Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo IX/Pietro Quirini

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Pietro Quirini

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Capitolo IX - Nicolò ed Antonio Zeno Capitolo X

[p. 168 modifica]52. Piero Quirini. — Del viaggio di Piero Quirino o Quirini, veneziano, il quale, navigando verso la Fiandra nell’anno 1431, colto da fiera procella, naufragò sulle coste occidentali della Norvegia, si hanno due relazioni, l’una scritta da lui stesso, l’altra dai suoi compagni Cristoforo Fioravante e Nicolò di Michiel; amendue pubblicate nel secondo volume della grande Raccolta di Giovan Battista Bamusio.

Dice il Quirini che lo scoglio dove egli ed i suoi compagni sbarcarono era distante «in ver ponente dal Capo di Norvegia da miglia 70». Ora, siccome il Capo Nord nella Scandinavia trovasi all’incirca sotto la latitudine di 71, lo Zurla ne conchiude che l’estremo limite della loro navigazione verso tramontana doveva essere fissato alquanto al sud-ovest dove sono parecchie isolette con altre maggiori, cioè a dire circa il 70° parallelo1. In appoggio di questa conclusione, l’eruditissimo prelato accenna quanto il Quirini stesso dice della lunga durata del giorno continuo sotto quelle alte latitudini: «Tre mesi dell’anno, cioè giugno luglio ed agosto, sempre è giorno, nè mai tramonta il sole, e ne’ mesi opposti sempre è quasi notte, e sempre hanno la luminaria della luna». Ma nella seconda relazione, dettata dai compagni del Quirini, si dice che la notte dura dal 20 novembre al 20 febbraio e dal 20 maggio al 20 agosto sempre si vede o tutto il sole, o i suoi raggi non mancano. Ora l’affermazione del Quirìni è evidentemente erronea, essendo assolutamente impossibile che il sole, il quale incomincia ad essere sempre visibile al 1° di giugno, cioè 21 giorni prima del solstizio d’estate, rimanga ancora sull’orizzonte per 70 giorni dopo lo stesso solstizio. Conviene adunque ammettere che il viaggiatore veneziano sia caduto in errore, e che invece di [p. 169 modifica]90 giorni di continuo giorno, la presenza del sole sull’orizzonte del luogo fosse di soli 42 giorni, poco più poco meno. In tale condizione si trovano i luoghi aventi per latitudine 67°55’, la quale differisce, in più, dì soli 20 minuti primi di grado da quella cui venne condotto il prof. Pennesi nel suo lavoro dedicato all’esame del viaggio del Quirini2. Nè questa semplice conclusione è contraddetta dalla relazione del Fioravante, giacchè, come bene osserva il Miniscalchi Erizzo3, si deve intendere nelle parole «sempre si vede tutto il sole o i suoi raggi non mancano», non solo la durata costante del sole sulll’orizzonte, ma benanche il tempo dei crepuscoli. La latitudine di 67°55’ di 67°35’ (secondo il Pennesi) corrisponde molto approssimativamente al luogo in cui si innalzano le isolette di Sandö e di Röst, nelle quali non si può a meno di riconoscere risola dei Santi e quella di Bustene, di cui nella relazione del viaggio.

La parte più importante della relazione del Quirini non sta tuttavia nelle cose che si riferiscono al punto estremo toccato dal viaggiatore sulle coste occidentali della Scandinavia, bensì nell’affermazione che il Capo di Norvegia, o altrimenti il Capo Nord, segna l’estremità settentrionale della penisola, dimostrando così un progresso notabilissimo sulle nozioni che di quel paese si avevano, non solo nella seconda metà del sec. XV, ma eziandio nella prima metà del secolo XVI. Abbiamo già accennato, nel paragrafo precedente, la carta del tedesco Nicolao Donis, la quale porta la data dell’anno 1482. Ora in questa mappa la Scandinavia è tagliata dal parallelo 71°, senza che per questo la terra pare che termini nei suoi limiti settentrionali, verso i quali continuerebbe anzi ad estendersi compatta, se la mappa stessa non terminasse al medesimo parallelo. Così pure nella carta di Giacomo Ziegler, pubblicata a Strasburgo nel 1542, la Groenlandia è ancora un’appendice della Norvegia [p. 170 modifica]nella direzione di occidente: e in fine nella famosa carta di Olao Magno, l’estremo limite dell’Europa e propriamente della Scandinavia è segnato dal parallelo boreale di 84°30’4. Secondo il Quirini invece, il Capo Nord verrebbe a porsi sotto la latitudine approssimativa di 69 gradi, appena inferiore di 2 gradi alla vera.


Note

  1. Zurla, Di Marco Polo e di altri viaggiatori veneziani, vol. II, pag. 269.
  2. Pennesi in Bollettino della Società geografica italiana, 1885, pag. 834.
  3. Le scoperte artiche, pag. 120.
  4. Queste tre carte sono unite alla bella ed importante pubblicazione del Nordenskiöld, La Vega, vol. I, pag. 31, 33 e 42.