di Calabria Ulteriore II ha istituito da vari anni, nel proprio capoluogo di Catanzaro, un piccolo Museo archeologico, al quale è aggregata una collezione numismatica abbastanza notevole. Essa ha carattere universale; per tacere della parte medioevale e moderna, che non ha quasi nessun pregio (tanto più dopo il furto patito di un esemplare della rarissima ossidionale di Catanzaro, che ne formava il principale ornamento), il Museo possiede circa 2700 monete romane e bizantine, ed oltre 2300 monete greche, le quali ultime provengono per la massima parte dal medagliere del compianto storico e numismatico calabrese Prof. Cav. Domenico Marincola-Pistoia (v. Necrologia). Questa serie greca è ragguardevole in particolar modo per le copiose monete locali de’ Bruzi.

La intera collezione numismatica del Museo Provinciale di Catanzaro fu testé riordinata, per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione, dal Dott. Solone Ambrosoli, Conservatore del Medagliere Nazionale di Milano.

Un ripostiglio di aurei romani. In una pianura presso Annecy (Alta Savoja) fu trovato, verso la fine del mese di dicembre 1893, un piccolo ripostiglio di aurei romani. Il tesoretto giaceva in piena terra a un metro circa di profondità, e tutte le monete sono in perfetto stato di conservazione. Gli aurei sono 36, così suddivisi: 14 di Domiziano, 1 di Giulia Augusta, 9 di Vespasiano, 7 di Trajano, e 5 di Nerva. — La piccola scoperta fu illustrata in un interessante articolo dei Sigg. J. Corcelle e M. Le Roux nelle Revue savoisienne (genn.-febbr. 1894, pag. 21, e segg.)

(Dalla Revue Suisse de Num.).


Un ripostiglio a Villazzano (Trentino). - Sulla fine dello scorso aprile, nei lavori di sterro della ferrovia della Valsugana, a Villazzano, presso la villa Tambosi, alcuni operai veneti trovarono sotto un sasso un centinajo di piccole monete in argento, benissimo conservate. Queste, come avviene di solito, andarono subito divise fra i lavoranti e disperse. Le poche che furono potute esaminare da un nostro amico erano grossi tirolini di Mainardo conte del Tirolo e [p. 266 modifica]de’ suoi successori, grossi veneti o matapani del doge Pietro Gradenigo (1287-1311), e grossi fatti ad imitazione dei veneti da Urosio re di Serbia o Rascia (1297-1321), quello ricordato da Dante nel XIX canto del Paradiso, là dove dice a proposito di queste monete:

" e quel di Rascia

Che male aggiusta il conio di Vinegia „

Il ripostiglio daterebbe dunque dalla prima metà del secolo XIV.

(Dal Giornale l’Alto Adige).


Un ripostiglio in Sardegna. - Dalla cortesia dell’egr. Sig. Ing. Cav. Edoardo Guzzo, Maggiore del Genio, abbiamo notizia che il 22 giugno, anno corr., nella località detta Monte Tramentu (dintorni di Ozieri), escavandosi la base di un nitrago, si trovò all’interno di questo, e propriamente in uno de’ loculi praticati nello spessore delle pareti, lo scheletro di un guerriero, a’ cui piedi era collocato un vaso di terra contenente un certo numero di monetuccie di mistura.

Quattro di queste vennero presentate come saggio, e donate dal predetto Sig. Maggiore, al R, Medagliere di Brera; si tratta di denari medioevali delle zecche d’Asti e di Genova.

Il Premio Duchalais. — L’Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere di Parigi, nella sua seduta del 21 marzo scorso, dietro proposta del relatore Maximin Deloche, accordava il Premio Duchalais al signor Maurice Prou per il suo Catalogo delle Monete merovingie del Gabinetto delle Medaglie alla Biblioteca Nazionale (Parigi, 1892, in-4). La commissione era composta dai Sigg. Deloche, Schlumberger, de Barthélemy e Muntz. Le nostre sincere congratulazioni all’egregio numismatico.



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NOTIZIE VARIE




Monete di Bronzo e di Nichel pel Regno d’Italia. — Con R. Decreto 4 agosto 1893, N. 451 fu autorizzata la fabbricazione e l’emissione di monete di bronzo da 10 centesimi per un valore nominale di io milioni di lire.

Con successivo decreto 21 febbraio 1894 fu ridotta la emissione di monete di bronzo a L. 7.500.000 ed autorizzata in pari tempo la fabbricazione e l’emissione di monete di nichelio pel valore nominale di 20 milioni di lire.

L’imprevidenza di chi era preposto alle faccende relative al Tesoro in Italia, malgrado i giusti lamenti elevatisi da diverse parti, malgrado i consigli di chi era nello stesso tempo buon patriota e competente in materia, aveva mantenuto fermo il proposito di abolire la zecca di Milani, e ne aveva difatti terminata appena la chiusura definitiva. Votate le coniazioni e vista la ben nota insufficienza della zecca di Roma, fu necessario ricorrere all’estero.

Dei 7 milioni e mezzo di bronzo, 6 milioni furono dati a coniare alla Ditta Mint-Limited di Birmingham, dove furono coniate dall’agosto 1893 all’aprile 1894. L’altro milione e mezzo fu coniato nella zecca di Roma dal 20 agosto 1893.

Delle monete di Nichelio la coniazione fu concessa per 15 milioni di lire alla ditta Krupp di Bendorf (Austria) e si coniano nella zecca di Berlino, mentre i rimanenti 5 milioni si stanno coniando presso la zecca di Roma. La coniazione del Nichelio fu incominciata tanto a Roma che a Berlino alla fine d’aprile u. s.

Senza il vandalico decreto della chiusura della zecca di Milano, si avrebbe avuta tutta la coniazione in metà tempo, [p. 398 modifica]con metà spesa, e, diciamolo pure, anche con un po’ di soddisfazione dell’onore nazionale!

La Collezione Kunz all’Esposizione di Chicago. — Al Compartimento delle Miniere all’Esposizione mondiale di Chicago figurava una raccolta numismatica messa insieme allo scopo di presentare la metallurgia nella monetazione, ossia la serie dei metalli, che nelle diverse epoche servirono alla fabbricazione delle monete. Il Sig. Giorgio F. Kunz aveva formato la sua collezione con 400 pezzi, il più piccolo dei quali era un obolo d’Eraclio, il più grande un pezzo da quattro piastre di Svezia.

Mentre ora non s’impiega per la monetazione che l’oro, l’argento, il rame, il bronzo ed il nichelio, nella raccolta del Sig. Kunz figurano: l’oro, l’elettro, l’argento, il biglione, l’alluminio, il platino, il nichelio, il bronzo, il metallo da cannoni e da campane (monete ossidionali), lo stagno, il piombo, il vetro, la porcellana e il bambù. Quest’ultimo vi veniva ammesso come contenente una parte di silice. Se la collezione non fosse stata annessa al dipartimento delle miniere, e non fosse stata formata che sotto l’aspetto metallurgico, vi si sarebbero potuto aggiungere a complemento delle varietà anche le monete di cuojo e quelle di carta.

Come curiosità poi vi figuravano le trasformazioni dei metalli avvenute col tempo, come ad esempio una dramma d’Alessandro cambiata in cloruro d’argento, e un bronzo romano trasformato in auricalchite.

La collezione del Sig. Kunz è passata all’incipiente Museo di Chicago.

R. Museo Archeologico di Venezia. - Leggiamo nel Bollettino ufficiale del Ministero dell’Istruzione Pubblica (16 agosto): - Per opera del dott. Clotaldo Piucco, segretario dell’ufficio regionale per la conservazione dei monumenti del Veneto, è stato ordinato il medagliere del Rinascimento, per autori, secondo il catalogo dell’Armand.

Nuovi doni al Gabinetto Numismatico di Brera. — Il Conservatore ci trasmette il seguente elenco di doni pervenuti al Medagliere Nazionale:

[p. 399 modifica]Dal Sig. Prof. Comm. Giuseppe Bertini, una medaglia del Sec XVII, in bronzo dorato (Livio Odescalchi).

Dal Comitato delle Società Operaie in Milano, un esemplare in bronzo della medaglia fatta coniare dallo stesso Comitato per l’Esposizione Nazionale di Palermo.

Dal Sig. Cav. Ferdinando Bocconi, due esempi, in bronzo della medaglia offertagli dal personale della sua Casa per il 25 anniversario delle di lui nozze.

Dal Sig. Ing. Cav. Edoardo Guzzo, Maggiore del Genio, quattro monete medioevali.

Dal Sig. Giuseppe Caprotti, di Sanaa (Yemen, Arabia), tre monete orientali.

Dal Sig. Prof. Avv. Cav. Mariano Mariani, tre monete moderne ed un vetro cufico di piccolo modulo.

Dal Sig. Avv. Cav. Lazzaro Erizzi, una moneta anglocinese.

Dal Sig. Cav. Giuseppe Gavazzi, una moneta americana.

Dal Sig. Avv. Cav. Emilio Seletti, una moneta moderna.

Dal Sig. Rag. Cav. Antonio Pessina, una moneta moderna.

Dal Sig. Rag. Emilio Tagliabue, una tessera moderna.


Ritrovamento di alcune monete d’Intera a Palermo. — Togliamo da una lettera direttaci in data 16 settembre scorso dal Dott. E. Gabrici di Napoli:

“Fu trovato nei dintorni di Palermo, mesi fa, un ripostiglio di monete d’Imera, che capitò in mano del Signor Ignazio Virzì. Costui le acquisto quasi tutte. Erano tutti tetradrammi di perfetta conservazione, in numero di sette. Di questi, quattro, i più freschi, se li ritenne il Sig. Virzì, due li cedette al Sig. A. Evans ed il settimo lo comperò il professor A. Salinas per la Collezione numismatica del Museo Nazionale di Palermo. Due altri esemplari capitarono in mano di un antiquario; mi si assicura però che erano di cattiva conservazione.

"Le dette monete, a voler giudicare da quelle che ho viste, appartengono alle prime emissioni di tetradrammi, fatte dopo il 472 av. C.„.

[p. 400 modifica] Ancora di Gerolamo Alberti, maestro di zecca. — Gli Associati della Rivista ricorderanno essersi prodotti nel fasc. III, anno 1889 alcuni documenti riflettenti l’attività in Ferrara, Parma e Milano, del maestro di zecca Girolamo Alberti.

Dal 1452 al 1464 non sapevamo altro aggiungere sul di lui conto biografico. Ora un Registro ducale dell’Archivio di Stato milanese1, ce lo prova nel 1458 in Milano e sempre al servizio sforzesco.

Sono mandati di pagamento, diretti da Cicco Simonetta, d’ordine del Duca a Zanino Barbato, cancelliere:

«Zanino. Vole el nostro Ill.mo S. che tu faci dare a Jeronimo Alberto da Yenetia M.ro da Ceccha, presente exhibitore quattro ducati, mettendoli per spesa consumata et facendolo expedire presto. Mediolani xxx aprilis 1458.


«Cichus

«de ducali mandato subscripsit».



Seguono, in data 25 maggio e 23 luglio d’egual anno, altri ordini di pagamento di ducati cinque per volta.

Il Cittadella poi2, prima di noi aveva pur ricordato Gerolimo de Alberto da Vienexia maistro de la cecha de Ferrara. In data 15 febbraio 14.... (pur troppo è taciuto il preciso anno!) egli somministrava del rame a Gasparino da Vicenza per gettare la campana della Cattedrale.


Un principe di casa Sforza collezionista di medaglie. — Alla Società nostra che s’onora di contare fra i suoi Socii S. A. R. il Principe di Napoli , appassionato numismatico, non riuscirà discaro apprendere che quattrocento e più anni fa, il giovinetto Galeazzo Maria Sforza faceva collezione di monete e gemme. Egli, dappoi duca di Milano, e per le splendide sue monete reso celebre, così [p. 401 modifica]scriveva, ai 5 luglio 1456 al Cardinale di S. Marco in Roma3. Nato nel 1444 contava allora i dodici anni:

«Reverendissime in cristo pater et domine michi pater honorandissime. Io ho riceuto da Orfeo4 uno nicolo et una medaglia de Galba quali me sono stati carissimi et quanto ne posso ringratio V. Sig.a ala quale me recomando. Et lo dicto nicolo farò ligare per eterna memoria de quella. Ex Curia Mediolani V.to Julii 1456.

«Ill. me d. v.

«filius devotissimus Galeaz Maria

«Vicecomes ducalis primogenitus et

«Comes, etc
.

a tergo: «Johannes».


«[Rev.mo] in cristo patri et domino
«[domino] patri honorand.mo domino p. tt.li
«[cardinali Sancti Marci et Episcopo, etc.

«Rome».



Privilegio di secca per il conte Tornielli a Desana. — Della zecca di Desana s’occuparono diversi, e fra i più recenti il Promis, il Morel-Fatio ed il Gnecchi. Note le vicende di quell’officina monetaria: forse però sconosciuto a tutt’oggi il privilegio a favore del conte Filippo Tornielli, in data 16 febbraio 1527, e che qui si riporta, tolto dal Codice Trivulziano, n. 1618, fol. 41.

" Pro Comite Philippo Torturilo litterae concessionis Cechae Desanae.

«Carolus Dux Borbonae et Arverniae, Caes. Majestatis Capitaneus et locumtenens generalis in Italia etc. A tutti quelli vederano la presente salutem. Havendo noi concessa la administratione del loco de Desana et Contato allo molto Mag.co et Nobile S.re Conte Philippo Torniello collonello e capitaneo de la Maestà Caesarea: et havendo inteso ivi di; ragione competere la ragione et solito de la Cecha et fare stampire monete. Et desiderando Noi manutenere a esso administratore et loco prefato le solite sue concessione, per queste nostre concedemo a epso Conte et Administratore et Maestri de la Cecha desso loco di potere fare stampire in essa Cecha [p. 402 modifica]secundo lo solito et debito: dummodo che epsi Maestri de la Cecha et altri officiali et exercenti dieta Cecha siano obligati servare li ordini, fare li debiti assazi et stampire alla .debita bontà, peso et valsente debiti, et servino li debiti ordini. Et in fede noi habiamo sottoscripto la presente de nostra mano propria, et facte sigillare del nostro solito sigillo. Dat. in lo felicissimo exercito de la Maestà Caesarea a Trebbia apresso Piacenza adì xvj de Febraro 1527.

«Post datum: volemo che uno assagiatore deputando per il Maestro de la Cecha de Milano faccia lo assagio de tutte le monete che se batterano in dicto loco de Desana, né altramente se posseno spendere.

" Chiarles.


" Subscript. Bemardinus

" Martius».



Concorso Papadopoli. — Si crede bene rammentare a chi può averne interesse che il termine per la consegna dei lavori dedicati al Concorso Papadopoli: Memoria che proponga il sistema migliore per ordinare le Collezioni numismatiche di zecche italiane scade col 31 dicembre p. v.










Finito di stampare il 28 Settembre 1894.

Scotti Reno, Gerente responsabile


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NOTIZIE VARIE





Il Ripostiglio di Polcevera. — Da una lettera del nostro socio Colonnello G. Ruggero abbiamo i seguenti particolari sul grande ripostiglio di Polcevera, che crediamo utile pubblicare, quantunque non ancora esaurienti, in attesa di notizie più precise.

" Fin dal 23 luglio ebbi avviso dal Comm. Desimoni di alcune monete trovate nel Bisagno, ma che non offrivano novità alcuna, e di molte altre di oro nella Polcevera presso S. Quirico, quasi tutte scudi d’oro francesi e genovesi della metà del XVI secolo. Nei primi di agosto mi venne ripetuta la notizia dal Cav. Gabella. Nei primi di ottobre a Genova vidi le monete del Bisagno nell’Archivio Civico; son poche monete d’ogni epoca trovate qua e là nelle nuove costruzioni ad Est della città verso il Bisagno.

" Nulla d’interessante, meno un grosso d’arg. tipo IANVA del quale presi nota perché ha delle stellette in luogo di punti e l’E chiuso, circostanza già stabilita per i denari ma non ancora per i grossi.

" Della scoperta veramente importante per l’intrinseco e forse anche per l’interesse numismatico, poco potei sapere, e non so se e quando saremo in grado di conoscerla a dovere. In luglio cominciarono a comparire nelle vicinanze di S. Quirico alcune monete d’oro, che i contadini vendevano a vil prezzo a quei villeggianti, tanto che se ne interessò il Municipio. Si trovavano nel letto della Polcevera, quindi il Governo accampò i suoi diritti su quella massa metallica, che in seguito a ricerche e scavi venne fuori a poco a poco fino a raggiungere il numero di parecchie migliaia di pezzi, e tuttora se ne trovano.

[p. 528 modifica]Questo tesoro è ora gelosamente custodito al Municipio di S. Quirico, né mi fu possibile vederlo. Seppi che il Prefetto aveva fatto consegnare d’ordine del Ministero un certo numero di quelle monete al Cav. Gio. Battista Villa membro della Commissione degli Scavi e Monumenti, e mi recai da questo signore il quale cortesemente mi diede i seguenti ragguagli:

" Le 30 e più monete a lui consegnate come campioni dei diversi tipi, scelte non si sa da chi, erano tutti scudi del sole francesi, spagnuoli e genovesi: questi ultimi senza data, dunque compresi tra il 1528 e il 1541. L’incarico avuto consisteva nel giudicare del valore intrinseco e del valore scientifico del ripostiglio, per vedere se fosse il caso di farne parte ai varii musei scegliendo le più importanti, oppure ritrarne semplicemente il valore metallico. La risposta del Cav. Villa, il quale modestamente si confessa poco versato in numismatica, fu quale doveva essere: cioè, che le monete a lui consegnate contenevano tante lire e tanti centesimi di metallo cadauna, e che tutte erano comuni, ma che egli non poteva giudicare dell’intero ripostiglio che non conosceva.

" Feci un giro dagli orefici, negozianti e specialmente cambiavalute genovesi, i quali avevano chi più chi meno delle prime monete trovate in Polcevera e sfuggite perciò alla prima sorveglianza dell’autorità. Vidi che tutte erano scudi del sole: alcuni francesi di Lodovico XII, ma tutti gli altri genovesi anteriori al 1541, dei quali molti colle sigle AS e CG, pochi con BC ed AB, ed uno col BC, ma coll’attributo di EXCEL • nella leggenda. Dal Cav. Cabella, Console Generale del Belgio e distinto collezionista di monete genovesi, seppi esserne venuto fuori tra gli altri un Giulio II per Avignone. Dunque qualche rarità non manca.

" Per ora dunque non potrei dare un assoluto giudizio. Da quello che si sa, non si può dire altro che questo: cioè che il ripostiglio non può aver data posteriore al 1540, perchè pare assodata la mancanza nello stesso degli scudi genovesi colla data. Di più aggiungerei che la presenza delle sigle AS e CG, sigle che troviamo rappresentate tanto sugli scudi del sole senza data che su quelli delle S stampate con date dal 1541 in poi, tendono ad avvicinare [p. 529 modifica]l’età del ripostiglio stesso all’anno 1541 anzichè al 1528. Quale sarà stata la causa dello interramento di questo tesoro? In Genova udii ripetuta la storiella dei saccheggi in Genova e dintorni per opera dei Francesi del 1528. Dall’Annuaire de la Société Française de Numismatique, riportato dal IV fascicolo della Revue Suisse de Numismatique, si vorrebbe considerare come facente parte del tesoro dell’armata francese, perduto nella Polcevera per qualche accidente.

" Dopo quanto ho esposto, ognuno potrà convincersi dell’assoluta impossibilità di far risalire il ripostiglio ad una data, nella quale gli scudi e le monete genovesi colla leggenda DVX ET GVB • REI • P GEN • erano ancora al di là da venire. Nè si potrà da alcuno sostenere che si tratti invece di quei 10 o 12 mila francesi che nel 1536 tentarono inutilmente l’assalto a Genova dalla Polcevera. Tre soli giorni rimasero in que’ siti; e si capisce, che pur ammettendo potessero avere nelle loro casse tanta moneta genovese, non ebbero tempo, per così dire, a perderne una parte tanto importante. Non farò per ora supposizioni a spiegare l’origine del tesoro: mi basta averne potuto stabilire l’età relativa in quei 12 anni che corsero dall’inizio dei dogi biennali, fino ai primi scudi d’oro colla data 1541, salvo dati ulteriori che modificassero quelli avuti fino ad oggi.

" Ed ora, qualche osservazione sulla leggerezza colla quale si procede da noi in Italia in casi simili. Parrebbe che il valore di 60 o 70 mila franchi d’oro sia ciò che vi ha di più importante e di veramente serio nel ripostiglio di Polcevera. A nessuno passa neppure pel capo che questa scoperta possa dare altri risultati da non disprezzarsi, meno forse che per quegli originali che si dicono numismatici.

" Una massa di monete tanto rilevante è chiusa in una cassa forte, e si incarica il primo impiegato che capiti a trarne fuori un certo numero che rappresenti le varie qualità.

" E chi può dire di aver tanta pratica e tanta pazienza da studiare alcune migliaia di pezzi, sicuro di non trascurare ogni tipo, ogni provenienza, ogni varietà importante rappresentate nella massa? Possibile che in così gran numero di monete non ve ne siano di rare, rarissime, nuove e sconosciute fino ad ora? E noi tutti lo sappiamo che queste [p. 530 modifica]son sempre rappresentate nei ripostigli da pochi, pochissimi, e talora unici esemplari. E può essere benissimo che l’incaricato di scegliere i campioni non abbia stimato degne queste specie appena segnate, di un rappresentante tra i campioni stessi, dato che queste specie le abbia vedute e distinte.

" Intanto non si sa o si finge di non sapere che esistono persone capaci di un giudizio in materia, ed alle quali si può accordare una certa fiducia, anche trattandosi di monete d’oro. Non parlo di chi ha consacrato tutto il suo studio alla specialità numismatica ligure, ma intendo dire della nostra fiorente Società ricca di valenti nummofili disseminati nelle varie provincie, i quali presterebbero volontieri l’opera loro. Nè sarebbe male che le Commissioni Archeologiche annoverassero nei loro membri qualcuno veramente versato nella materia „.






Note

  1. Missive, n. 25, quinternetto in mezzo.
  2. Notizie relative a Ferrara, pag. 461.
  3. Doc. nell’Arch. di Stato di Milano. Classe: Zecca.
  4. Orfeo da Ricano, fiorentino, ambasciatore dello Sforza.