Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo XVII

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Capo XVII. Da Lugano al Lago di Como

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CAPO XVII.

Da Lugano al Lago di Como.


Per tre vie vassi da Lugano al lago di Como: una per Codilago a Como, l’altra per Porlezza a Menagio, e la terza per Porto e Varese a Como. Ommetto le altre strade che far si possono per val Cavargna e per vall’Intelvi, delle quali parleremo. Chi non vuol ire a cavallo o a piedi, sceglie la prima o la terza, quantunque pur la seconda sia in qualche modo atta ai carri. Rifà per barca la medesima parte di lago descritta alla pag. 155; se non che per la prima, giunto in faccia a Morcotte tende direttamente a Codilago, ossia capo di lago, lasciando a sinistra Maroggia e Melano, e a destra Riva. Se a Riva vorrà approdare, potrà vedervi in una chiesuola delle pitture a fresco del [p. 181 modifica]Morazzone, e ad olio di Petrini; ma le prime già troppo hanno sofferto. Presso a Riva all’O., e all’E. sopra Méride, il naturalista si farà indicare il luogo ove si sono trovati de’saggi di carbon fossile, del quale vi sono pur indizj sulla vetta che divide Riva da Porto.

A Codilago o troverà vettura, o converragli spedire a Como, distante otto miglia, a cercare la posta: ma chi sa prevedere, anticipatamente dispone per trovar ivi il comodo necessario al viaggio. Dopo breve salita, e due miglia di viaggio, trovasi a Mendrisio, grosso borgo, altre volte balliaggio, ora distretto del Cantone del Ticino; entra in una ampia valle, lascia a destra la terra di Codrerio, indi viene a Balerna, ove buona casa ha il Vescovo di Como; discende a Pontegano, ove tragitta la Breggia (torrente che mette capo nel lago di Como a Cernobbio), e giugne alla terra di Chiasso (Piazza), ove sono i confini della Svizzera. Da Chiasso dopo breve salita, e non sì breve discesa, ora fatta comoda, giugnesi a Borgo di Vico e a Como.

Il naturalista cammin facendo si vedrà quasi sempre a sinistra il sasso calcare, e appiè d’esso i soliti grossi massi di scisto e di granito. Se presso Balerna vorrà discendere all’alveo della Breggia, vedrà da un lato la sponda di sasso arenario di finissima [p. 182 modifica]grana che non di rado vien venduto come cote inglese, e dall’altro lato un ammasso immenso di ciottoli fluitati, depostivi senza dubbio dal torrente quando formava qui un laghetto, e correa molto più alto. V’ha pur in quelle vicinanze dello scisto calcare bituminoso, che dà fiamma, specialmente sotto Morbio inferiore; e nel letto stesso della Breggia sono visibili due filoni di buon carbon fossile sinora intatti, ma che molto promettono. A Castel San Pietro si vede qualche monumento de’ bassi tempi.

Ma se il curioso viaggiatore vuole stabilirsi nel sito del Lario il più ameno e più comodo per vedere le cose rimarchevoli, cioè alla Cadenabbia, e non gli rincrescon altronde sei miglia di non atta a cocchi, sebben sialo a carri, e perciò non incomoda via, da Lugano s’imbarca per Porlezza, sul ramo orientale. Si lascia a destra Caprino, luogo di poche case e di molti grottini da vino, cioè cantine scavate nel monte e ventilate, delle quali parla a lungo Saussure1, che ivi trovò il maggior freddo che avesse sentito mai in simili luoghi, per cui il termometro portatovi dal di fuori in un caldo giorno estivo si abbassò di 19 gradi; ma non discese a 19 sotto zero, come mal lesse l’autore della statistica del Dipartimento del Lario. [p. 183 modifica]Si costeggia a sinistra una riva ora coltivata, ora sassosa, ove e viti e fichi e ulivi ben allignano; si oltrepassa Gandria, vedesi in alto, nell’apertura dal monte, il villaggio di Prato (Prè), e si giugne ai confini dello Stato Svizzero colla Valsolda, dominio italiano, altre volte signoria privilegiata dell’Arcivescovo di Milano. Di questa valle era il famoso architetto e pittore Pellegrino de’ Pellegrini, detto Tibaldo, dal nome del padre. Ivi trovasi della pirite sulfurea. Vedesi presso alla riva Orio (rimpetto a cui gli strati calcari sono a onde), Albogasio e Crescogno, indi Cima, e s’approda a Porlezza. Abbondantissimi sono qui gli uliveti, e di buona qualità gli ulivi, e non mal coltivati. Gran danno è che non sianvi buoni frantoi, strettoi e levatoi, e non sappiasi l’arte di fare buon olio. A destra vedonsi varie cantine, S. Margherita ed Osteno, sopra cui Biridino, ove mette un de’ tre capi della valle Intelvi, la quale cogli altri due sbocca ad Argegno sul lago di Como, e a Campione, di cui parlammo. Porlezza stava altre volte fra il presente borgo ed Osteno appiè del monte. Molte cose si narrano della vetusta storia di que’ luoghi. Certo è che anche oggidì vedesi mezzo campanile uscir da terra nel luogo detto S. Maorizio. Forse una frana ricoprì la chiesa, o qui s’abbassò il terreno su cui era [p. 184 modifica]fondata, e una palude n’occupò e n’occupa tuttavia il luogo. Presso Osteno ad Argegno, viaggio di sette miglia, parte in salita e parte in discesa, prima di giugnere all’alto, incontrasi indizio di carbon fossile. A Porlezza v’ha de’bei quadri nella chiesa parrocchiale e in S. Maria, e vi sono stabilite due fabbriche di cristalli.

Chi non v’ha provveduto anticipatamente, con difficoltà troverà cavalli che da Porlezza il portino a Menagio, ma all’uopo suppliranno i muli o gli asini. Per angusta ma amena via si giugne presso il laghetto del Piano, cui si tentò invano d’asciugare. Si passa pel villaggio di Taordo, sopra cui sta Begna, indi, tragittando su bel ponte il fiume Cucio che porta le acque di Valcavargna, viensi a San Pietro. Si lascia a destra, sur un monticello isolato fra fondi torbosi, il Castello, ammasso di case, che un tempo era considerevol rocca Romazza, sopra cui son molti tufi, e Piano che dà il nome al vicin laghetto, sono i paesi per cui si passa. Vi sono in alto Corido e Gotro. In tempo di pioggia soverchia, oltre il laghetto del Piano, altro laghetto, detto Laghedone, formasi sotto Agrone e Beno, le cui acque non hanno altra uscita che un foro sotterraneo. Lasciando a sinistra Cologno diviso in due, nel cui [p. 185 modifica]torrente, detto Sanagra, v’è della candida argilla, si sale sino a Croce, piccolo colle in mezzo agli alti monti di Valcavargna al nord, e di vall’Intelvi al sud. Prima di giugnervi, stando in faccia a Cardano, s’arresta il curioso, e abbandonando la strada maestra, discende sotto questo paese, ove in ben costruito forno di fusione alla norvegiana e con buoni magli lavorasi il ferro di Valcavargna e di Gaeta, e sen fondono più di 60,000 rubbi all’anno, oltre 50,000 che sen fondono in Valcavargna d’ottimo ferro, ma hanno anche del rame e piombo argentifero. Può il mineralogo da Porlezza o da Castello andare a vedere le mentovate miniere di quella valle.

Da Croce discendere si può a cavallo a Menagio, o per arduo ma amenissimo sentiero andare a Piedi sino alla Cadenabbia. Menagio è un grosso borgo. La bella iscrizione di Minicio Exorato, tribuno de'soldati, pontefice e console, in bianco marmo a lettere poco men che cubitali, che vedesi nel muro d'una chiesuola presso la piazza2, farebbe [p. 186 modifica]sospettare che questi ne fosse stato il fondatore, se non si sapesse altronde che questo sasso era originariamente a Rezzonico3. Il marmo di questo sasso è di quello del duomo di Como o d’Olgiasca. La vecchia abbandonata chiesa presso al lago fa argomentare che il livello di questo fosse una volta più basso. Menagio vide nascere nel xv secolo Leon Leoni, celebre architetto e statuario, detto il cav. Aretino, che disegnò e fece per sè fabbricare in Milano la casa degli Omenoni fra il palazzo Belgioioso e la chiesa di san Fedele.

La terza delle indicate strade è la più lunga. Viensi a Varese per la via di Porto, come dicemmo al Cap. XIII. Nuovamente rifatta, magnifica e comoda è la strada da Varese a Como. Viensi al Belforte, monticello di breccia, dentro cui si penetra per una spaccatura fattasi nel monte, e su cui era una volta un forte castello, e v’è ora un incominciato palazzo de’ Litta. Si discende al ponte d’Olona, e dopo breve tratto, in cui si costeggia [p. 187 modifica]il dirupato monte, viensi al torrente Anza, e si risale a Malnate, ove per formare la nuova strada tagliata è la sponda. Piacerà al naturalista l’osservare in quel terreno d’alluvione la quantità, la varietà e la grossezza de’ massi di granito, di porfido, di serpentino e di quarzo rotolati, posti a diverse altezze, ma in certo modo stratificati. Da Malnate, chi vuol vedere tutta la valle amena e fertile del Mendrisotto, sale fino alla vetta del colle detto Malmorò. Viensi da Malnate per una discesa che porta al torrente Quadrona, e per una risalita, rendute assai comode, a San Salvatore, indi a Binago, a Solbiate, (daddove comoda strada conduce ai bei paesi che stanno fra quelle amene colline, cioè Albiolo, Casanova, Bizzarone, Uggiate ec.) a Olgiate, a Lurate, a Musino, alla Camerlata, a Como. La bella esposizione, il buon fondo, atto principalmente alle viti e ai gelsi, l’ingegnosa coltivazione, alcune belle case signorili sono ciò che s’incontra venendo a Como per un tratto di sedici miglia. Se da Varese taluno venir volesse a Fino e a Barlassina, poc’oltre Solbiate, alla Cassina Benedetta, volge a destra, viene a Caccivio, a Bulgaro grasso e alla Cassina Lambertenghi, ora Porro, il cui stradone mette a Fino. [p. 188 modifica]

Della città di Como e contorni parlasi al Cap. XXIII.

Da Codilago a Como ||
 Poste 1. ½
Da Varese a Como ||
 " 2      


Note

  1. Voyag. aux. Alp. Tom. III. pag. 313.
  2. Importantissima è questa epigrafe, stampata già dall'Appiano (f. 76), dal Panvinio (Ant. Ver. l. 2. pag. 59), dal Grutero (pag. 438-7), da Volfango Lazio (Comm. R. R. 1 3. pag. 319), dal Zaccaria (Iter. per Ital. pag. 93), dal Rovelli (Stor. di Como, t. 1. pag. 355); ma o noi perduto abbiamo affatto il senso di questi studj, o è sbagliata in più luoghi inconciliabili al tutto co’ sani principj epigrafici. Non avendola riscontrata ancora sul sasso, ci riserbiamo a parlarne con maggior fondamento in altra occasione (Nota tratta dall’esemplare postillato dal sig. dott. Gio. Labus).
  3. Rovelli. Storia di Como.