Terenzio/Lettera di dedica

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Lettera di dedica

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Terenzio L’autore a chi legge
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AL CHIARISSIMO SIGNOR ABATE

POETA CESAREO1.


UN uomo come Voi, celebratissimo Signor Abate, che ha gustato il piacer della Gloria, risguarderà pietosamente coloro che anelano a un sì gran bene, e poichè tanta ne ha egli per se medesimo conseguita, non ricuserà di farne parte con altri ancora. Voi, che occupato avete il primo seggio della Drammatica Poesia; Voi che l’avete resa cotanto amabile, adornandola di nuove grazie, senza punto scemarle la maestà sua conveniente; Voi in somma, che il Primo siete di quei che furono, e lo sarete per molti secoli di quei che succederanno, mirate me tra la folla degli Scenici Compositori, e veggendomi a Voi rivolto, dite in cuor vostro: ecco uno che mi seguita di lontano, per altra strada, e vorrebbe che a Lui porgessi la mano per sollevarlo dal fango, e col mostrarmi di Lui contento, fonda le sue speranze nella mia medesima riputazione. Può essere che la Vostra modestia fare non vi conceda un simile ragionamento; ma lo faranno tutti coloro che intendono bene il mistero di questa Lettera, e a Voi mi veggono quella Commedia raccomandare, che maggior fatica mi ha costato di tutte le altre, e che a maggiori critiche può andar soggetta. Io per altro, che nel modo mio di pensare ho sempre dinanzi agli occhi la verità, confesso di buona voglia essere questo lo scopo della mia Lettera, e che non per altro fine a Voi mi rivolgo, che per ottenere da Voi, mercè la grazia Vostra, un raggio di quella Gloria che può diffondere sopra de’ suoi seguaci il valoroso Maestro. Spero offendervi non saprete, che uno Scrittor di Commedie ardisca nominare Voi per Maestro, poichè l’Arte [p. 302 modifica]vostra, seguitando le tracce della Tragedia, suole la severità di quella raddolcire, per modo che la giocondità destando negli uditori, solleva al grado nobile la seconda ispezione della Commedia. Il Dramma per Musica è un componimento per se medesimo irregolare, non conosciuto nè da Aristotile, nè da Orazio, nè da altri precettori antichi della Drammatica facoltà. Il canto usato nei cori delle Tragedie destò la voglia negli amatori di novità di assoggettare alla Musica tutto il Dramma, e per divertire il popolo colla melodia, si è dovuto discendere da quella tragica gravità, che risvegliava negli spettatori, anzichè il divertimento, il terrore e la commozione. Le prime opere di cotal genere furono talmente imperfette, che Farse piuttosto potevano nominarsi. Alcuni nel secolo oltrepassato le ridussero a miglior forma, e il vostro benemerito Antecessore, il Signor Apostolo Zeno, si distinse fra tutti gli altri nella condotta del Dramma, nella verità dei caratteri, e nella robustezza dei sentimenti. Ma la perfezion di quest’opera era a Voi risserbata. Sorgeste Voi per onore del nostro secolo ad innalzare sopra di tutti gli altri questo genere di Drammatica Poesia, e la Patria Vostra, che diede al mondo nei prischi tempi gli originali più rispettabili della Tragedia e della Commedia, produsse in Voi a’ di nostri il celeberrimo ristauratore del Melodramma. Grande obbligazione vi hanno i Compositori di Musica, poichè le dolcissime ariette vostre, che sono altrettanti elegantissimi Madrigali, cantano, si può dire, da per se stesse, e svegliano talmente la fantasia del Maestro, ch’egli con poco studio può farsi onore grandissimo. Ecco il perchè, allora quando eletto viene dagl’Impressori il componitor della Musica, suol egli raccomandarsi che gli sia dato da scrivere un Dramma del Metastasio, e quantunque fatto e rifatto parecchie volte, lo preferisce a qualunque altro d’Autore antico e moderno, sicuro che la melodia non può essere meglio appoggiata, e che le scene cento volte rivedute di un Vostro Libro, non lasciano di piacere, e di fermare il Popolo ad ascoltarle. Fortunato quell’Impressario, che alla Rappresentazione de’ Vostri Drammi cerca di scegliere buoni Attori; allora è certo della pubblica approvazione, e quantunque la Musica non sia eccellente, [p. 303 modifica]soddisfa il Popolo l’eccellenza del Dramma. Ma quante volte ho dovuto compiangere il destino delle opere Vostre, da Attori barbari maltrattate! Qual compassione non mi faceva vedere un vecchio panciuto sostenere la soavissima parte di Alceste; un burattino sguaiato quella di Jarba, ed una preziosa indurita rappresentare Cleofide! In tutti i Teatri di Europa non si rappresentano che i Drammi Vostri. Si replicano nel Teatro medesimo le dodici, le venti volte. Non vi è compositore di Musica, che non le abbia sperimentate. Non vi è casa, non vi è persona, che non ne sia provveduta. Sono numerosissime le edizioni, e fortunati coloro che le hanno stampate. I Comici ancora se le sono appropriate per molto tempo, e con profitto notabile le hanno senza musica rappresentate. Da moltissime genti si sanno per la maggior parte a memoria, e pure si gustano sempre, piacciono ogni ora più, e qualunque Dramma espongasi sulle scene, ha sempre un massimo disavvantaggio, se non è della felicissima penna del Metastasio. Chi ha mai più inteso la lirica Poesia sì bene alla Drammatica unita? Da chi mai le passioni furono meglio trattate, con più verità e con più forza? Voi avete la tenera passione esaurita, per modo che nulla resta da compromettersi a’ seguaci vostri. Ma il vostro stile poi è inarrivabile. Pare facile a chi non sa quanto costi quell’apparente facilità che innamora. Che vuol dire, che volendo sostituire a un Vostro epiteto, a un Vostro aggiunto qualche altro termine equivalente, perderà sempre quel pregio che si ravvisa nel Vostro? Vuol dire, che Voi studiate i termini, ma sapete sì dolcemente unirli, che sembrano necessariamente caduti. Se io volessi de’ Vostri Drammi dir tutto quello che intorno di essi io penso, non finirei di scrivere così presto. Lascio ai più valenti conoscitori del merito formar elogj alle opere insigni prodotte dalla vostra penna felice. Voi avete vestita di vaghe spoglie la più severa Filosofia; condita avete con dolci modi la più istruttiva Morale, e ne’ Vostri Sacri Componimenti trovasi un largo fonte di Storia Sacra e di sublime Teologia, onde Voi più che ogni altro osservaste l’opportuno precetto di unire l’utile al dolce, potendo colle dolci rime allettare, nel tempo medesimo che le [p. 304 modifica]vostre massime instruiscono gli uomini nel buon costume, nella società, nel dovere, scorgendosi in Voi perfettamente unito il Poeta, il Filosofo, il Precettore, il Cristiano. Le verità ch’io dico, si conoscono dai più ciechi, e gl’invidiosi devono confessarle. Credete Voi di non avere delle Persone che invidiano la Vostra gloria? Sì certamente, ve ne sono parecchie: alcune di queste confondono l’invidia coll’ ammirazione, altre si provano di pareggiarvi. L’impresa è malagevole troppo. Voi siete un originale; chi sapesse bene studiarvi, potrebbe giungere ad imitarvi, e allora qual merito si sarebbe acquistato? La copia cederebbe sempre all’originale. Permettetemi che con Voi mi confessi; ho avuto anch’io il prurito di battere queste strade. Portato da un forte genio al Teatro, allettavami la dolce lusinga dei Componimenti per Musica. Dirò di più: mi sono anche provato, ma lode al Signore, ho conosciuto in tempo la vana impresa di essere per questa via compatito, e ritrovando un calle aperto per la via più umile della Commedia, per quella ho cercato inoltrarmi, non perdendo per ciò di vista la vostra guida, negli argomenti principalmente più nobili e virtuosi. Pare che la fortuna abbia favorito la mia intrapresa, e la maggior prova ch’io possa averne, si è la cortese approvazione, che vi degnaste donare alle mie fatiche. Fu per me la maggior consolazione che aver potessi, nel leggere il Vostro nome in Firenze fra gli associati alla mia edizione. Vi ringraziai con Lettera di un tanto onore, e Voi mi deste maggiori prove del vostro compiacimento. So bene che non mi credevate sì ardito, onde abusar volessi della grazia Vostra fino a imprimere il nome Vostro nei fogli miei; ma compatir dovete, com’io diceva a principio, chi cerca un posto onorato nella memoria degli uomini, se si ricovera sotto le fronde del vostro alloro. Spero che di buona voglia mi accorderete in dono ciò che l’urgenza mia trasportami ad involarvi; ed io a guisa di quelli che donan poco per aver molto, vi presento una Commedia sola, colla lusinga che le altre mie vogliate proteggere e accreditare.

Voi che siete pratico del mestiere, conoscerete più d’ogni altra Persona, quanto studio e quanta fatica il mio Terenzio mi [p. 305 modifica]abbia costato. Vi troverete in esso un non so che di Drammatico, tratto dalla Vostra scuola, in me sofferto dal Popolo, in grazia dell’umil titolo di Commedia. Lo troverete scritto in un Verso comico, di cui non so se siate Voi persuaso; ma le ragioni che m’indussero ad un umil verso, le ho dette altrove, e il Pubblico, a cui dobbiam cercar di piacere, mi obbliga a continuarlo. Compiacetevi leggere la Prefazione alla prima Commedia del mio nuovo Teatro Comico, e spero di essere giustificato, checchè ne dicano gl’inimici di cotal verso. Degnatevi di aggradire l’umile offerta di un estimatore del vostro merito, il quale cederebbe tutti i piaceri avuti finora nel compatimento alle sue fatiche, per questo solo di essere da Voi compatito, e con ossequioso rispetto alla Grazia Vostra umilmente mi raccomando.

Vostro Devotiss. e Obblig. Servidore ed Amico

Carlo Goldoni.


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  1. La presente lettera di dedica fu stampata la prima volta nel principio dell’anno 1758, nel t. III (1757) dell’ed. Pitteri di Venezia.