Ben Hur/Libro Terzo/Capitolo VI

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Capitolo VI

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CAPITOLO VI.


Il riaversi dallo stato di quasi annegamento è un processo più lungo e più doloroso che non l’annegare medesimo, e Ben Hur provò un intensa gioia quando Arrio fu finalmente in grado di articolare qualche parola. Dopo le prime domande intorno al luogo dove si trovava e come era stato salvato, il pensiero del tribuno corse subito all’esito della battaglia. Il dubbio intorno alla battaglia stimolava la sua intelligenza e contribuì a ristabilirlo in forze come pure l’obbligato riposo a cui lo astringeva la breve superfice della trave. Fra poco potè parlare continuamente.

— «La nostra salvezza dipende dall’esito della battaglia. Io riconosco ciò che tu hai fatto per me. Tu mi hai [p. 156 modifica]salvato la vita a prezzo della tua. Io lo risconosco pienamente, e, qualunque cosa avvenga, abbi i miei ringraziamenti. Se la fortuna mi favorisce io farò per te tutto ciò che un Romano autorevole e potente può fare per dimostrare la sua gratitudine. Tuttavia non è ancor detto che con tutta la tua buona volontà tu mi abbia reso un servigio; anzi facendo appello al tuo buon volere» — egli esitò — «debbo chiederti un favore. Tu devi promettermi, nel caso che avvenga un certo evento, di compiere per me il più grande favore che un uomo può rendere a un altr’uomo. Dammi la tua parola.» —

— «Se il favore che mi chiedi è cosa lecita, lo farò» — disse Ben Hur.

Arrio riposò nuovamente.

— «Sei tu davvero un figlio di Hur, l’Israelita?» — chiese poi.

— «Lo sono, come ti dissi.» —

— «Io conobbi tuo padre.» —

Giuda s’avvicinò al tribuno la cui voce si affievoliva. Si avvicinò ascoltando con attenzione. Forse stava per aver notizie di casa.

— «Lo conobbi e lo amai» — continuò Arrio.

Vi fu un’altra pausa, durante la quale i pensieri del tribuno volarono altrove.

— «E’ impossibile» — proseguì — «che tu, suo figlio, non abbia udito parlare di Catone e di Bruto. Essi furono grandi uomini, massime nella loro morte. Morendo essi lasciarono questa legge: che un Romano non deve sopravvivere alla sua buona fortuna. Mi ascolti?» —

— «Intendo» —

— «I gentiluomi Romani usano portare un anello. Ne tengo uno al mio dito. Prendilo.» —

Tese la mano verso Giuda che eseguì il suo ordine.

— «Ora metti l’anello al tuo dito.» —

Ben Hur obbedì.

— «Quel gioiello ha un valore» — disse Arrio. — «Io posseggo terre e denaro. Sono un uomo ricco anche secondo i concetti Romani. Non ho famiglia. Mostra l’anello al mio liberto, che amministra i miei beni durante la mia assenza; lo troverai in una villa a Miseno. Digli come ti pervenne, e domandagli quello che vuoi; egli non rifiuterà. Se io vivo farò di più. Ti renderò la libertà, ti restituerò alla tua famiglia; oppure potrai scegliere la professione che più ti aggrada. Mi intendi?» —

[p. 157 modifica]— «Ti ascolto.» —

— «Allora giura. Per gli Dei...» —

— «No, tribuno, io sono Ebreo.» —

— «Per il tuo Dio, allora, o secondo la formola più sacra della tua fede, giura che tu farai ciò che io dico. Dammi la tua parola.» —

— «Nobile Arrio, la tua voce mi ammonisce che tu stai per chiedermi cosa di grave momento. Esponi dapprima il tuo desiderio.» —

— «Prometterai?» —

— «Non lo posso prima di sapere ciò che vuoi, e... Benedetto sia il Dio dei miei padri! Ecco una nave!» —

— «Da qual direzione?» —

— «Dal Nord» —

— «Poi riconoscere la sua nazionalità da qualche segno esteriore?» —

— «No. Ho servito ai remi» —

— «Porta una bandiera?» —

— «Non ne vedo.» —

Arrio rimase silenzioso qualche tempo, pensando.

— «Continua la sua rotta verso di noi?» — chiese finalmente.

— «Sì.» —

— «Guarda se vedi la bandiera.» —

— «Non ne ha.» —

— «Nessun altro segno?» —

— «Ha la vela spiegata, ha tre ordini di remi, e corre con grande velocità. Non vedo altro.» —

— «Una nave Romana dopo una vittoria sarebbe coronata di molte bandiere. Deve essere una galera nemica. Ascoltami» — disse Arrio, abbassando ancor più la voce.

— «Ascoltami, finchè posso ancora parlare. Se la galera appartiene ai corsari, la tua vita è salva; forse non ti renderanno la libertà; forse ti porranno ancora al remo, ma non ti uccideranno. D’altra parte io....

Il tribuno esitò.

— «Per Pol!» — continuò risolutamente. — «Io sono troppo vecchio per sopportare il disonore. Devi dire a Roma che Quinto Arrio, andò a picco colla sua nave, in mezzo ai nemici, come si conveniva a un tribuno Romano. Questo devi dire. Se la galera si rivela una nave corsara, spingimi giù dalla trave e lasciami annegare. Mi intendi? Giurami che lo farai.» —

[p. 158 modifica]— «Io non voglio giurare,» — disse Giuda con fermezza — «e non farò una tale azione. La legge, che governa noi figli d’Israele me lo vieta. Riprendi il tuo anello, o tribuno» — disse togliendosi il sigillo dal dito» — riprendi il tuo anello e tutte le tue promesse. Il giudizio che mi condannò al remo per tutta la vita mi fece schiavo; ma io non sono uno schiavo, e neppure tuo liberto. Sono un figlio d’Israele, e, in questo momento almeno, libero e padrone di me. Riprendi il tuo anello.» —

Arrio non rispose.

— «Non vuoi?» — continuò Giuda. Non per collera, o per stizza, intendi, ma per liberarmi da un’obbligazione che mi pesa, io donerò il tuo regalo al mare. Guarda, o tribuno!» —

E gettò l’anello nell’acqua. Arrio udì il tonfo, ma non alzò gli occhi.

— «Tu hai commesso una sciocchezza» — egli disse.

— «Pensa alla tua condizione. Io non dipendo da te per morire. La vita è un filo tenue che posso spezzare anche senza il tuo aiuto; e se lo faccio, che avverrà di te? Chi vuol morire, preferisce che la morte gli venga data da altri, perchè, come Platone ci insegna, l’anima si ribella al pensiero del suicidio. Se quella nave appartiene ai pirati, io abbandonerò il mondo. Ho deciso. Sono Romano, e, per me, la fortuna e l’onore sono tutto. Ma io avrei voluto giovarti. Quell’anello era l’unica prova della mia volontà. Tu l’hai buttato via. Ora siamo perduti entrambi. Io morirò col rammarico della vittoria e della gloria strappate; tu vivrai col rimorso di aver rigettato un dono della fortuna che ti avrebbe permesso il compimento de’ tuoi doveri. Ti compatisco,» —

Ben Hur vide più chiaramente di prima le conseguenze della sua azione, ma non esitò.

— «In tre anni della mia servitù, o tribuno, tu fosti il primo a rivolgermi uno sguardo gentile. No, no! Ce ne fu un altro» — La sua voce si abbassò, si fece dolcissima; gli occhi gli si inumidirono, e vide come se la avesse dinanzi, il volto del giovanetto che gli aveva offerto da bere alla fonte di Nazareth. — «Almeno — egli proseguì — tu fosti il primo che mi chiedesti il mio nome; e quando ti afferrai svenuto e quasi annegato, quantunque pensassi ai molti modi in cui potresti essermi utile, la mia azione non fu interamente interessata, credimi.

[p. 159 modifica]Di più; i disegni che Dio manifesta devono esser attuati solo con mezzi onesti.

Sulla mia coscienza, preferirei morire con te che ucciderti. La mia risoluzione è ferma al pari della tua, e se tu mi offrissi tutta Roma, o tribuno, e fosse in tuo potere il donarmela, io non ti ucciderei. I tuoi Catoni e i tuoi Bruti sono piccoli fanciulli a petto del Legislatore Ebreo, a cui dobbiamo obbedienza.» —

— «Ma la mia preghiera. Hai tu...» —

— «Il tuo comando avrebbe avuto maggior peso, e neppur quello, mi avrebbe mosso. Ho detto.» —

Tacquero entrambi, aspettando.

Ben Hur osservava la nave, Arrio riposava con gli occhi chiusi, indifferente.

— «Sei sicuro che essa sia una vela nemica?» — chiese Ben Hur.

— «Lo credo» — fu la risposta.

— «Essa si è fermata e ha calato in mare una scialuppa.» —

— «Vedi la sua bandiera?» —

— «Non vi è altro segno da cui si potrebbe conoscere se essa sia Romana?» —

— «Se è Romana, porterebbe un elmo all’estremità dell’albero.» —

— «Rallegrati allora; io vedo l’elmo.» —

Ma Arrio non si rasserenò.

— «Gli uomini della scialuppa stanno raccogliendo i naufraghi. I corsari non sarebbero così pietosi.» —

— «Possono aver bisogno di rematori» — rispose Arrio, pensando forse ad occasioni in cui aveva fatto lo stesso egli medesimo.

Ben Hur osservava attentamente la nave.

— «Essa si muove» — disse.

— «Per dove?» —

— «Alla nostra destra vi è una galera abbandonata. La nave si avvicina ad essa. Le è presso. Manda uomini a bordo.» —

Allora Arrio spalancò gli occhi e si alzò a sedere sulla trave.

— «Ringrazia il tuo Dio,» — disse a Ben Hur, — «come io oggi ringrazio i miei Dei. Un corsaro avrebbe affondata, non salvata quella nave. Da quest’atto e dall’elmo sopra il suo albero, io la riconosco per una galera [p. 160 modifica]Romana. La vittoria è mia. La Fortuna non mi ha abbandonato. Siamo salvi. Agita la mano, chiamali. Io sarò duumviro, e tu! Io conobbi tuo padre, e lo amai. Egli era un principe davvero! Egli m’insegnò che un Ebreo non è un barbaro. Io ti condurrò con me, ti adotterò per figlio. Ringrazia il tuo Dio, e chiama i marinai. Presto! Dobbiamo inseguire i pirati. Non uno deve sfuggire.» —

Giuda si alzò sulla trave, agitò la mano, e chiamò con tutto il fiato dei suoi polmoni. Finalmente i marinai della scialuppa lo videro e i naufraghi furono tosto raccolti.

Arrio fu ricevuto a bordo della galera con tutti gli onori dovuti a un vincitore così favorito dalla fortuna. Steso sopra un giaciglio sul ponte udì i particolari della fine della battaglia. Quando gli altri superstiti galleggianti furono salvati, e una guardia posta sulla nave catturata, la galera issò la bandiera ammiraglia, e corse, con quante navi potè raccogliere, a compiere la vittoria. Gli altri cinquanta vascelli discendendo il canale, incontrarono i pirati fuggitivi, e li sconfissero completamente. L’intera loro flotta fu sommersa, venti galere furono catturate.

Al suo ritorno in patria Arrio ebbe una calda accoglienza a Miseno. Il giovane che lo accompagnava attirò tosto l’attenzione degli amici, e alle loro domande per sapere chi egli fosse, il tribuno rispose, narrando con affetto e commozione la storia del suo salvataggio, e presentò lo straniero, omettendo di accennare tutto ciò che si riferiva alla sua vita di forzato. Terminato il suo racconto, chiamò a sè Ben Hur, e disse, ponendogli la mano sulla spalla.

— «Buoni amici, questo è mio figlio ed erede, il quale, dovendo succedermi nella proprietà dei miei beni, — se gli Dei permetteranno ch’io ne lasci — dovrà d’ora innanzi portare il mio nome. Io vi prego di amarlo come amate me stesso.» —

A pena l’occasione si offrì, l’adozione fu formalmente eseguita. In questo modo il nobile Romano tenne la sua promessa con Ben Hur, presentandolo al mondo imperiale. Nel mese successivo al ritorno di Arrio, nel teatro di Scauro fu celebrata con ogni solennità la cerimonia dell’Armilustrium. Fra i trofei più ammirati che occupavano un lato del vasto recinto, spiccavano venti prore e i loro corrispondenti Aplustra, tolti dalle galere catturate; e sopra di esse, [p. 161 modifica]in caratteri visibili a tutti gli ottantamila spettatori risaltava scolpita l’iscrizione:



Tolto ai pirati nel Golfo di Euripo

da

Quinto Arrio

Duumviro.






Fine del libro terzo.