Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/87

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Anno 87

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Anno di Cristo LXXXVII. Indizione XV.
Anacleto papa 5.
Domiziano imperadore 7.


Consoli


Flavio Domiziano Augusto per la tredicesima volta, e Aulo Volusio Saturnino.


Benchè Eusebio nella sua Cronica1 non rechi un filo sicuro per la cronologia di questi tempi, pure si può ben credergli, allorchè scrive che nell’anno presente cominciò Domiziano a gustare che la gente gli desse il titolo di Signore e fin quello di Dio: empietà non perdonabile a mortale alcuno. Secondo il suddetto istorico, assistito dall’autorità di Svetonio2, non solamente egli si compiacque, ma comandò ancora d’essere così nominato: il che, dice Eusebio, non venne in mente ad alcun precedente imperatore. Noi abbiam veduto, avere Augusto veramente vietato con pubblico editto d’essere chiamato Signore; ma anch’egli permise bene e gradì che in sua vita gli fossero eretti dei templi e costituiti dei sacerdoti ad onore della sua pretesa divinità. Per attestato ancora di Vittore3, Caligola forsennato Augusto volle essere chiamato Signore e Dio. Di tutto era vie più capace la smoderata ambizione o frenesia di Domiziano; e pronta ad ubbidire era l’adulazione e la superstiziosa stoltezza dei Pagani. Però fondatamente hanno creduto alcuni, che l’aver Domiziano perseguitati i Cristiani, avesse origine di qui; perchè certo i seguaci di Gesù Cristo, professando la credenza di un solo Dio invisibile ed immortale, non poteano mai indursi a riconoscere per dio un imperadore, vile e miserabil creatura in [p. 339 modifica]confronto del Creatore. Abbiamo dallo stesso Eusebio, che in questi tempi i popoli Nasamoni e Daci, avendo guerra coi Romani, furono vinti. Quanto ai Daci non ci somministra l’antica storia assai lume per essere il tempo vero in cui ebbe principio la guerra con essi, e quanto durò, e quando finì. Tuttavia potrebbe darsi che a questi tempi appartenesse il primo movimento di quella guerra, che continuò molto dipoi, e riuscì ben pericolosa e funesta ai Romani. Credesi che l’antica Dacia comprendesse quel paese che oggidì è diviso nella Transilvania, Moldavia e Valachia. Erano popoli fieri e bellicosi quei di quelle contrade, perchè credeano la morte fine della presente vita, e principio di un’altra, secondo l’opinion di Pitagora, che spacciò la trasmigrazion delle anime. Con tal persuasione sprezzavano ogni pericolo, e si esponevano alla morte, sperando di risorgere con miglior mercato in altri corpi. Alcuni Greci4 diedero ai Daci il nome di Geti e Goti; e veramente si truovano confusi presso gli antichi scrittori i nomi delle barbare nazioni. Quel che è certo, capitano di essi Daci era allora Decebalo, uomo di rara maestria ed accortezza nel mestier della guerra. E questi, se crediamo a Giordano5 scrittore de’ tempi di Giustiniano Augusto, mossi dall’avarizia di Domiziano, rotta l’alleanza che aveano con Roma, passarono il Danubio, e cacciarono da quelle ripe i presidii romani6. Appio Sabino, che il cardinal Noris7 crede più tosto appellato Cajo Oppio Sabino, personaggio stato già console, e governatore allora probabilmente della Mesia, marciò colle sue forze contra di que’ Barbari, ma ne rimase sconfitto, ed egli ebbe tagliata la testa8. A questa vittoria tenne dietro il saccheggio del paese, e la presa di molti villaggi e [p. 340]castella. Giunte a Roma queste dolorose nuove, si vide Domiziano in certa guisa necessitato ad accorrere colà per fermare questo rovinoso torrente. In qual anno egli la prima volta v’andasse (perchè due volte v’andò) non si può decidere. Sarà permesso a me di riserbarne a parlar nell’anno susseguente. Dei Nasamoni, popoli dell’Africa di sopra nominati da Eusebio, noi sappiamo da Zonara9, che, a cagion delle eccessive imposte, si sollevarono contro ai Romani e diedero una rotta a Flacco governator della Numidia. Ma essendosi coloro perduti dietro a votar molti barili di vino, che trovarono nel campo dei vinti, Flacco fu loro addosso, e ne fece un gran macello. Domiziano, gloriandosi delle imprese altrui, nel senato espose d’aver annientati i Nasamoni.

  1. Euseb., in Chron.
  2. Sueton. in Domitiano, cap. 13.
  3. Aurelius Victor in Epitome.
  4. Dio., lib. 67.
  5. Jordan., de Rebus Geticis, cap. 12.
  6. Sueton. in Domitiano, cap. 6.
  7. Noris Epist. Consulari.
  8. Eutrop. Histor.
  9. Zonara in Annal.