Supplemento alla Storia d'Italia/CVIII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
CVIII - H. Clarke scrive a Bonaparte essere urgente di abboccarsi insieme, e domanda di conoscere ciò che pensa doversi rispondere alle note de’ plenipotenziarj austriaci. - Nota di Bonaparte a Clarke responsiva a quella ricevuta dai plenipotenziari austriaci, nella quale si giustifica la condotta della Repubblica francese, e s'incolpa quella del Gabinetto di Vienna. - Nota dei plenipotenziarj francesi diretta a’ plenipotenziarj austriaci, nella quale si protesta contro invasione fatta dalle truppe austriache della Repubblica di Ragusi

../CVII ../CIX IncludiIntestazione 28 luglio 2010 75% Da definire

CVIII - H. Clarke scrive a Bonaparte essere urgente di abboccarsi insieme, e domanda di conoscere ciò che pensa doversi rispondere alle note de’ plenipotenziarj austriaci. - Nota di Bonaparte a Clarke responsiva a quella ricevuta dai plenipotenziari austriaci, nella quale si giustifica la condotta della Repubblica francese, e s'incolpa quella del Gabinetto di Vienna. - Nota dei plenipotenziarj francesi diretta a’ plenipotenziarj austriaci, nella quale si protesta contro invasione fatta dalle truppe austriache della Repubblica di Ragusi
CVII CIX



[p. 211 modifica]

Udine, 6 termidoro anno 5 (23 Luglio 1797)


CVIII - Al Generalissimo.


Ho ricevuto questa mane la lettera, che in vostro nome mi ha scritta Bourienne: vi ho rilevato, non senza dispiacere, che voi sembravate deciso a differire la vostra partenza. Le circostanze rendono intanto la vostra presenza qui di giorno in giorno sempre più necessaria, e avrete dovuto osservare dalla natura, e dal tuono delle ultime note, che vi ho fatte passare, ch’egli è urgente di far dei passi che mettano un termine al languore in cui è caduta la negoziazione, e che forzino la Corte di Vienna a palesare più chiaramente le sue vere intenzioni. Se affari più importanti vi ritenessero per qualche altro tempo lontano da me, vi prego di farmi conoscere particolarmente la vostra opinione intorno alla risposta da farsi ai Plenipotenziarj austriaci, come su la natura delle spiegazioni, ch’è ormai tempo di sollecitare. La conoscenza delle vostre idee, e le modificazioni [p. 212 modifica]ch’esse potranno apportare alle mie, mettendomi allora in grado di agire in vostra assenza, il cammino degli affari non sarà ritardato da nuove dilazioni.

Vi fo inoltre osservare che io non conosco se non sommariamente le osservazioni del Direttorio su la grande nota che noi abbiam presentata a Montebello a’ sigg. Plenipotenziarj di S. M. Imperiale.

Non ho ricevuto alcuna lettera dal Governo dopo il 14 termidoro, e il pacchetto che mi avete trasmesso col corriere partito il 13, conteneva solamente delle lettere insignificanti per il mio Ajutante di campo.

Croisier è giunto qui jersera.

H. Clarke.




Udine 10 termidoro anno 5 della Repubblica francese una e indivisibile.


Nota de’ Cittadini Plenipotenziarj della Repubblica Francese.


I Plenipotenziarj della Repubblica francese hanno ricevuto le cinque note, datate del 18 Luglio 1797, che sono state ad essi indirizzate dall’Eccellenze Loro i signori Plenipotenziarj di S. M. l’Imperadore e Re, dopo la consegna di quella dello stesso giorno, relativa ai due congressi. Essi continuano a vedere con dolore, che il Gabinetto di Vienna coglie tutti i pretesti per far nascere degli ostacoli, ed opporsi alla conchiusion della pace: essi non possono dissimularsi che nè anche le stesse apparenze sono più rispettate. Il tuono che regna nelle note rimesse ai Plenipotenziarj francesi; le numerose proteste che contengono; la natura straordinaria delle domande che vi sono presentante; i diversi movimenti delle truppe austriache; tutto in una parola annuncia la guerra. Il ricominciar delle ostilità per parte dell’Austria non sembra da essa ritardato che per guadagnar tempo, ed aver l’agio di affascinare gli occhi dell’Europa con le proteste del desiderio di pace, nel tempo stesso che il [p. 213 modifica]Gabinetto di Vienna sembra aver delle intenzioni assolutamente contrarie a queste proteste.

Come credere alla sincerità di questo Gabinetto, se quando sembra insistere così fortemente per l’esecuzione de’ preliminari di Leoben, egli stesso li viola nella maniera la più evidente? In fatti quantunque siasi cercato di dare a questi preliminari un’interpetrazione che i Plenipotenziarj francesi ricusano di ammettere, e che non può aver altro scopo se non di allontanarsi sempre più dalla conchiusion della pace, egli non è meno certo che si era convenuti di conchiuder la pace difinitiva nello spazio di tre mesi, a datare dal tempo della lor firma; e questo articolo principale de’ peliminari, di cui l’Europa tutta desidera l’esecuzione, si trova manifestamente violato. Di già sono scorsi quasi quattro mesi da quell’epoca; e sono tre, da che i sottoscritti han fatto conoscere a’ Plenipotenziarj di S. M. l’Imperatore e Re i pieni poteri che essi avevano ricevuti dal Direttorio esecutivo della Repubblica Francese per conchiudere, e firmar la pace definitiva, mentre che il Gabinetto di Vienna lungi dall’imitare questa condotta si è costantemente attaccato a non far cadere le discussioni tra i respettivi negoziatori, che sopra oggetti, i quali non si legavano che per rapporti lontani allo scopo principale della negoziazione. L’articolo de’ preliminari, col quale S. M. consentirebbe ad una pace separata, non si trova pure violato dall’essersi manifestato nelle note precedenti dall’Eccellenze LL. i Sigg. Plenipotenziarj austriaci, il desiderio di S. M. l’Imperatore e Re di non trattare che in comune co’ suoi antichi alleati? Ma ciò ch’è impossibile a non considerarsi come una violazione manifesta dell’articolo primo de’ preliminari segreti, è la protesta rimessa dalle Eccellenze Loro i Plenipotenziarj austriaci contro l’indipendenza della Lombardia, poichè questo articolo porta testualmente:

«S. M. l’Imperatore rinuncia (e non rinuncierà) alla parte de’ suoi Stati in Italia, che si trova al di là della sponda diritta dell’Oglio, e della sponda diritta del Po». S. M. l’Imperatore non doveva occupare il territorio veneziano che alla pace definitiva, e intanto ella [p. 214 modifica]s’impadronisce della Dalmazia, e dell’Istria, cioè a dire delle più belle province della Repubblica Veneta; ella ne scaccia le guarnigioni, vi stabilisce il suo governo, ed il Gabinetto di Vienna si duole del cambiamento del governo di Venezia?

S. M. L’Imperadore non dissimula l’impazienza che ha di entrare in possesso degli Stati di questa Repubblica; ella li vorrebbe tutti, ella non ne eccettua nè le imboccature dell’Adige, e della Brenta, nè la città di Venezia stessa; e intanto il Gabinetto di Vienna si dice animato da una gran sollecitudine per quest’antica Repubblica!

L’armata francese occupa, egli è vero, gli stati di Venezia, come lo faceva prima de’ preliminari: essa occupa di più la città di Venezia; ma non vi sta che come ausiliaria; le sue truppe non s’immischiano in alcun modo degli uffari politici, e se alcuni agenti subalterni di S. M. l’Imperatore sono stati insultati, ciò senza alcun dubbio non debbe essere attribuito che al risentimento dalla parte de’ Veneziani per la violenza, che ha esercitata l’armata imperiale entrando nell’Istria, e nella Dalmazia: i Plenipotenziarj non potevano che interporre la mediazione tra S. M. l’Imperatore e Re e la Repubblica di Venezia, e lo hanno già fatto.

Frattanto, in conseguenza de’ preliminari sopra i quali il Gabinetto di Vienna non insiste, che quando esso li ha spiegati di una maniera dannosa per la Francia, e qualche volta per l’Imperatore stesso, cinque provincie austriache sono state restituite a S. M.; e il porto interessante di Trieste (e con esso, la facoltà di riprendere il suo commercio) gli è stato pure restituito. Per ciò che riguarda il cambiamento di Governo in Venezia, ed in Genova, la Repubblica Francese non vi ha presa parte veruna: essa non se n’è immischiata che domandandolo i popoli, e per allontanare gli eccessi che si sogliono commettere ordinariamente al nascere delle rivoluzioni. Adunque ai governi di questi due popoli i Plenipotenziarj di S. M. Imp. debbono indirizzarsi per tutto ciò che li concerne: e in quanto ai Plenipotenziarj francesi, come non sarebbero essi colpiti dalla non sincerità apperente del Gabinetto di Vienna, quando esso [p. 215 modifica]sembra dispiacente di un cambiamento accaduto in Venezia, il quale rende molto più facile l’esecuzione dei preliminari? Questa condotta non sembra offrire una pruova del disegno formale del Gabinetto di Vienna di non eseguirli? Per l’affare del Duca di Modena, esso non riguarda in alcun modo il Governo francese; è un affare tra lui, e i suoi popoli.

S. M. l’Imperatore su la sola promessa di conchiudere la sua pace separata, ha ottenuta la restituzione di cinque province, e l’allontanamento dell’armata francese dalla sua capitale. Oggigiorno, che questa pace non è ancor conchiusa, nonostante il testo de’ preliminari, il Gabinetto di Vienna vuole avere cinque o sei fortezze, e una gran parte dell’Italia; e sempre col far promesse esso crede di ottenerle! Ma dopo aver veduto elevarsi tanti ostacoli che era facile d’allontanare, dopo che l’estrema lentezza del Gabinetto di Vienna, e i suoi rifiuti prolungati di adottare una condotta, che convenga agl’interessi delle due Potenze, hanno così considerabilmente aumentate le difficoltà che si oppongono alla pace, i sottoscritti vedendosi forzati di raccogliere i voti del Gabinetto di Vienna per questa pace, piuttosto nei fatti, che nelle proteste, le quali fin qui non han prodotto che illusioni, debbono alla Repubblica, che li ha onorati della sua confidenza, di non allontanarsi in alcun modo, nel disegno di far cosa grata a S. M. I., dallo stretto senso de’ preliminari, in forza dei quali S. M. non deve entrare che alla pace definitiva negli Stati di Venezia.

Se S. M. crede che sia del suo interesse occupar subito questi Stati, faccia la pace senza ritardo; ma se il Gabinetto di Vienna vuol continuare ad impedirne la conchiusione, l’interesse della Repubblica francese esige che i paesi di Venezia, e le fortezze sieno nelle mani della sua armata. Per quanto affliggente sarebbe a’ Plenipotenziarj francesi veder negoziazioni cominciate da sì lungo tempo finir con la guerra, essi debbono, per onore della lor nazione, domandar se l’Austria la voglia, e annunziare che la Repubblica francese è piuttosto disposta a farla che a lasciarsi schernire con sottigliezze, o [p. 216 modifica]domande sfavorevoli nel tempo stesso alle due Potenze, e singolarmente lontane dalla buona fede, che i Plenipotenziarj francesi non han cessato d’opportare in tutto il corso della prima negoziazione. Ma, in questo stato di cose, i sottoscritti sperano che i Sigg. Plenipotenziarj austriaci impiegheranno tutti i loro sforzi per fare adottare dal Gabinetto di Vienna un cammino più convenevole agl’interessi vicendevoli, ed un sistema che conduca immediatamente verso la pace, la quale i sottoscritti non cessano di domandare, che presto sia conchiusa.

I Plenipotenziarj francesi potrebbero rispondere con delle contro-proteste alle note loro rimesse dall’Eccellenze loro i Plenipotenziarj austriaci; essi potrebbero ripetere con memorie storiche, gli sforzi che non han cessato di fare per giungere alla conchiusione della pace definitiva; ma mettono in non cale questi mezzi, perchè la loro intenzione è di allontanare tutto ciò che potrebbe turbar sempre più l’armonia, ch’è tanto essenziale stabilire nelle negoziazioni, delle quali sono incaricati. Essi sanno perfettamente che la pace, la quale è urgente che sia conchiusa, deve, per esser solida e durevole, esser fondata sopra gl’interessi scambievoli; e il complesso dei preliminari di Leoben ha dovuto testificare a S. M. l’Imperatore e Re, che l’intenzione della Repubblica francese non era mai stata quella di privare la Casa d’Austria di una potenza eguale a quella ch’essa aveva prima della guerra: i compensi ch’essa deve riceverne ne offrono la prova. Ella si trova pure sul cammino che i negoziatori francesi non han cessato di seguire, e quando essi han domandato qualche vantaggio per la Repubblica francese, ne han sempre proposto l’equivalente per la Casa d’Austria. Se il Gabinetto di Vienna imitasse questo esempio, le due potenze vedrebbero ben tosto succedere ai disastri cagionati dalla guerra, il riposo tanto ardentemente desiderato da’ popoli: il Direttorio esecutivo della Repubblica francese ha costantemente voluto che la pace fosse egualmente vantaggiosa ed all’Austria ed alla Francia, e soprattutto ch’essa tenesse lontana ogni possibilità di una guerra futura tra di loro sì in Italia, che in [p. 217 modifica]Alemagna, determinando le frontiere in tal modo, che niuna delle due Potenze, in tempo di pace, si trovasse in uua situazione in qualche modo lesiva, o allarmante in faccia dell’altra. Non volersi circoscrivere in questa periferìa ragionevole; il voler far dipendere la pace da qualche migliajo di uomini di più, i quali non aumentano per nulla la potenza di un gran popolo, è lo stesso che obliar tutti i mali in cui geme l’umanità sofferente, e desiderar una guerra, la quale non può avere scopo utile ad alcuna delle due nazioni.

Terminando i sottoscritti, hanno l’onore di pregare i signori Plenipotenziarj di S. M. l’Imperatore e Re di non servirsi, quando parlano de’ Governi democratici, e dei popoli, de’ termini che sarebbero ingiuriosi al Governo, che i Plenipotenziarj della Repubblica francese rappresentano. Non è mai accaduto, che i sottoscritti, parlando de’ ministri de’ Re, e delle loro Corti, si sien serviti di alcun epiteto, che potesse esser loro ingiurioso. I cittadini Plenipotenziarj della Repubblica francese pregano l’Eccellenze Loro, i sigg. Plenipotenziapj di S. M. l’Imperatore e Re, di voler gradire le assicurazioni reiterate della loro alta considerazione.

Bonaparte e Clarke.




Udine, 10 termidoro anno 5 (27 Luglio 1797)


Nota de’ Cittadini Plenipotenziarj della Repubblica francese.


Se i sottoscritti Plenipotenziarj della Repubblica francese sono stati sorpresi di veder le truppe di S. M. Imperiale e Reale impadronirsi, contro il tenore de’ preliminari di Leoben, e prima della conchiusione definitiva, dell’Istria e della Dalmazia, essi non possono dissimulare, che la loro sorpresa è stata estrema quando sono stati informati, che queste stesse truppe han preso possesso della Repubblica di Ragusi: essi protestano fortemente contro la distruzione della suddetta Repubblica, e sperano che S. M. l’Imperatore, animato dai [p. 218 modifica]sentimenti di giustizia che lo caratterizzano, sentirà quanto è impossibile che le altre Potenze, e specialmente la Repubblica francese, e la Porta Ottomana, veggano con indifferenza l’occupazione di uno Stato neutro, e indipendente, il quale non è mai intervenuto in alcun modo alla guerra attuale; ed essi non dubitano che l’Eccellenze Loro, i sigg. Plenipotenziarj austriaci, non contribuiscano con tutto il loro potere a far dare da S. M. gli ordini i più solleciti perchè le sue truppe si ritirino dal territorio della Repubblica di Ragusi. I sottoscritti rinnovano all’Eccellenze Loro i sigg. Plenipotenziarj di S. M. Imperiale, e Reale l’assicurazione dell’alta loro considerazione.