Un passo avanti nella cultura femminile/Tesi/VII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo VII

../VI ../VIII IncludiIntestazione 6 settembre 2017 75% Da definire

Tesi - VI Tesi - VIII
[p. 50 modifica]

VII.

I Paesi Bassi, nei quali l'elemento celtico-latino ed il sassone-germanico s’intrecciano, ci presentano la donna in condizioni intellettuali ben disparate.

Tradizioni gloriose accoppiate alla civilizzazione moderna ed alla prossimità di quel paese, che era poco innanzi agitato da magnanime e libere idee, sembrerebbero dovere assicurarvi alla donna un posto attivo e dignitoso nella vita nazionale: pur tuttavia, nulla di tutto questo riguardo al Belgio, dove l'applicazione del famoso principio «libera Chiesa in libero Stato» garantisce al partito oscurantista una sicurezza così assoluta, una bonaccia così imperturbabile, ed una così crescente prosperità, quale non godè mai in balìa dei capricci non infrequenti d’un governo autocratico — Quei gesuiti espulsi da Maria Teresa, soppressi da Clemente XIV; quel monachismo che sotto Giuseppe IL e Leopolda dovette piegare le vele, e che oggi nell'impero del Messico è depresso dalla politica di un altra Habsbourgo, dopo aver attraversato incolume e trionfante i reggimenti democratici che si avvicendarono nell’epoca della lotta intestina, nel Belgio vive e regna alla maggior gloria di Dio ed al più sicuro freno della libertà. [p. 51 modifica]La memoria di Margherita d’Austria, di Maria d’Ungheria, e di Margherita di Parma, che ressero con tanta sapienza i Paesi Bassi in tempi difficili e sotto una dinastia feroce e fanatica, dovea assicurare al sesso femminile dei diritti ad una corona che sempre portò con gloria e con prosperità della nazione: pure la prima concessione che il Belgio risorto a libertà fece alle dottrine cattoliche, fu d’escludere a perpetuità le donne e la loro discendenza dal trono belga; nè a questo articolo solo si tradisce l’influenza dell’Episcopato nello statuto belga, influenza che faceva rigettare all’Assemblea dei Notabili il primo progetto di statuto che veniva compilato e proposto all’epoca della costituzione del regno.

Ad onta di ciò, re Gugliemo, considerando lo stato intellettuale dei belgi così vergognosamente inferiore a quello degli Olandesi, lavorò con tutte le sue forze alla propagazione dell’istruzione — In pochi anni 1,146 scuole erano istituite; e nel 1860 il totale delle scuole raggiungeva la cifra di 5,558 — delle quali 3,908 pubbliche, e 1,650 private — ed erano frequentate da 515,992 alunni; dei quali 265,187 maschi e 250,705 femmine: le quali cifre ci danno la proporzione di 94 fanciulle applicate allo studio primario sopra 100 ragazzi.

Laddove però si consideri avere il clero ed il monachismo larghissima parte nell’insegnamento, non farà meraviglia vedere le grandi masse [p. 52 modifica]belghe, ad onta del numero delle scuole primarie non inferiore a quello di molti altri paesi, completamente ignoranti — e la donna poi, che l’egoismo virile lascia sempre di proposito deliberato alla coda d’ogni progresso, e la cui influenza il partito nero sa meglio usufruttare, servire ciecamente e fanaticamente gl’interessi dell’oscurantismo; e colle franchigie e colla illimitata espansione che lo statuto consente, lavorare assiduamente a trasformare tutto il paese in un vasto convento.

Chi volesse a mo’ di curiosità informarsi dei servizii resi dalla politica della libera Chiesa in libero Stato all’oscurantismo, non ha che a consultare la cifra progressiva dei conventi introdottisi nel Belgio dal 1830 al giorno d’oggi1.

Nel 1830 le corporazioni religiose erano 251, e la popolazione regolare era di 3,645 anime.

Nel 1846, la popolazione monastica era di 11,968 anime.

Nel 1856 le congregazioni religiose erano 993; e l’analoga popolazione era di 14,630 anime.

Nel 1864 la cifra dei conventi cammina alacremente alle due migliaja — Che se poi voglionsi aggiungere a queste, cifre le innumerevoli chiese coi relativi pergami e confessionali, le scuole primarie pressoché tutte dirette dal [p. 53 modifica] clero da creature sue, le donne pressoché tutte educate nei monasteri, lo sterminato numero dei giornali di cui dispone il partito, l’influenza che esercita nello studio anche secondario e persino universitario, come a Louvain, farà duopo convenire che la formola del lasciar fare sarà ben presto predicata dal partito retrivo come vantaggiosissima sostituzione alla sovranità dispotica per la grazia di Dio.

Non è a stupire se, in un paese in cui lo svolgimento connaturale alle libere istituzioni trovasi come asfissiato sotto quella specie d’impermeabile che è la pressione oscurantista, la vita del pensiero non si trovi su di un terreno omogeneo. Infatti la donna non prese colà alcuna parte alle idee che preoccupano così legittimamente le donne d’altri paesi. Le pochissime che attirano l’attenzione, sono dedite alle arti, balocchi piacevoli ed innocenti, permesse dai confessori e rispettate dal Sillabo.

Infatti Maria Felicita Moke Pleyel percorse l’Europa dando concerti nei quali fu applaudita come pianista eminente — Janny Geefs si distinse nella pittura — Luisa Stappaerts, Madama La Motte, e madamigella Poulet si fecero un nome nella poesia. Ma Zoè Gatti di Gamond che nelle sue lettres sur la condition des femmes au XIX siècle si elevò alla sfera filosofica, sembra rimasta tuttavia sola.

La Olanda, la cui corona comitale non era vietata alla fronte femminile, dopo avere obbedito a [p. 54 modifica] cinque contesse, passata con Maria alla casa delli Habsburgo, fu governata essa pure dalle reggenti dei Paesi Bassi.

Accettando la Riforma, la Olanda, si poneva per la natura delle cose in una via di progressivo sviluppo, e si accostava di più in più alla civiltà germanica, lasciandosi indietro le mille miglia il retrivismo belga.

Non è a meravigliare che la Olanda, nella quale il movimento intellettuale fu così rapido ed attivo, vegga le sue donne tanto sviluppate ed intelligenti quanto le belghe vicine sono inerti e retrive — Casalinga, attiva, generosa e tranquilla, la donna olandese sembra fatta per la beneficenza e per lo studio — I nomi di Elisabetta Bekker e d’Agata Deken legati simpaticamente dalla storia, dall’amicizia e dal lavoro, sono inseparabili dalla letteratura classica del paese. La dama e la contadina si confondono cosi bene nei comuni lavori, che i nomi di ciascuna si perdono; non resta che il genio d’ambedue.

Isabella Emilia Tuyll de Charrière portò nella Svizzera quel raro talento, che, posto a servizio della letteratura del suo paese adottivo, lo lasciò superbo d’averla posseduta.

Lieta, la Olanda, di scuotere colla morte di Bonaparte il giogo straniero, conservò tuttavia quelle leggi che nelle condizioni dei tempi segnavano un progresso — Le condizioni civili della donna vi sono perciò normalizzate dalle leggi [p. 55 modifica] Napoleoniche inclusivamente al divorzio, che si conforma allo spirito di libertà e di tolleranza, che è lo spirito della riforma che la Olanda ha accettata — Il diritto di successione al trono vi fu pure conservato alla donna, in onta alla legge salica, contraria alle tradizioni ed alle tendenze democratiche del paese.

  1. Veggansi queste cifre con maggiori dettagli in Dora D’Istria = Les femmes par une femme.