Amorosa visione/Capitolo XLV

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Capitolo XLV.

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CAPITOLO XLV.




Dove tra le dette donne ve n’è una di cui l’autore s’innamora.


A tal partito nel beato loco
     Standomi io, mi senti’ nel core
     Raccendere più ardente questo foco;
Talch’io pensai che ’l novello ardore
     5Oltre al dovuto modo mi tirasse,
     Tal nel principio suo mostrò furore.
E ’l cor che ciò pareva che pigliasse
     A sè l’incendio quantunque potesse,
     Oltre a dovuta parte a sè ne trasse.
10E così stando parea ch’io vedesse
     Questa Donna gentile a me venire,
     Ed aprirmi nel petto, e poi scrivesse
Là entro nel mio cor posto a soffrire
     Il suo bel nome di lettere d’oro,
     15In modo che non ne potesse uscire.
La qual non dopo molto gran dimoro
     Nel mio dito minore uno anelletto
     Metteva tratto di suo gran tesoro,

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Al qual pareami, se ’l mio intelletto
     20Bene estimò, che una catenella
     Fosse legata, che infino al petto
Si distendeva della Donna bella
     Passando dentro, e con artigli presa,
     Come áncora scoglio, tenea quella.
25Oh quanto da quell’ora in qua accesa
     Fu la mia mente del piacer di lei,
     Che mai non era più istata offesa.
Moveami questa ove pareva a lei
     Co’ suoi belli occhi, e sol pensando andava
     30Com’io potessi piacere a costei.
Infra quel circuito che occupava
     La luce sua, quasi come irretito
     A forza a rimirarla mi girava.
Gravoso mi parea l’esser fedito,
     35E più fïate lagrime ne sparsi,
     Non potendo durar l’esser partito
Là onde quella soleva mostrarsi
     Agli occhi miei gentile e grazïosa,
     E più nel cor sentia ’l foco allumarsi.
40Io non trovava nella mente posa,
     Sì mi stringea pur di lei vedere
     La mente ardente di sì bella cosa.
Adunque seguitando il mio volere,
     Dovunque era costei, così tirato
     45Parea ch’io fossi dal suo bel piacere.
Ma certo in ciò amor m’era assai grato,
     Sol che ’l disio non fosse oltre misura
     Nell’amoroso cor troppo avanzato.

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Ognora che la sua bella figura
     50Disïava vedere, amor facea
     Di ciò contenta la mia mente scura,
Rendendo lei umil quand’io volea:
     E questo più m’accendeva vedendo
     Che ’l mio disio adempier si potea,
55Nè per lei rimaneva, ma sentendo
     Forse maggior periglio, consentia
     Che io avanti mi stessi piangendo,
E grazïosa mostrandosi e pia
     Verso di me con sua benignitate
     60In conforto tenea la mente mia;
Lungamente seguendo sua pietate,
     Ora in avversi ed ora in grazïosi
     Casi reggendo la mia volontate.
Sollecito del tutto mi proposi
     65Di pur sentire l’ultima possanza,
     Che in loro hanno i termini amorosi.
Ver è, che molto prolissa speranza
     Mi tenne in questa via, non però tanto
     Che ’l mio proposto gisse in oblianza.
70Alla seconda con sospiri e pianto,
     Quando con festa, sempre seguitai
     Il mio proponimento, infino a tanto
Sottilmente guardando m’avvisai,
     Che la Donna pensava terminare
     75Con savio stile i disïosi guai.
Però alquanto io mi lasciai il pensare,
     Dicendo tosto: credo provveduto
     Fia da costei il mio grave penare;

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Ell’ha ben ora tanto conosciuto
     80Del mal ch’io sento, e del mio disio,
     Ch’io credo che di me le sia incresciuto.
Così fra me gía ragionando io,
     Pure aspettando che la sua grandezza
     Si dichinasse alquanto, il dolor mio
85Torre potere colla sua bellezza,
     La qual l’anima mia più ch’altra brama,
     E più che altra alcuna in sè l’apprezza,
Onorandola sempre quanto l’ama.