Santa Fortunula

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Silvio Pellico

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SANTA FORTUNULA.





Bonum certamen certavi.

(Tim. II. 4. 7).



Ed a te pur, Fortunula immortale,
     La fronte mia s’atterra.
     Deh! chi sarà che ne discopra quale
     4Vivesti in sulla terra?

Nulla di te sappiam, fuorchè il bel nome
     E la tomba che il porta,
     E a chiari indizi di martirio, come
     8Per nostra fè sei morta.

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L’ossa inadulte e il teschio venerando
     Sembran dir che donzella
     Eri trilustre, allor che iniquo brando
     12Svenò tua salma bella.

Forse del padre e della madre amata
     Che per Gesù moriro,
     Piangendo sul sepolcro, indi infiammata
     16Sentivi te al martiro;

Nè senza loro, e senza il paradiso
     Più viver, no, potesti,
     E magnanima gl’idoli hai deriso,
     20Ed ai leon corresti.

Forse malgrado genitori insani
     Che con minacce e grida,
     E con tenere lagrime e con vani
     24Spregi voleanti infida,

Dal lor sen con angoscia ti strappavi
     Per abbracciar la Croce,
     E spirando al battesmo li invitavi
     28Con amorosa voce.

E forse allora e padre e genitrice
     Commossi al detto caro,
     Sclamavan: « Siam cristiani! » e la cervice
     32Porgeano all’empio acciaro.

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E forse della vergine alla morte,
     Tal, che sue nozze ambìa,
     Eternamente farsi a lei consorte
     36Volle, e con lei morìa.

Noi pure eternamente in ciel vederti,
     O vergin, sospiriamo,
     E il pregarti n’è gioia, ed esser certi
     40Che in te un’amica abbiamo.

Due menti pie tua spoglia hanno raccolta
     E tratta a queste sponde,
     Ambe quell’alme a te devote ascolta,
     44E sien per te gioconde.

E chiunque a Fortunula s’inchina
     Gentile ottenga un core
     Che lieto porti alla beltà divina
     48Immensurato amore!

E le afflitte, scampate appo quest’ara
     Dalle mondane frodi,
     Obbliin lor pene, celebrando a gara
     52Di te, di Dio le lodi.


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