Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna/Superstizioni, credenze e medicine

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Superstizioni, credenze e medicine

../Sos berbos o verbos ../Indovinelli IncludiIntestazione 13 novembre 2018 25% Da definire

Sos berbos o verbos Indovinelli

[p. 332 modifica] SUPERSTIZIONI, CREDENZE E MEDICINE POPOLARI. Il fuoco di San Marco. — Dovrebbe essere una malattia speciale, una specie di eruzione cutanea, ma spesso ogni ma lattia di tal genere e persino la scabbia e l’erpete vengon con fuse e credute il così detto fuoco di San Marco: Su focu ’e santu Marcu. Questo nome forse è corruzione del s’irfocu ’e santu Marcu, cioè l’eruzione cutanea di San Marco. Nes suna medicina può guarirla, tranne questa: Un pastore vaccaro, da solo [unu pastore ’e solus), cioè che sia nello stesso tempo pastore e padrone delle vacche e non divida con nessuno il prodotto, deve battere l’acciarino per tre volte sulle parti malate, in modo che le scintille sfio rino la pelle. Non si dice alcuna orazione, nè si eseguisce alcun segno, ma bisogna restar nel massimo raccoglimento ed avere molta fede. La pietra per battere l’acciarino è quasi sempre la selce, ma alcuni usano del granito rosso, appositamente. Questa ope razione dicesi: iscudere su focu ’e santu Marcu - battere il fuoco di San Marco. I pastori nuoresi, nel portare a casa il formaggio e la ri cotta fresca, usano coprirli di foglie di asfodello, che poi si ha cura di buttar lontano, in un sito ove non ci sieno galline. Guai se le galline beccano l’asfodello che ha coperto o in qualche modo toccato del formaggio o della ricotta! Il bestiame che li produsse si ammalerebbe subito, specialmente le vacche a cui si screpolerebbero i capezzoli. Così non si può rifiutare nessuno dei prodotti pastorizii, per nessun caso, o se si rifiuta è necessario che non gli si faccia rivarcare la soglia della casa del pastore o del proprietario dond’è uscito, - perchè altrimenti il bestiame se ne risente e si ammala e può anche morirne. Per le morsicature dei cani si procura un po’ di pelo bru ciato del cane che ha morsicato, e si pone sulla ferita. Questo [p. 333 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/355 [p. 334 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/356 [p. 335 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/357 [p. 336 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/358 [p. 337 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/359 [p. 338 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/360 [p. 339 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/361 [p. 340 modifica]Pagina:Rivista delle tradizioni popolari italiane, Anno II, 1894.djvu/362