Amorosa visione/Capitolo XXX

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Capitolo XXX.

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Capitolo XXIX Capitolo XXXI
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CAPITOLO XXX.




Dove l’autore pone ch’egli trova la prima donna bellissima, e com’egli la seguita.


Volendo porre fine al recitare,
     Ch’a tutto dir troppo lungo saria,
     Tanto più ch’io non dico ancor vi pare;
A quella Donna grazïosa e pia,
     5Che dentro alla gran porta principale
     Col suo dolce parlar mi mise pria,
Lei mirando voltaimi: oh quanto vale
     (Dicendo) aver vedute queste cose,
     Che dicevate ch’eran tanto male!
10Or come si potria più valorose,
     Che queste sian giammai per nullo avere,
     O pensare o udir più maravigliose?
Rispose allor colei: parti vedere
     Quel ben che tu cercavi qui dipinto,
     15Che son cose fallaci e fuor di vere?
E’ mi par pur, che tal vista sospinto
     T’abbia in falsa opinïon la mente,
     E ogni altro dovuto ne sia estinto.

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Adunque torna in te debitamente;
     20Ricorditi, che morte col dubbioso
     Colpo già vinse tutta questa gente.
Ver è, ch’alcun più ch’altro valoroso
     Meritò fama; ma se ’l mondo dura,
     E’ perirà il suo nome glorïoso.
25È questa simigliante alla verdura
     Che vi porge Ariete, che vegnendo
     Poi Libra appresso seccando l’oscura.
Nullo altro ben si dee andar caendo,
     Che quello ove ci mena la via stretta,
     30Dove entrar non volesti qua correndo.
Deh, quanto quello a’ più savii diletta
     Grazïoso ed eterno, e io il ti dissi,
     Quando d’entrar pur qui avesti fretta.
Or dunque fa’ che più non stieno fissi
     35Gli occhi a cotal piacer, che se tu bene
     Quel ch’egli è con dritto occhio scoprissi,
Aperto ti saria, che in gravi pene
     Vive e dimora chiunque speranza
     Non saviamente a cotai cose tiene.
40Tu t’abbagli te stesso in falsa erranza,
     Con falso immaginar per le presenti
     Cose, che son di famosa mostranza.
Ed io, acciocchè i vani avvedimenti
     Cacci da te, vo’ che mi segui alquanto,
     45E mostrerotti contro a quel ch’or senti,
Mostrandoti la gloria e ’l lieto canto
     De’ tristi, che in tai cose ebber già fede,
     Mutarsi in breve in doloroso pianto.

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Potrai veder colei, in cui si crede
     50Essere ogni poter ne’ ben mondani,
     Quanto arrogante a suo mestier provvede.
Or dando a questo, or ritornando vani
     Ciò che diede a quel altro, molestando
     In cotal guisa gl’intelletti umani.
55Per quel potrai veder vero pensando
     Quanto sia van quel ben, che i vostri petti
     Va senza ragion nulla stimolando;
Onde seguendo que’ beni imperfetti
     Con cieca mente, morendo perdete
     60Il potere acquistare poi i perfetti.
In tal disio mai non si sazia sete:
     Dunque a quel ben che sempre altrui tien sazio,
     E per cui acquistar nati ci siete,
Dovrebbe ognuno, mentre ch’egli ha spazio,
     65Affannarsi ad avere. Omai andiamo,
     Che già il luminoso e gran topazio
In sulla seconda ora esser veggiamo
     Già sopra l’orizzonte, ed il cammino
     È lungo al poco spazio che abbiamo.
70Ma io spero che ’l voler divino
     Ne farà grazia, e io così gli chieggio,
     Ched e’ non ci fallisca punto, infino
Entrati sarem là, ove quel seggio
     Del perfetto riposo è stabilito
     75Per que’ che non disian d’aver peggio.
Poi ch’io ebbi sì parlare udito,
     A quella Donna, io le risposi: andate,
     Nullo mio passo fia da voi partito.

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In questo sol vi prego che m’atiate,
     80Che là, dove disio mi trasportasse
     Contra vostro piacer, mi correggiate.
Ella mostrò negli atti ch’accettasse
     La mia dimanda, e mossesi; e rivolta,
     Mi disse allora ch’io la seguitasse.
85Tutti e tre insieme, avvegnachè con molta
     Fatica, la seguimmo, e la cagione
     Fu perchè quistionammo alcuna volta
A non voler seguir sua mostrazione.