Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore/Distretto di Vezzano II. Castelli

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Distretto di Vezzano II. Castelli (Toblino e Madruzzo))

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II.


CASTELLI


(Toblino e Madruzzo)


Il Castello di Tublino (240 m.) s’erge in riva al lago suo omonimo all'estremità meridionale di una penisoletta che si parte dalla strada di Vezzano ad Arco. Ve lo misero i Romani; ma prima che questi dominatori del mondo si estendessero nella valle del Sarca e [p. fig13 modifica] [p. - modifica] [p. 155 modifica] in Anaunia, non è improbabile che su questo lago avessero avuta stanza delle popolazioni lacustri. Al Benaco ne esistevano come provano le scoperte fatte colà in questi ultimi tempi, ed a Tublino e Santa Massenza furono rinvenuti a più riprese nel suolo frammenti di vasi a tessitura grossolana, e coltellini in pietra selce, ascie ed altri oggetti che accennano alla presenza in que’ luoghi dell’uomo preistorico. — Nei tempi di mezzo il castello era tenuto dai Signori di Tublino, de’ quali si nota per primo un Odorico (1124). Dietro a questo vengono un Ottone con suo nipote Federico, e un Turiscendo (1233); poi i Signori di Campo, e in fine i Conti di Wolckenstein, che ne sono gli attuali posseditori. — Si ricorda che nel lago di Tublino la sera del 16 Maggio 1653 perì affogato Vincenzo Particella, fratello di Claudia morta in Trento nell’anno 1667. Ell’era l’Amante dell’ultimo di Casa Madruzzo; ma la leggenda, storpiando il fatto di Vincenzo, mette in bocca ai contadini di quel luogo, che Claudia si fosse annegata in una sera di autunno, mentre andava a disporto sul lago con una brigata di festanti cavalieri e di dame.


Il Castel Madruzzo (547 m.) s’eleva sopra una collina presso il paesello Madruzzo nel mezzo di una scena di paese delle più incantevoli. È tuttodì in piedi, e fa bella mostra di sè, quantunque internamente e fuor abbia non poco sofferto degli urti del tempo e dalla noncuranza degli uomini, che lo tennero dopo la totale estinzione dell’illustre famiglia che lo possedeva. — Nell’anno 1161 Gomperto Madruzzo e Boninsegna suo [p. 156 modifica] nipote furono investiti dal Vescovo Adalpreto II di due casamenti e della torre del castello; e dopo questa investitura, i nuovi Signori incominciarono a fabbricarvi, a renderlo degna sede della loro discendenza. Lo tennero da prima i discendenti di Gomperto, ed estinta questa linea (1389) in Giorgio Madruzzo, vennero ad abitarlo i Signori di Denno e Nano (1448) suoi più prossimi parenti; i quali presero il nome de’ loro antecessori e lo conservarono sino alla morte del Vescovo Principe Carlo Emanuele (1658), che fu ultimo maschio di sua famiglia. Il castello, feudo vescovile, passò allora per patti a Carlotta di Lenoncourt Lorenese (1661), e poscia per eredità (1693) a Balestrino del Carretto del Finale, nella cui famiglia rimase sino all’anno 1876, nel quale fu comperato dal Dott. Francesco Larcher di Trento, attuale possessore.

Il Mariani1, parlando di questo castello così si esprime: “è posto su’l vertice del monte, che domina val di Cavedine. È di fabbrica in isola tendente al quadro; et con essere tutto un corpo, si rende doppio, Castel vecchio cioè, et Castel nuovo. Il vecchio che ha forma di regolar fortezza, fu edificato su l’antico da Gompardo o Gomperto Madrutio l’anno 1661.... Il nuovo, che serve anzi di Palaggio, fu o aggiunto, o rimodernato al tempo del Cardinal Cristoforo Madrutio; indi ampliato et abbellito da gli altri Cardinali e Principi della Famiglia, che in luogo di Castel Nan, tennero questo per loro forte ritirata, e deliciosa. [p. 157 modifica] Sotto il castello verso ostro sta il villaggio Madrutio, che dipende; et a ponente sta in declivio un gran parco piantato d’alberi, che per essere cinto di mura, serve non men di serraglio per la caccia. Nel resto il castello ha il suo recinto con balouardi; è previsto di pozzo e cisterna d’acqua et ha un molino da mano. Sì come nell’arsenale stanno varie armature di guerra et alcuni pezzi di cannone non essendovi più quel grande detto la Madrutia, al peso di 7500 libre, il tutto di buon metallo: arma bellissima, e di cui si tien’essere un’altra simile in Castel di Milano, fattavi gittar in tempo che colà fu Governator il cardinal Cristoforo. Hor quest’arma Madrutia non ha potuto difendersi, che non sia disfatta, per farne soldo: e se ne son gittate anco per la Chiesa di Borgo due campane; ma queste, cosa notabile, rottesi ben tosto, han fatto credere non convenirsi instromenti di guerra al sacro tempio„.

“Dopo la morte del V. P. Carlo Emanuele Madrutio s’è devoluto questo castello per linea feminile ne’ Marchesi di Lenoncourt, che lo ritenevano dalla Mensa Episcopale di Trento, Patrona del dominio diretto. Così un castello stato per tanti anni la fama e il fasto de’ Madrutiani Principi, e dove soggiornarono i figli dell’Imperatore Ferdinando primo in tempo che il Baron Giovanni Gaudentio Madrutio fu loro Ajo; al presente non tiene altro dl Madrutio che il nome. Tanto è vero, che Omnia orta occidunt, et aucta senescunt, dice Sallustio„.

  1. Trento con il sacro Concilio, p. 611-12.