Supplemento alla Storia d'Italia/XLV

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XLV - Bonaparte scrive al Ministro degli affari esteri del Re di Sardegna, dolendosi degli assassinj che si commettono contro i francesi, e domanda una spiegazione

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XLV - Bonaparte scrive al Ministro degli affari esteri del Re di Sardegna, dolendosi degli assassinj che si commettono contro i francesi, e domanda una spiegazione
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Dal Quartier G. di Milano 5 giorno complimentario anno 4

(21 Settembre 1796)


XLV - Al Ministro degli affari esteri del Re di Sardegna.


Non sono diplomatico, Signore, son militare: perdonerete la mia libertà. In diversi punti degli Stati di sua Maestà, i Francesi sono assassinati, derubati. Pel trattato di pace, il Re che è obbligato a concederci il passaggio sopra i suoi Stati, ce lo deve render sicuro: e Per questo motivo solo, contro il tenore del trattato di pace, ho preso il carico di restituire a sua Maestà non solamente il governo civile, ma anche il militare nella parte de’ suoi Stati, che gli è stata resa dalla Repubblica. A Vine, a Limon sotto gli occhi della guarnigione di Demont, sotto quelli delle truppe che M. Franchar comanda a Borgo San-Dalmazzo si commettono tutti i giorni degli eccessi, che non solamente sembrano tollerati, ma ancora incoraggiati dal governo. A tale oggetto vi domanderò una semplice spiegazione. [p. 80 modifica]

1. Il Re non deve essere obbligato ad indennizzare e riparare le perdite cagionate dai delitti, che si commettono nel suo territorio contro i Francesi, allorché si fanno in pieno giorno, da corpi di briganti di due o trecento uomini?

2. Il Re, con 25,000 uomini che ha in armi, non ha forze bastanti per frenare nei suoi Stati dei masnadieri, e far rispettare le leggi della giustizia, della umanità, e dei trattati?

Signore, si giudicano gli uomini dalle loro azioni: la fedeltà del Re è a tutti nota. Frattanto mi trovo quasi costretto a pensare che ha delle ragioni di politica che portano ad incoraggiare, o almeno tollerare enormità da movere a sdegno. Ho scritto a S. Maestà stessa; vi prego a presentarle la mia lettera. Il governo francese non farà cosa alcuna né palesemente, né in segreto, che tenda a distruggere, o indebolire l’azione del governo del Re sopra i suoi popoli. Voi non ignorate però, che ciò sarebbe egualmente facile per noi, che difficile per voi. Il giorno in cui vorrete sinceramente distruggere i briganti, che molestano la nostra corrispondenza di Cuneo a Barcellonetta, essi non esisteranno più.

Vi prego a credermi.