Specchio di vera penitenza/Trattato della superbia/Capitolo quarto

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Trattato della superbia - Capitolo quarto

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Trattato della superbia - Capitolo quarto
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CAPITOLO QUARTO.


Dove si dimostra che tutti gli altri vizi nascono dalla superbia.


Nel quarto luogo si conviene dire come della superbia nascono tutti gli altri vizi, sì come da mala radice. Dove è da sapere che, come dice el savio Ecclesiastico: Initium omnis peccati est superbia: Il principio d’ogni peccato è la superbia. La qual parola si puote intendere in due modi. L’uno modo è che ’l peccato del primo uomo, che fu principio e cagione d’ogni peccato, fu superbia;1 sì come dice san Paolo: Per unum hominem peccatur in hunc mundum intravit: Per uno uomo entrò il peccato in questo mondo; cioè la superbia.2 L’altro modo si puote intendere, che la superbia sia uno principio originale e una radice dalla quale gli altri vizi procedono e nascono. Se si prende la superbia nel primo modo, certa cosa è che ’l peccato del primo uomo, che fu principio e cagione d’ogni peccato, fu superbia; avvegna che più altri peccati concorressono conseguentemente a quello peccato: ma la superbia, che non è altro, come detto è di sopra, se [p. 203 modifica]none uno appetito disordinato della propia escellenzia, fu il primo peccato dell’uomo; al quale pruova san Tommaso, nella Somma, sottilmente e chiaramente, che fu impossibile ch’andassi innanzi altro peccato, soppognendo3 lo stato della innocenzia e della originale giustizia nella quale l’uomo era creato. Poi alla4 superbia seguitò la disubidenzia e ’l trapassamento del comandamento di Dio; e poi seguitò il peccato della gola; e appresso la curiosità, o vero l’appetito disordinato del sapere: i quali peccati non sarebbero seguitati, se la superbia non fosse ita innanzi. Se s’intendesse nel secondo modo, che ’l principio e la radice d’ogni male sia la superbia, è da dire che sì; imperò che in alcuno modo ogni vizio e peccato grave dalla superbia si diriva e nasce. E dice peccato grave; però che sono certi peccati leggieri, come dice santo Agostino, che non procedono da superbia: come sono certi peccati che si commettono per ignoranzia, o vero per fragilità. Ma tra’ peccati gravi, il primo è la superbia, come cagione per la quale gli altri peccati s’aggravano: chè tutta la gravezza d’ogni peccato si prende5 dall’aversione,6 cioè dallo rivolgimento o vero dipartimento che fa la volontà dell’uomo da Dio: la quale aversione, prima e principalmente s’appartiene alla superbia, e conseguentemente agli altri peccati. Onde la superbia si chiama il peccato massimo, secondo che spone la Chiosa sopra quella parola del salmo:7 Et emundabor [p. 204 modifica]a delicto maximo; però ch'è 'l primo e 'l principale, e dal quale gli altri si dirivano. Onde santo Agostino, scrivendo a uno conte una pistola, dice: Della superbia nascono le resie, le cisme,8 le detrazioni, le ’nvidie, l’ire, le risse, le contenzioni, l’animositadi,9 l’ambizioni, le presunzioni, le brighe, li spergiuri; e molti altri vizi nomina, i quali non si pongono qui per dire più breve, e più innanzi si dirà di ciascuno nel luogo suo. E san Gregorio, nel libro de’ Morali, sponendo quella parola di santo Iob: Exhortationem ducum, et ululatum exercitus, dice: la superbia è regina de’ vizi, etc.;10 e aggiungne: Radice d’ogni male è la superbia; della quale la Scrittura dice: Principio d’ogni peccato è la superbia. E le prime sue figliuole sono i sette vizi principali, i quali della velenosa radice della superbia nascono: cioè la vanagloria, la ’nvidia, l’avarizia, la gola, l’ira, l’accidia11 e la lussuria. E un poco più oltre dice, che ciascuno de’ sette vizi principali arma contro a noi el suo essercito di vizi che nascono di loro; e nóminagli a uno a uno: e poi dimostra, come gli sette vizi principali nascono l’uno dall’altro. E come ciò sia, e come di ciascuno ne nascono molti altri, non si dice qui, ma diràssi nel luogo suo. Amen.

Note

  1. Tutte le stampe hanno difetto di queste due parole, che il nostro Testo opportunamente supplisce.
  2. Non chiaramente il Salviati, cogli editori del primo secolo: e ciò fu radice la superbia. E peggio quelli del 25: fosse superbia.
  3. Le stampe del 95 e dell'85; sponendo.
  4. Le stesse: Dopo la.
  5. Così, nel Testo, ancora la stampa del 25. Nelle sopra citate: si procede.
  6. Oggi tra aversione e avversione (come qui mutarono certi triviali ristampatori) saprebbe farsi una differenza che la Crusca non fece; oggi, dico che l'avversione al sangue (Vedi nei Vocabolari l'esempio del Cocchi) non sembrerebbe una cosa stessa che l'aversione della volontà di Dio. Più filosofo mostravasi il buon frate domenicano dichiarando rivolgimento. L'edizione del primo secolo scrive in ambedue i luoghi: adversione.
  7. Ediz. 95: del Psalmista.
  8. Ediz.95 e 85; le scisme.
  9. Così le stampe; ma il Testo a penna: le nimistadi.
  10. Invece dell' etc. nel Manoscritto: e quella (sic) che seguita.
  11. Non bene gli Accademici: la tristizia.