Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo III/L'Africa interna

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[p. 63 modifica]19. L’Africa interna — La propagazione armata dell’islamismo ebbe per risultato di fare della metà settentrionale del continente africano una regione quasi araba. L’Egitto, la Nubia, tutta la zona marittima del Nord sino agli ultimi limiti del Marocco, le oasi del Sahara, e molte parti notabili del Sudan, senza tener conto delle contrade littorali dell’est, non solamente ricevettero o subirono forzatamente la religione di Maometto: quelle vaste contrade furono, in diversi tempi, invase da un così gran numero di tribù uscite dall’Arabia, dalla Siria e dalle pianure della Mesopotamia, che la popolazione araba, in certe [p. 64 modifica]provincie, venne a superare di molto la cifra della popolazione indigena. Comunicazioni regolari si stabilirono a poco a poco tra la Mecca, metropoli religiosa dell’islamismo, e molti paesi interni dell’Africa totalmente sconosciuti ai Greci ed ai Romani dei secoli anteriori, e per conseguenza tutti questi nuovi paesi entrarono gradatamente nel dominio della geografia per mezzo degli storici, dei viaggiatori e dei geografi musulmani.

I primi stabilimenti arabi a mezzogiorno del grande fiume del Sudan risalgono all’anno 943, e poco dopo venne creato, nelle vicinanze del paese aurifero di Wangara, il regno di Melli. Compaiono successivamente, nella geografia dell’Africa centrale, oltre al nome di Wangara, quelli di Ghara, di Tekrur (che si dava probabilmente ad un insieme di molti distretti corrispondente a tutta la parte del Sudan compresa tra l’Haussa e il Darfor), di Haussa, di Darfor, di Sennar, di Kano, di Timboctu, ecc. Le oasi del Sahara occidentale vengono ad essere bene conosciute grazie alle relazioni di commercio tra il Marocco ed il bacino medio del Nigir. Tra esse notiamo quelle di Sigilmessa (colla città del medesimo nome, fondata poco dopo la prima metà del secolo VIII), molto probabilmente identica all’oasi di Tafilelt; di Gurara e di Tuat, e quella di Audaghost (Taghaza della geografia moderna?). Una strada più occidentale, partendo da Nun presso il promontorio di questo nome, attraversava il distretto dei Sandascia (Azanaghi degli scopritori portoghesi, dai quali trae il suo nome il fiume Senegal), e l’oasi di Ulil importante per il commercio del sale che si traeva dal monte Idscil ed era molto ricercato nei paesi della Nigrizia, oltremodo poveri di quel minerale.

In breve tempo gli Arabi si impadronirono di tutto l’Egitto: ma assai più lenti furono i loro progressi nei paesi a mezzodì della cateratta di Assuan, giacché solo nel 1285 essi poterono rendersi padroni del potente regno cristiano di Dongolah. L’Abissinia, il cui nome deriva dall’arabo Habesch, era tuttavia poco nota agli Arabi: la descrizione più particolareggiata di quel paese alpestre trovasi in Ibn-el-Wardi, scrittore del secolo XIII. [p. 65 modifica]

È certo che gli Arabi visitarono e conobbero tutto il paese, per cui scorre il Nilo1. Notisi tuttavia che i loro geografi dànno questo nome non solo al classico fiume d’Egitto, ma lo estendono a pressoché tutti i grandi fiumi del continente africano. Così il vero Nilo è detto Nilo d’Egitto; il fiume Azzurro porta il nome di Nilo di Habesch; il Giub è chiamato Nilo della costa degli Zengi cioè dello Zanguebar; il Komadogu affluente del lago Tsade è designato col nome di Nilo del Sudan; il Nigir è detto Nilo di Ghana. Da questa comunanza di nome doveva scaturire, come conseguenza necessaria, che tutti i fiumi dell’Africa formassero un solo sistema fluviale, colle sue arterie principali irradianti verso tutti i punti dell’orizzonte; e colle sue sorgenti in un grande nodo centrale. Il che fu causa di molte supposizioni erronee e di inutili tentativi, in ispecie da parte dei Portoghesi; i quali, nelle loro spedizioni africane, si lusingarono di poter penetrare, per qualcuno dei fiumi occidentali, insino al meditullio del continente; e di qui ancora, per acqua, sino alla Nubia ed all’Abissinia2.

I geografi arabi sono concordi nel porre le prime vene, che alimentano il fiume d’Egitto, in certe montagne situate verso il 10° grado di latitudine meridionale, alle quali si dava il nome di Montagne della Luna, nel che la loro idrologia del Nilo non differiva da quella di Claudio Tolomeo3. Secondo Massudi (secolo X) il Nilo esce da un lago di dimensioni sconosciute, il quale giace là ove le notti ed i giorni sono sempre di uguale durata. Il fiume principale manda quindi un ramo laterale verso il mare di Zendsch (Oceano Indiano). Edrisi (secolo XII) pone nel mezzo del continente i Monti della Luna (Gebel-el-Komr): da questi sorgono dieci fiumi, cinque dei quali si radunano in un lago, e gli altri cinque in un secondo lago. Questi due bacini lacustri hanno ciascuno tre emissari i quali [p. 66 modifica] mettono foce in un solo lago, donde escono, al nord il Nilo propriamente detto, ad occidente il Nilo di Ghana (Nigir). A questa opinione di Edrisi si conformarono, più o meno letteralmente, i posteriori geografi arabi, come si scorge dalla seguente descrizione che fa del Nilo uno scrittore arabo della seconda metà del secolo XV, in un libro intitolato Kukeb-er-Raudhat (la Stella del giardino): «Il Nilo viene dalla montagna El-Kamar, che si trova al di là dell’equatore. Alla sua sorgente forma dieci fiumi; cinque di questi si dirigono verso un punto in cui formano un lago, gli altri cinque formano un secondo lago. Da ciascuno di questi laghi escono due fiumi che si versano in un terzo grande lago situato nel primo clima. È da questo lago che esce il Nilo, come pure il Rana (il Nilo di Ghana, Nigir?) e il fiume di Abissinia»4.


Note

  1. Malfatti, Scritti geografici, pag. 458.
  2. Malfatti, Op. cit., pag. 461; Peschel, Geschichte der Erdkunde, 2a edizione, pag. 151.
  3. V. Parte prima, pag. 90.
  4. Dewulf, in Bollettino della Società geografica di Parigi, 1875, I, pag. 453.