Scatole d'amore in conserva/Una favolosa indigestione

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Una favolosa indigestione

../Matrimonio ad aria compressa ../Grande albergo del pericolo IncludiIntestazione 7 aprile 2017 100% Da definire

Matrimonio ad aria compressa Grande albergo del pericolo
[p. 77 modifica]
Marinetti - Scatole d'amore in conserva, 1927 (page 79 crop).jpg

UNA FAVOLOSA
INDIGESTIONE

[p. 78 modifica]E ra l’epoca, quella, delle colossali indigestioni, divenute leggendarie, che scoppiavano, come uragani di felicità, specialmente nei ricchi monasteri.

Fra tutti i più formidabili ghiottoni che illustrarono quella santa età, l’abate Gozzoviglia, priore dei frati Mangioni, si distinse per un’impresa che è rimasta nella storia... Ve la racconterò.

Sappiate dunque che quell’abate, messosi a tavola una notte di Natale, mangiò per quaranta giorni e quaranta notti — dormendo e ruminando col naso nel piatto, per qualche ora soltanto, e bevendo come la gobba di un dromedario — finché venne la festa di San Biagio, il qual santo — miracolo inaudito — gli trovò asciutta la gola.

Fu un’indigestione prodigiosa, che tutti i cronisti registrarono tra i fatti più memorabili dell’umanità.

Cercate, amici, di ricostruire con l’immaginazione la magnifica Badia dei frati Mangioni, tutta bianca tra il verde e sonnecchiarne al sole come una gatta d’Angora, in un paesaggio mansueto di alberi in fiore, attraverso i quali il rovaio si mutava in un alito tiepido e profumato... E immaginate anche lo splendore delle cucine di quel convento, costellate di lucenti casseruole, e munite di marmitte enormi, disposte sui fornelli in lunghe fila, dalle quali si sprigionavano fumi appetitosi... Tra quei fornelli, i frati-cuochi s’aggiravano solennemente, attizzando le braci, simili a papi guerrieri nell’atto di dar fuoco ai cannoni, sulle fumanti mura d’una città assediata!... [p. 79 modifica]

Giorno e notte, la Badia russava satolla, in una soave placidezza benedetta dal Signore, effondendo per tutta la contrada il buon odore delle virtù cristiane. Infatti, nelle cucine, le grasse pernici, religiosamente infarcite di tartufi, esalavano di continuo la profumata anima loro dalle sante ferite del loro martirio.

Ma che potrò dirvi della divina atmosfera stagnante nel refettorio tranquillo, le cui finestre respiravano la molle beatitudine degli orti?... Vi era effuso un silenzio delizioso, tessuto dal dolce ronzio delle preghiere che mormoravano insieme le marmitte crogiolanti sui fornelli e le labbra dei frati, inzuccherate di santità.

E fu in quel refettorio, che il santo priore Gozzoviglia, sprofondato in una gran poltrona, mise in movimento, al suono delle campane di Natale, le sue instancabili ganasce. Il gran pondo della pancia enorme e di un’accidia invincibile lo teneva immoto come un’oca dalle zampe inchiodate...

Abati, preti e monaci si affrettarono allora a crocifiggere lungo le pareti le nere sottane e le cocolle sinistre, per servire il gran prelato. Si diedero a correre tutti pei lunghi corridoi, uno dietro all’altro, scamiciati e ansanti, come per un salvataggio o per un incendio, portando alti, con gesti da giocolieri, grandi piatti colmi di ghiottonerie!...

Gozzoviglia, a pancia all’aria come un grosso maiale color di rosa, protendeva ora a destra ora a sinistra il suo grugno grinzoso sorretto dai festoni di una quadruplice pappagorgia, e le pietanze prelibate svanivano come miraggi nei deserti [p. 80 modifica]sconfinati del suo ventre!... Non si era mai vista, nè mai più si potrà ammirare una simile ingordigia!

Fraticelli smilzi, dal muso aguzzo, apparivano e sparivano ratti fra i battenti degli usci, puntando le orecchie come fanno i conigli. Si chinavano a raccogliere ordini, e li facevano echeggiare per tutta la Badia, dalle cantine ai granai.

Dieci giorni dopo, i frati-cuochi e tutti gli altri fratocci, fraticelli e fraticini, eran stremati dalla fatica, ma Gozzoviglia continuava a mangiare! Si decise allora, di andare a chiedere aiuti al convento delle suore Grassoline, che era sottoposto alla saggia direzione del nostro priore, e le vezzose monachelle dal seno petulante e appetitoso accorsero trotterellando, — furbi visetti sotto le candide cuffie — Ognuna portava fra le braccia ignude e ben tornite grandi vasi pieni di conserve benedette, di amorose creme e di eucaristici biscottini... I frati Mangioni, la cui virilità era nello stomaco, ne avrebbero fatto un unico pasto. Ogni sera. Gozzoviglia dormiva per un’ora, col naso nel piatto e con la bocca aperta anchilosata dalla stanchezza. Ma poi, ristorato da certe energiche frizioni dei frati infermieri, egli poteva rimettere in moto i suoi possenti muscoli boccali, e riprendere il pranzo interminabile... Allora, nel silenzio gorgogliante di preghiere, sonori fiati e borborigmi profondi scoppiettavano come archibugiate... [p. 81 modifica]Finalmente, a metà della quarantesima notte, le campanelle del refettorio si misero a squillare tutt’a un tratto, all’impazzata!... Fu un grande allarme. Gozzoviglia si contorceva nella sua poltrona, singhiozzando e invocando aiuto... — Muoio di freddo! — gridava. — Sto per render l’anima a Dio!... Oh, fratelli miei! portatemi subito nella cappella, perchè io possa pregare per la mia salvezza! I frati obbedirono ansimando... Fu una notte tragica... Dopo molti trabalzi fra le braccia delle suore e degli abati, Gozzoviglia venne alfine deposto appiè dell’altare maggiore... Sotto le lampade bivalve, nelle quali l’olio e la luce andavano scemando, il priore singhiozzava: — Io sto dunque... per restituire al Signore il mio buon pranzo!... Ahimè! Ahimè!... In crocchio intorno a lui, i pretoccoli panciuti tenevan le braccia in croce, o si stropicciavano a quando a quando le mani imburrate del miele delle litanie, o le nascondevano nelle profondità delle ampie maniche. Dalle loro bocche candite colavano preci e lamenti: — Gran Dio! salvate il suo stomaco da un simile disastro!... Concedete, gran Dio, ch’egli conservi in sè le saporose pernici dalle coscette gentili e le grasse oche ripiene di tartufi! Frattanto, lontane marmitte dimenticate in fondo alle cucine, borbottavano oleosi paternostri... Ad un tratto, un alto grido d’angoscia!... Il priore sussulta, e poi urla: [p. 82 modifica] — Oh! mie pernici!... Perchè volete lasciarmi?... No! No! Chetatevi, pernici ribelli, e dormite nel mio ventre!... Ah!... La catastrofe!... Tutti prevedevano, infatti, una formidabile inondazione, tanto la pancia di fra′ Gozzoviglia era divenuta monumentale! I preti e gli abati si allinearono in lunga catena, facendo passare, dalle mani dell’uno a quelle dell’altro, enormi bacinelle di rame, che venivano disposte rapidamente sotto il grugno minaccioso del priore... Ma, fra tanta rumorosa confusione, nessuno si avvide di una monachina tutta grazia, che, guidata da Domineddio, venne ad accoccolarsi sulle ginocchia di fra Gozzoviglia!... Quella cara piccina si slacciò la ruvida tonaca — proh pudor! — dal collarino in giù, con squisita civetteria... e poi si diede a strofinare languidamente il sommo della pancia del priore, con le sue mammelline ardenti di vergine saggia! Gozzoviglia sussultò si contorse... S’udì un grido acutissimo, cui seguì un profondo silenzio... Che cosa era avvenuto?... La monachina giaceva stesa, insanguinato il seno, sulle ginocchia di Gozzoviglia, che si era addormentato!... Un diacono, allora, salì prontamente sul pergamo, e gridò: — Miei carissimi Mangioni... Te Deum laudamus!... Il priore ha potuto turarsi lo stomaco, mangiando per frutta la rosea fragola di una mammellina virginea!...