Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro III/Capitolo 52

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Libro III - Capitolo 52

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DELLA MUSICA.

Mi pare che nel medesimo numero delle honeste ricreationi si possa connumerar la musica, dellaquale gli antichi Filosofi fecero grandissima stima riputando che la musica importasse molto per i costumi, et secondo la varietà di quella, variamente si alterassero gli animi et ne divenissero più disposti, et inclinati alla virtù, ò al vitio, et si raccontano anchora da gli historici Greci, et Latini esempii memorabili della efficacia della musica, et se bene a nostri tempi non pare, che si vedano effetti cosi notabili, tuttavia non si può negare che i canti lascivi et molli, et per contrario i canti gravi, et pieni di honestà, massime quando la parole, et l’harmonia si congiungono, imprimono ne gli animi nostri certa qualità conforme à quel suono. Onde non senza gran ragione la santa Chiesa usa ne i sacri Tempii il canto, come quello che muove à divotione, indolcisse l’anima, et la sollieva più facilmente alla contemplatione delle cose celesti, si come la autorità di gravissimi, et santissimi Dottori, et la esperienza stessa ci dimostra. Per tanto non mi par se non bene, che il nostro fanciullo apprenda alquanto di musica, quanto basta per un poco di honesto diletto, et non per divenir musico, dico parlando generalmente che non si nega che alcuni devono andar avanti in questa arte, si che possano riuscir eccellenti musichi. Avverta però il savio padre di famiglia, come sempre si và ricordando, che questa ricreatione si ha da intendere senza pregiuditio de i buoni costumi, perilche si deve haver riguardo alla conditione del maestro, et che con questa occasione non si introducano in casa persone non sicure, ma si faccia la musica tra gli istessi famigliari di casa, non come cosa di grande apparato, ma per un giuoco, et trattenimento breve, non si cantino compositioni tali, ne rime, che possino accender l’animo di fuoco carnale, ma più presto salmi, et alcune divote canzonette, quali per opra de i padri della Congregatione dello Oratorio di Roma, si stamparono non è gran tempo, che vi sono cose affettuose, et morali, che nutriscono lo spirito, et l’amor di Dio, et si possono cantar da pochi, et con mediocre intelligenza, et tali canzonette molto meglio, et più utilmente si possono imparare à mente da fanciulli, et domestici di casa, et anco dalle figliuole femine, per ricrearsi mentre fanno loro lavori, che le vane rime di romanzi, et altri componimenti amorosi, che nel resto, quanto alla figliuole femine io non sono d’opinione che debbiano imparar altra musica, che quella che la istessa natura insegna loro, percioche la honestà feminile non comporta che venghino in concerto con huomini, et le voci et canti più facilmente possono dissolvere in loro il vigor dell’animo, et per l’istesse ragioni non laudo l’imparar à suonar, non essendo senza pericolo l’apprendere ciò che si sia da huomini. Et finalmente non sono da negare alle figliuole anchora le honeste ricreationi proportionate al sesso loro, ma più di rado, et senza intervento d’huomini, sotto la buona custodia della madre, et con tutta quella cautela che si richiede alla castità, et verecundia feminile.