Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/84

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Anno 84

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Anno di Cristo LXXXIV. Indizione XII.
Anacleto papa 2.
Domiziano imperadore 4.


Consoli


Flavio Domiziano Augusto per la decima volta e Sabino.


Non ho io dato alcun prenome e nome a questo Sabino console, perchè intorno a ciò nulla v’ha di certo. Da Giordano1, che altri sogliono chiamar Giornande, egli vien appellato Poppeo Sabino. Parve probabile al cardinal Noris2, che il suo nome fosse Cajo Oppio Sabino. Ma in un’iscrizione riferita dal Cupero (non so di qual peso) a Domiziano per la decima volta console vien dato per collega Tito Aurelio Sabino. Noi bensì vedremo un console dell’anno seguente appellato Tito Aurelio. In tale incertezza ho io ritenuto solamente il di lui cognome, di cui non ci lasciano dubitare i fasti antichi. Quantunque non si sappia di certo l’anno in cui Domiziano andò alla guerra in Germania, pure, seguendo la traccia delle medaglie3, reputo io più verisimile il parlarne nel presente. Erano confinanti i Romani coi Catti, popolo, per attestato di Tacito4, il più prudente e meglio disciplinato che s’avesse la Germania, creduto oggidì quel d’Hassia e Turingia. Domiziano, siccome sommamente vano ed ambizioso di gloria, determinò di marciar egli in persona contra d’essi5, perchè aveano cacciato Cariomero re dei Cherusci dal suo dominio a cagion dell’amicizia ch’egli professava ai Romani. Andò [p. 333 modifica]questo gran campione, assai persuaso che il suo solo nome avesse da sbigottire que’ popoli; e forse fu allora, che, per quanto abbiam da Frontino6, egli mostrò di portarsi nelle Gallie, ad oggetto unicamente di fare il censo di quelle provincie. Ma giunto colà, all’improvviso passò coll’esercito il Reno, e a bandiere spiegate andò contro ai Catti. Se volessimo credere agli adulatori poeti, uno de’ quali era allora Publio Stazio Papinio7, egli domò la fierezza di quei barbari e mise in pace i vicini. Ma non si sa ch’egli desse loro battaglia alcuna; e probabilmente altro non fece che ridurli ad un trattato di pace, con rovinar intanto i popoli suoi sudditi di là dal Reno. Contuttociò, come s’egli avesse compiuta una segnalata impresa, sparse voce di vittorie riportate; e tutto gonfio del suo mirabil valore se ne tornò a Roma per goder del trionfo, che il senato sulla di lui parola gli accordò. Nelle medaglie di quest’anno si truova più volte coniato il tipo della vittoria, segno di questi pretesi vantaggi nella guerra germanica, per cui cominciò egli ad usare il titolo di Germanico, e si fece proclamar imperadore sino alla nona volta. Può nondimeno essere, che contribuissero alla gloria di Domiziano anche le prodezze di Giulio Agricola nella Bretagna; imperciocchè, per quanto si può conghietturare8, nell’anno presente quel saggio uffiziale sottopose al romano imperio le isole Orcadi, ed altri paesi in quelle parti. Di questi felici successi diede egli di mano in mano avviso a Domiziano. Qual ricompensa ne ricavasse, lo diremo all’anno seguente.

  1. Jord., de Reb. Getic., c. 13.
  2. Noris, Ep. Consul.
  3. Mediobarbus, Goltzius et alii.
  4. Tacitus, de Morib. Germanorum, cap. 30.
  5. Dio., lib. 67.
  6. Frontin., in Stratagem. lib. I, cap. 1.
  7. Stat., in Sylv., l. I, c. 1.
  8. Tac., in vita Agric., c. 38 et seq.