Viaggio intorno alla mia camera/Capitolo XXX

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Capitolo XXX

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CAPITOLO XXX.



Chi presumesse giudicare d’una città dal capitolo precedente s’ingannerebbe a partito. Ho parlato de’ poveri che vi si trovano, de’ loro gridi lamentevoli, e dell’indifferenza d’alcuni a lor riguardo; ma nulla ho detto di tante persone caritatevoli, che donano, mentre l’altre si divertono, che si alzano col primo albóre e vanno a soccorrere l’infortunio, senza testimonj e senza ostentazione. — Io per altro non devo passar ciò sotto silenzio: — debbo scriverlo sul rovescio della pagina, che vorrei potesse leggersi dall’universo.

Dopo aver divisa la loro fortuna coi loro fratelli, dopo avere versato [p. 112 modifica]il balsamo ne’ cuori ulcerati dal dolore, mentre il vizio ormai stanco prende riposo su morbide piume, vanno quelle pietose persone ad offerire a Dio nel suo tempio preci e ringraziamenti pei suoi beneficj. La luce della lampana solitaria combatte ivi ancora quella del dì nascente; ed esse già sono prostese al piè de’ suoi altari: — e l’Eterno, sdegnato della durezza e dell’avarizia del resto degli uomini, ritiene i fulmini già presti ad uscirgli di mano.