Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo III/La costa orientale d'Africa

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[p. 66 modifica]20. La costa orientale d’Africa. — Nella geografia di Tolomeo la costa orientale dell’Africa si dirige, come si è osservato in altro luogo1, ad oriente, per unirsi, mediante una terra incognita, colle coste orientali dell’India posteriore, facendo così dell’Oceano Indiano un mare chiuso per ogni lato. Malgrado le loro navigazioni verso la Cina e le Indie Orientali, gli Arabi non giunsero ad emanciparsi compiutamente da questo errore. Essi opinavano, cioè, che, a partire dal Bab-el-Mandeb, la costa africana si sviluppasse uniformemente nella direzione di oriente. Per tal modo scompariva affatto la sporgenza orientale dell’Africa che ha termine al capo Guardafui, mentre la costa dello Zanguebar veniva a porsi quasi dirimpetto al delta dell’Indo, quella di Sofala dirimpetto all’isola di Ceylon, e l’ultima parte di essa costa dirimpetto alle Indie Orientali, per cui, nella carta di Edrisi, Madagascar è tanto vicina a Sumatra od a Giava, da confondersi con queste in una sola e grande isola. L’Oceano Indiano si presenta, così, sotto la forma di una grande valle chiusa tra l’Asia meridionale e la costa di [p. 67 modifica]Mozambico, e col suo asse sul prolungamento orientale del golfo di Aden; l’Africa australe, invece di essere rivolta verso il polo antartico, lo è, ad oriente, verso l’arcipelago delle Indie orientali.

Giustamente osserva il Peschel, che gli Arabi, famigliari come essi erano delle coste orientali dell’Africa, sono assai meno scusabili di questo errore che non Tolomeo. È bensì vero che Massudi, il quale aveva visitato la costa di Zendsch, affermava che i navigatori arabi nulla sapevano di una costa meridionale dell’Oceano Indiano, e Bateni (secolo XI) diceva che il grande Oceano non si estendeva meno di 1900 miglia (più di 25 gradi) a mezzogiorno dell’Equatore: ma Istachri e Ibn Hauqal non esitarono ad ammettere la teoria, che l’Oceano Indiano fosse un vero mare mediterraneo. Si è tuttavia in Edrisi che questo errore si manifesta nelle sue più grandi proporzioni, nel che il grande geografo ebbe poi a seguaci Ibn el Wardi, Abulfeda ed Ibn Chaldum.

  1. V. Parte prima, pag. 89 e 90.