Atlante Astronomico/V. Le Meteore luminose

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V. Le Meteore luminose

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V. - LE METEORE LUMINOSE.



1. D’un tratto un punto luminoso e brillante appare in cielo; rapidamente, quasi una stella che tramuti loco, corre attraverso alle costellazioni; scompare dopo brevi istanti, senza lasciare di sè traccia alcuna. È una stella cadente.

Non passa notte, non ora senza che un certo numero di cadenti appaia; il loro colore è generalmente o bianco o giallo; il loro splendore è, poche eccezioni fatte, paragonabile a quello delle stelle fisse, ed anche fra esse vi sono le visibili ad occhio nudo e le telescopiche; la loro apparizione dura in generale una frazione di secondo, e raramente raggiunge od oltrepassa il minuto secondo; il loro rapido passare è segnato da una striscia luminosa, che, quasi coda più o meno fugace, esse lasciano dietro a sè; le code loro, la più gran parte delle volte leggermente arcuate (tav. XXVI), non di rado serpeggianti, qualche volta appaiono come linee spezzate (tav. XXIV).

In media un osservatore vede durante un’ora da 10 a 12 stelle cadenti; vi sono ore della notte più ricche di cadenti ed altre meno, le ore verso il mattino contandone tre volte più che non quelle della sera; vi sono notti dell’anno in cui le cadenti sogliono apparire più numerose e più brillanti del consueto, le notti ad esempio dal 9 al 13 di agosto; vi sono momenti rari, ad anni di distanza, nei quali il numero delle cadenti durante qualche ora supera l’immaginazione stessa: appaiono a migliaia, a miriadi, innumerabili: solcano la volta del cielo per ogni verso (tav. XXVI): il cielo pare in fiamme: memorabili a questo riguardo e a memoria dei viventi sono le notti dal 13 al 14 novembre del 1866, quelle dal 27 al 28 novembre del 1872 e del 1885.

In ciascuna di queste epoche memorabili le rispettive cadenti hanno molta analogia di aspetto, vanno in ogni direzione, ma, ciò che è importantissimo, paiono tutte divergere da un punto o da una stretta area del cielo (radiante); sono frequenti così come durante una nevicata i fiocchi di neve; salgono in un’ora a milioni, non contate le telescopiche; sono visibili da vastissime plaghe della superficie terrestre; per ore intere, quant’esse durano, assorbono in una contemplazione estatica tutta l’attenzione umana. Per chi pensa però, anche le ordinarie cadenti d’ogni giorno sono sorgenti di maraviglia viva. Un osservatore ne conta da 10 a 12 in un’ora, ma il loro numero reale è ben maggiore. Se un osservatore potesse col suo sguardo tutta contemporaneamente abbracciare la volta celeste, è ammesso che in un’ora vedrebbe in media da 30 a 40 cadenti; se con un solo sguardo si potesse tutta abbracciare la superficie della Terra, il calcolo insegna che il numero delle cadenti visibili in un’ora sarebbe almeno 10000 volte maggiore. In ogni ora quindi da 300 a 400 mila, in ogni giorno da 7 a 10 milioni di cadenti, astrazion fatta delle telescopiche, passano sugli orizzonti terrestri. Queste cadenti ogni notte osservabili paiono divergere ognuna da un diverso punto del cielo, e sporadiche furono perciò dette. Meglio studiandole, si capì però che la loro sporadicità è solo apparente, che dipende da ciò che ogni notte si ha un certo numero di radianti dai quali meteore divergono, e che la moltiplicità dei radianti produce appunto l’apparente disordine delle traiettorie percorse dalle diverse cadenti visibili.

2. La grande varietà dei fatti ricordati e riferentisi alle cadenti scaturisce in modo necessario dalla intrinseca natura delle cadenti stesse, oramai nota dopo le indagini dello Schiaparelli.

Le cadenti sono corpuscoli cosmici, solidi, oscuri, che nello spazio si muovono attorno al Sole in orbite o ellittiche o paraboliche. La loro massa è esigua; il loro peso di rado raggiunge alcuni grammi, quasi sempre equivale ad una frazione di grammo.

Si muovono con velocità cosmiche che variano da 16 a 72 mila metri per minuto secondo, centinaia di [p. 36 modifica] volte più rapide che il suono e che i proiettili delle artiglierie.

Le cadenti vanno a sciami: talora a sciami densi e serrati, analoghi, astrazion fatta dalle dimensioni, agli sciami di moscerini che d’estate si vedono nella nostra atmosfera: talora a sciami diffusi che non di rado occupano tutto l’anello disegnato dalla loro orbita, e formano così attorno al Sole una corrente continua che ritorna in sè medesima.

I diversi corpuscoli di uno stesso sciame descrivono orbite simili e parallele, e questa è la ragione per cui le loro traiettorie apparenti sembrano divergere da un punto unico, o meglio, da uno spazio ristretto della sfera celeste, da quello irradiando verso tutte le direzioni.

I diversi corpuscoli di uno stesso sciame percorrono orbite situate a grandissima distanza dalla superficie terrestre, e questa è la ragione per cui diversi osservatori, collocati a distanze anche grandi sulla superficie della Terra, vedono in un dato istante la radiazione procedere dal medesimo punto del cielo e dalle medesime stelle.

Le orbite percorse dai diversi corpuscoli di uno stesso sciame non di rado incontrano l’orbita descritta ogni anno dalla Terra, e se avviene che sciame e Terra vengano a passare contemporaneamente per questo punto in cui le orbite rispettive si tagliano, uno scontro succede. I corpuscoli dello sciame penetrano nell’atmosfera terrestre, col loro rapido muoversi attraverso ad essa resistente sviluppano il calore necessario alla loro conflagrazione, si accendono di luce viva, e, divenendo visibili, a noi appaiono come stelle che tramutino loco.

Le cadenti si accendono nelle regioni più elevate dell’atmosfera terrestre, ad altezze che di rado oltrepassano 180 o 220 chilometri; raramente discendono più basso che 70 o 90 chilometri. Compiono la loro corsa luminosa in una regione dove l’aria è estremamente rara; in quella regione vengono arrestate dall’atmosfera, disfatte, disperse; in essa terminano la loro esistenza come corpi cosmici indipendenti. Si trasmutano, si disperdono in vapori od in pulviscolo impalpabile, e generano così una polvere atmosferica, che, per distinguerla dall’altra d’origine terrestre, si dice polvere cosmica.

Se lo sciame meteorico incontrato dalla Terra è molto diffuso, o se la Terra lo attraversa secondo una delle sue dimensioni minori, il numero delle stelle cadenti a cui esso dà luogo è piccolo; se lo sciame è denso, serrato, e se la Terra lo attraversa in pieno, allora succede una pioggia di cadenti, analoga alle ricordate del 1866, del 1872, del 1885, in cui il numero delle meteore, che infiammandosi diventano visibili, sale a decine di migliaia in un’ora. Pioggia di fuoco, pioggia nel senso vero della parola, in quanto in essa, come nelle pioggie d’acqua, le linee percorse dalle diverse goccie, sieno esse perpendicolari o inclinate rispetto all’orizzonte, sono esattamente parallele fra loro.

3. Le orbite descritte in generale dalle stelle cadenti nello spazio sono analoghe per natura, forma e disposizione alle orbite delle comete. La velocità assoluta delle cadenti, quando urtano l’atmosfera terrestre, è prossima alla velocità che corrisponde al moto parabolico attorno al Sole, e sta alla velocità della Terra nella sua orbita nella proporzione di 141 a 100. La velocità che corrisponde allo scontro delle cadenti colla Terra muta secondo la direzione del loro movimento; è massima quando esse urtano la Terra venendo da un punto poco lontano da quello verso cui la Terra in quell’istante si muove (apice), in tal caso la velocità loro e quella della Terra sommandosi insieme; è minima quando esse inseguono la Terra e la raggiungono in grazia della loro maggior velocità assoluta, la velocità loro e quella della Terra sottraendosi in tal caso l’una dall’altra; assume un valore intermedio quando esse incontrano la Terra prendendola di fianco rispetto alla direzione del suo movimento. Se la Terra si muovesse con velocità infinita, noi non vedremmo che stelle cadenti le quali vengono dalla regione dell’apice; la combinazione del vero moto orbitale della Terra col suo moto quotidiano di rotazione fa sì, che le regioni attorno all’apice sembrino emettere maggior numero di cadenti che non le opposte, e che, culminando le regioni stesse verso le sei ore del mattino, cresca, come si disse, nelle ore prossime al mattino il numero delle cadenti visibili.

4. Alcune comete percorrono nello spazio orbite identiche a quelle percorse da certi sciami di cadenti. La tenuità e diffusione delle masse cometarie fa sì, che in ogni cometa, la quale avvicinandosi al Sole entra nella sua sfera d’azione, l’attrazione reciproca delle sue parti presto venga superata dalla maggiore attrazione sovr’esse esercitata dal Sole, e più non basti a bilanciarla. Il Sole diventa per tal modo, rispetto alle comete che gli si avvicinano, una forza disgregante e di dispersione, ed attraendo esso diversamente le parti della cometa più vicine e le più lontane, queste e quelle diversamente disperde, e la massa delle comete, disperdendosi, si allunga e si trasforma in corrente. Nè il Sole soltanto, ma ogni pianeta, la Terra non esclusa, se avvicinato da una cometa, esercita sovr’essa un’analoga azione dispersiva. Ove una cometa fosse portata dal proprio movimento contro alla Terra, prima di arrivare alla superficie di questa si dissolverebbe in gran parte.

Molto probabilmente quindi le cadenti provengono dalla dispersione della materia delle comete. “Le correnti meteoriche sono il prodotto della dissoluzione delle comete, e constano di minutissime particelle che certe comete hanno abbandonato lungo la loro orbita in causa della forza disgregante che il Sole ed i pianeti esercitano sulla materia rarissima di cui sono composte.„

5 Vi sono fra le pioggie di cadenti le periodiche, le pioggie cioè che si riproducono, trascorso un periodo determinato di tempo. [p. XXIV modifica]Bolide visto il 13 Novembre 1865. Bolide quale apparve in un cannocchiale il 18 Ottobre 1863. Doppio bolide di Elmira — 26 Luglio 1860. Mutazioni di forma delle code di cadenti osservate con un cannocchiale il 9 e 12 Agosto 1861. [p. XXV modifica]Ferro meteorico di Agram (26 Maggio 1751). Ferro di Pallas da questi trovato nel 1776 a Krasnojarsk. Figure di Widmannstetten nel ferro meteorico di Ellbogen. Pietra meteorica di Stannern (22 Maggio 1808). Meteora seguita da caduta di pietre vista a Quenggouk il 27 Dicembre 1857. [p. 37 modifica] Ogni anno, dal 9 al 13 di agosto, si nota un maggior numero di cadenti (Perseidi), le quali, dotate di identici caratteri fisici, divergono senza eccezione dallo stesso punto del cielo nella costellazione di Perseo. Ogni anno, dal 19 al 23 di aprile, si ripete una mediocre pioggia di cadenti, le quali irradiano tutte e sempre da un punto vicino alla stella Vega della Lira. Ogni anno, dal 12 al 14 di novembre, si nota il passaggio di alcune cadenti appartenenti ad uno stesso sciame, divergenti da un punto nella costellazione del Leone, Leonidi dette, e ad intervalli di 33 anni circa (nel 1766, nel 1799, nel 1833, nel 1866) il discreto passaggio si converte in una pioggia memorabile. I giorni 27 novembre del 1872 e del 1885 furono segnalati da due grandi pioggie di cadenti, irradianti l’una e l’altra dalla stessa regione del cielo compresa fra le costellazioni di Perseo, di Cassiopea, di Andromeda, l’una e l’altra prodotte da uno stesso sciame, che periodicamente a intervalli non si sa bene se di 13 o di 6,5 anni riappare. A quest’ultima pioggia di cadenti corrisponde la Cometa periodica di Biela (cap. IV, par. 7); le Leonidi percorrono l’orbita stessa in cui si muove la Cometa 1866, I con periodo di 33 anni circa (tav. XIV-XV); allo sciame delli 19-23 aprile corrisponde la Cometa 1861, I di cui il periodo è uguale a 415 anni; le Perseidi e la Cometa 1862, III, periodica e con una rivoluzione di 121 anni, percorrono la stessa orbita.

Non è difficile rendersi ragione di queste e delle altre piogge periodiche note, sia poi il periodo loro uguale ad uno o più anni. Immagini il lettore due cerchi, due anelli di diametro sensibilmente diverso che si tocchino in un punto A. Supponga che lungo il cerchio minore si muova, tutto percorrendolo in un anno, la Terra, e che lunghesso il maggiore, impiegando a percorrerlo intiero un tempo assai più grande di un anno, si muova uno sciame di corpuscoli meteorici, e consideri a parte il caso in cui lo sciame è tenue, diffuso lungo tutto il proprio anello, e il caso in cui lo sciame denso, serrato occupa solo una piccola porzione dell’anello stesso.

In un dato giorno e Terra e sciame si trovano in A; succede uno scontro, e dallo scontro si estrica una pioggia di cadenti. Trascorre un anno, e la Terra torna a passare pel punto A: se lo sciame è diffuso lunghesso tutto il suo anello, la Terra trova nel punto A nuovi corpuscoli dello sciame stesso, e ad un anno d’intervallo la pioggia si riproduce: se lo sciame è denso, serrato, la Terra, ripassando dopo un anno per A, più non vi trova lo sciame trasportato nel frattempo dal proprio movimento in un altro punto B della sua orbita; ogni anno la Terra ripassa per A in quel dato giorno, ma prima che in A torni ad incontrarvi il denso sciame delle meteore, dando così origine ad una seconda pioggia di cadenti, devono trascorrere 20, 30... anni, se uguale a 20, 30... anni è il periodo di rivoluzione dello sciame.

6. Qualche volta un corpo luminoso di dimensioni sensibili, quasi un globo di fuoco (bolide), attraversa con velocità mutabile lo spazio, gettando da ogni parte una luce vivissima e lascia dietro a sè uno strascico vivo, lucido e persistente. Tale fu il bolide osservato il 13 novembre del 1865 (tav. XXIV).

I bolidi hanno colori diversi: se ne son visti dei bianchi, dei gialli, dei rossi, dei verdi; appaiono di giorno come di notte; le code loro persistono uno, due minuti, qualche volta un quarto d’ora e più. Il 18 ottobre del 1863 un bolide diede tempo a Schmidt di cercare un cannocchiale, e di osservarlo con esso: era formato (tav. XXIV) da due grosse goccie di color verde smeraldo che finivano in code rosse di fuoco; le due grosse goccie correvano avanti, e dietr’esse venivano numerose goccie minori verdi e rosse esse pure. Qualche cosa di analogo presentò nel luglio del 1860 il doppio bolide di Elmira (tav. XXIV): lo formavano due grossi corpi splendidi, piriformi e susseguentisi; venivano dietro ad essi allineati tanti corpicini lucidi colla forma tutti di pera.

L’apparizione di un bolide soventi è accompagnata, o immediatamente seguita da una o più detonazioni successive, che si intendono da grandi distanze, da punti lontani 100, 150 chilometri. Soventi ancora a queste detonazioni tien dietro la divisione del bolide in un numero più o meno grande di frammenti luminosi, che sembrano proiettati in direzioni diverse. In pochi casi alla detonazione ed esplosione del bolide tien dietro una pioggia di corpi lapidei (aeroliti, meteoriti) di dimensioni, di forme e di apparenze diverse. Il 27 dicembre del 1857 a Quenygouk fu visto un bolide seguito da intensissima luce (tavola XXV), accompagnato da forti detonazioni che finirono in una memorabile pioggia di pietre; due frammenti, trovati a più che un chilometro di distanza, si corrispondevano e si giustapponevano perfettamente. L’apparizione dei bolidi e la caduta degli aeroliti o meteoriti sono due fatti, la cui connessione è ben stabilita dall’identità del tempo e del luogo in cui si osservano. I bolidi sono per conseguenza corpi solidi, così come gli aeroliti che se ne distaccano.

7. I bolidi sono corpi cosmici che attraversano l’atmosfera terrestre con una grandissima rapidità; l’incandescenza loro è dovuta al calore sviluppato dalla compressione dell’aria che essi attraversano. La grande velocità del bolide fa sì, che la compressione da esso prodotta in un punto della massa aerea non abbia tempo di estendersi agli strati contigui, prima che questi non sieno a loro volta compressi dal bolide stesso che sopraggiunge. L’aria viene per tal modo compressa come lo sarebbe in un fucile a vento, e la temperatura elevatissima, che accompagna questa compressione, genera una fusione superficiale del bolide, una volatilizzazione delle sue parti più fortemente riscaldate, le quali, trascinate dall’aria che sfugge rasente il contorno del bolide, vanno a formare la lunga traccia luminosa che segna la traiettoria dal bolide percorsa. [p. - modifica] [p. 38 modifica] L’aria, compressa dal bolide che vola, reagisce a sua volta sulla parte anteriore di esso, esercita sovr’esso uno sforzo notevolissimo, e le parti del bolide che, in grazia della forma irregolare di esso, presentano maggior presa all’azione di questo sforzo, finiscono per cedere e staccarsi bruscamente. Nella massa del bolide, soggetta ad un rapido riscaldamento e tutto superficiale, si producono dilatazioni parziali e dissimmetriche, tensioni interne, cause esse pure di rottura. Diversi frammenti, o contemporaneamente o a brevi intervalli di tempo, si staccano così dal bolide, e questi frammenti lanciati, dall’espansione dell’aria compressa, in direzione contraria a quella del movimento, che essi pochi istanti prima dividevano col corpo intiero del bolide, incapaci di resistere per la loro piccola massa alla forte pressione ed espansione atmosferica, perdono la loro velocità primitiva, e arrivano alla superficie della Terra con velocità grandi ancora, ma che poco sono diverse da quelle, che acquisterebbe un grave cadendo nell’atmosfera da una corrispondente altezza.

8. Gli aeroliti (pietre dell’aria), detti anche meteoriti o pietre meteoriche, ebbero dagli antichi un culto speciale; più tardi furono dalla scienza, che non sapeva darne ragione, negati; ora sono oggetto di studii coscienziosi. L’area di caduta dei meteoriti d’una stessa apparizione è un’ovale allungata, il cui asse corrisponde alla direzione della traiettoria percorsa dal bolide; quando cadono, i meteoriti non sono più incandescenti, ma alla superficie caldi, sì che non si possono toccare, nell’interno freddissimi, grazie alla poca conduttibilità delle pietre; una crosta nera, sottile, alta neppure un millimetro copre i meteoriti, quasi una vernice testimonio dell’alta temperatura che li ha per qualche istante avvolti; tutti i meteoriti hanno un aspetto frammentario, e rassomigliano a dei poliedri irregolari a spigoli smussati; i maggiori meteoriti pesano 25000, 780 e 300 chilogrammi, ma sono eccezioni; raramente essi superano i 50 chilogrammi, e il peso loro discende talora a qualche grammo e a pochi decigrammi perfino.

In tutti i meteoriti, tre o quattro eccezioni fatte, osservasi la presenza costante del ferro allo stato metallico. Alcuni dividono i meteoriti in metallici e in litoidi o lapidei, formati quelli da una massa di ferro continua disseminata di materiali diversi, caratterizzati questi da una pasta pietrosa continua sparsa di ferro in piccoli grani. Metallici (tav. XXV) sono il meteorite caduto ad Agram il 26 maggio del 1751, il meteorite trovato da Pallas nel 1776 a Krasnojarsk in Siberia; litoide è il meteorite caduto a Stammern nel 1808 (tav. XXV). Altri ammettono quattro tipi principali di meteoriti: olosideri, formati di puro ferro e cadenti, all’epoca attuale almeno, rarissimamente; sissideri, masse di ferro metallico continuo disseminate di silicati: sporadosideri, masse pietrose disseminate di ferro, tipo a cui appartiene la più gran parte dei meteoriti; asideri, meteoriti relativamente poco numerosi, nei quali manca assolutamente il ferro metallico. La natura però poco si presta ad essere rinchiusa in istrette classificazioni; la verità si è che i meteoriti passano dal ferro puro alla pietra priva di ferro attraverso ad innumerevoli varietà, che certi meteoriti hanno una composizione a sè, e si sanno distinguere solo, dando loro il nome del luogo dove caddero, aggiunta ad esso la desinenza in ite.

Nei meteoriti il ferro è accompagnato sempre da nichelio; parti dell’uno e dell’altro formano una lega che si dispone in lamine sottili, regolari, separate da straticelli della rimanente massa del meteorite. Gettando sopra una di queste lamine un acido, questo intacca diversamente il ferro e il nichelio, e produce così disegni in rilievo graziosissimi, figure regolari alle quali si dà il nome del loro scopritore Widmanstetten (tav. XXV).

Senza entrare circa la composizione dei meteoriti in maggiori dettagli, questo importa di notare. I meteoriti non contengono corpo semplice che nella Terra non sia, ed offrono una notevole analogia di composizione con alcune roccie terrestri. Non solo essi contengono i medesimi corpi semplici, ma i tre corpi, ferro, silicio, ossigeno, che in essi predominano, sono anche quelli che predominano nella Terra. Le roccie terrestri, che offrono maggiori tratti di rassomiglianza coi meteoriti, appartengono tutte alle regioni più profonde; solo una differenza essenziale esiste fra esse ed i meteoriti; questi cioè contengono allo stato semplice e ridotto certi corpi, che le prime contengono solo allo stato di ossidi.

9. In un determinato luogo della Terra la caduta di un meteorite è fenomeno rarissimo. Le statistiche però portano in media a 180 le cadute ogni anno osservate sui diversi continenti, e poichè grandissima è l’estensione degli oceani, e grandi sono le plaghe continentali o deserte o barbariche, forza è pensare che il numero dei meteoriti realmente cadenti è ben maggiore dell’osservato, e che la caduta di pietre meteoriche sulla Terra in generale è fenomeno di ogni giorno.

Sono rari i casi in cui siasi riuscito ad osservare integralmente l’apparizione di un bolide, in cui siasi cioè visto il bolide, determinato il suo corso apparente, osservata la pioggia lapidea che segue l’esplosione , raccolto il meteorite. Questi casi sommano a 265, e non sono tali da risolvere ogni dubbio circa la velocità con cui i bolidi entrano nell’atmosfera terrestre. Certo essa è cosmica, e i bolidi sono quindi corpi extraterrestri e cosmici, ma non si può dire se essa corrisponda al moto parabolico oppure all’iperbolico, e questo lascia pel momento insolute alcune questioni che riguardano l’origine dei bolidi, pur mantenuto fermo e dimostrato che questa è extraterrestre.

Se il moto dei bolidi, prima di entrare nell’atmosfera della Terra, fosse iperbolico, i bolidi non apparterrebbero nè alle comete, nè alle cadenti, nè al Sistema planetario; la loro origine sarebbe stellare, [p. XXVI modifica]Pioggia di stelle cadenti vista nell’America settentrionale la notte dal 12 al 13 Novembre 1833. [p. 39 modifica] nè potrebbero in modo alcuno derivare da un unico corpo. Se il moto loro fosse parabolico, i bolidi sarebbero affini delle comete, e potrebbero forse derivare se non da un unico corpo, così come vorrebbero le indagini fatte da un punto di vista mineralogico, da una medesima classe di corpi almeno.

Alcuni ritengono che stelle cadenti e bolidi sono una stessa cosa, che le apparenze loro formano i punti estremi di una scala di fenomeni la quale offre dall’uno all’altro una serie di gradazioni continua, che differiscono in ciò solo che le cadenti passano ad una distanza molto più grande dalla Terra. Nello stato attuale della scienza tutte queste cose non si possono dimostrare; se bolidi e cadenti sieno o non una stessa cosa, rimane pel momento insoluto. Neppure le ricerche spettroscopiche apportano luce nella questione. Gli spettri delle cadenti hanno mostrato in alcune di esse materia gasosa incandescente, vapori di sodio e di magnesio in ispecie, hanno mostrato in altre e materiali gassosi e particelle solide incandescenti; particelle solide, materiali gasosi presenta ogni bolide, così come li presentano molti altri corpi cosmici.

10. Talora verso occidente, appena cessato il crepuscolo della sera, oppure verso oriente, avanti il crepuscolo del mattino, si osserva il cielo risplendere d’una luce bianca, lattea, diffusa, la quale sotto forma di un grande triangolo luminoso poggia colla sua base sull’orizzonte, e da questo s’innalza prossimamente lunghesso l’eclittica. Detta dapprima piramide di luce celeste, poi luce zodiacale, essa prende in epoche diverse e in diversi paesi intensità ineguali; talora appena riconoscibile, talora vivamente splendida e tale che non scompare, nè impallidisce pure a fronte della Luna falcata.

La luce zodiacale nei paesi tropicali si mostra regolarmente ogni mattina ed ogni sera durante l’intero anno e in tutto il suo splendore (tav. XXVII). Questo nasce da ciò che in essi è breve la durata del crepuscolo, grande la trasparenza dell’atmosfera, e più specialmente ancora da ciò che in essi l’eclittica fa un angolo grande coll’orizzonte, cosicchè la luce zodiacale nel suo trasportarsi lunghesso l’eclittica non viene mai a giacere troppo vicino all’orizzonte e ad essere avvolta dalle nebbie di questo.

Nei paesi settentrionali, pei quali l’angolo fra l’eclittica e l’orizzonte è piccolo, la luce zodiacale, trasportandosi lungo l’eclittica, ora più ora meno, resta avvolta dalle nebbie dell’orizzonte, ed ora più ora meno, nitida appare: quasi invisibile d’estate, visibile e la sera e il mattino nei mesi iemali, mostrasi più distintamente la sera verso la fine di febbraio e il principio di marzo, il mattino verso la metà di ottobre. Nelle medie latitudini dell’emisfero australe succede qualche cosa di analogo: la si vede meglio la sera in ottobre, il mattino in febbraio e marzo, la sera e il mattino durante i nostri mesi estivi.

Dietro le apparenze, la luce zodiacale risulta quindi d’una nube luminosa ellittica lenticolare, il cui asse maggiore giace press’a poco nell’eclittica ed il cui centro cade nel Sole. È una specie di fuso verso il cui mezzo sta il Sole, che apparentemente si muove lungo l’eclittica col Sole, e del quale noi vediamo talora solo la parte che è a levante del Sole, talora sol quella che è a ponente di esso, talora e l’una e l’altra. Questa, appena descritta, non costituisce però tutta la luce zodiacale, ma solo la parte più splendida e più facilmente osservabile. In circostanze favorevoli mostrasi lungo l’eclittica un altro fuso luminoso simile al precedente, più piccolo, più pallido e col suo mezzo in un punto dell’eclittica diametralmente opposto al luogo del Sole. Questo fuso minore fa esso pure parte della luce zodiacale, e la luce stessa, presa nel suo insieme, forma una grande fascia luminosa che si estende lungo tutta l’eclittica, ed ha due massimi di intensità l’uno coincidente col Sole, l’altro, assai meno splendido, al Sole diametralmente opposto. Taluni assegnano l’atmosfera terrestre quale sede della luce zodiacale, altri, in maggior numero e forse a ragione, la considerano come un fenomeno extraatmosferico e cosmico, ma pel momento intorno alla luce zodiacale si hanno opinioni, non principii fondamentali ed irresistibili; qual sia la natura e l’origine della luce zodiacale, è insoluto.




[p. XXVII modifica]Luce zodiacale vista dalle Savanne del Messico.